Steve
"Cerca di non rovinare la festa a tua madre."
Mio padre mi guardava con una crudeltà in viso, come se da un momento all'altro gli uscissero gli occhi dalle orbite. Il suo sguardo era minaccioso, come se mi volesse picchiare.
E io lo vedevo, lo vedevo il sangue che gli percorreva in quei occhi, il fuoco che emanavano quelle iridi marroni, che sapevano di cattiveria.
E io mi chiedevo cosa ci avesse visto dentro mia madre, un po' come la migliore amica di Cam. Sembra che le donne alle volte gli uomini cattivi dentro se li cerchino di proposito.
Mio padre mi detestava, perché mi vedeva diverso, perché non mi aveva mai visto con una ragazza, perché di calcio non ne ho mai capito abbastanza. Perché mi piaceva leggere, disegnare... perché non ero come lui.
E per un periodo, ci ho provato a farmi piacere quello che faceva lui, ho provato a essere approvato da mio padre. Però mi rendevo conto che non ero io, che mi distruggeva essere qualcun altro.
Da una parte c'era Katrine, la donna più splendente che io avessi mai conosciuto che mi pregava di essere me stesso, e amava quello che ero.
Dall'altra c'era Luis, l'uomo che tanto mi disprezzava, l'uomo che detestava quello che ero, l'uomo che mi voleva diverso.
Questo quattro luglio mi affiora ricordi per me struggenti, che risalgono a due anni fa. Come mio padre che a fine serata mi aveva preso per la gola, urlandomi di smetterla di essere un uomo a metà, un uomo senza attributi, perché per lui, un ragazzo a cui non piacciono le ragazze non è un vero uomo.
E io ho avuto paura, paura che potesse veramente uccidermi, che la presa non l'avrebbe lasciata, però non glielo davo a vedere.
Non ha mai visto una lacrima cadere dal mio viso. Ma dentro io morivo lentamente, mi logorava l'anima, si nutriva di essa e non gli bastava, si prendeva anche il mio cuore fra le mani e lo calpestava per terra come se niente fosse.
Lui per quanto io non gli avessi mai detto niente riguardo il mio orientamento sessuale, da una parte lo sapeva. Anche perché la mia mamma gli faceva sempre dei discorsi che secondo lei, in futuro mi avrebbero aiutato a farmi accettare un po' di più da mio padre.
Lo faceva però, senza mai nominarmi o mettermi in discussione, mi rispettava. Ma lui era cocciuto, non capiva, non concepiva per niente quest'argomento.
Testa tra le nuvole, vuoto, buco nero, traspare il mio viso. Cameron mi sta ancora guardando, mi sta stringendo forte a sé, ma io sono fermo, mi sento sfinito, senza forze, mi sento cadere in un fosso profondo, però lui cerca di reggermi...
Una lacrima mi bagna il viso, poi un'altra. Se non fosse che le sento scendere non me ne sarei accorto. Mi rendo conto che non riesco più a fermarmi, e non sto male, sono in uno stato in cui il mio corpo non lo posso più controllare, e la mia mente vacilla, è ferma al passato che alle volte prepotentemente bussa alla porta del presente.
«Steve, ti prego no, per favore...»
E non riesco a parlare, a dirgli qualcosa, non ce la faccio nemmeno a guardarlo.
«Steve...» Cameron urla il mio nome, ancora e ancora.
Mi strattona il viso, per indurmi a reagire e poi... lo guardo.
«L'inferno è un brutto posto, Cam...»
È spaventato, lo posso capire.
Dolore dentro i suoi occhi, lo prova per me.
Asciuga le mie lacrime senza fare domande, molto probabilmente perché ha capito che non è il momento opportuno. Ha capito che qualcosa mi abbia ferito dall'interno, colpendomi in pieno viso.
Sprofondo fra le sue braccia, e il dolore arriva adesso, tutto assieme. Angoscia, paura, rabbia, delle lacrime continuano a bruciarmi dentro, e le asciugo velocemente.
E il dolore che ho provato con la mia impassibilità che non mi faceva provare niente, arriva ora, mi sento come quando sei sott'acqua e la maretta ti risucchia, e non riesci a tornare in superficie.
Ma Cam continua a tenermi a galla.
«Scusami, sono un disastro, ma ti scongiuro non andartene via...» Lo supplico.
«Io sono qui, non vado da nessuna parte...»
Non andartene via, anche se sono una persona complicata, piena di traumi che non riesce a superare.
Resta con me, anche se io nel disastro ci vivo da una vita.
Anche se ho talmente pezzi rotti, e non so da dove iniziare per ricucirli per ripartire da capo.
Resta con me, quando ti urlerò di andartene via, quando cercherò di tenerti lontano.
Resta con me, soprattutto in quei momenti.
Cameron per favore, con il cuore rotto in mano, resta con me...
«Riguardo a prima...»
«No, sarebbe stato meglio ascoltarti, avrei dovuto lasciar perdere.» Cameron mi guarda come se si sentisse in colpa, quando in realtà lui, non ne ha nessuna.
«Cam...»
Cameron alza lo sguardo su di me, ha quasi paura di incrociare il mio, forse perché non vuole leggere tristezza dentro i miei occhi.
«Sì?»
«Non farlo più...»
«Cosa?»
«Non descrivermi più in quel modo.»
Cameron fa su e giù con la testa, ripetutamente, come se fosse un bambino davanti alla madre che lo sta rimproverando.
«Cameron, per davvero, non farlo più, mi ferisci...»
«Va bene...»
Sappiamo entrambi che lo rifarà, perché Cameron è fatto così, può scusarsi mille volte per un suo comportamento, ma continuerà a rifare lo stesso errore.
E non è perché non capisce, è perché lui ha questo dannato modo di comportarsi, quasi nemmeno se ne rende conto.
Quasi ingenuo, immaturo, come se avesse ancora molte cose da imparare, un po' come tutti del resto.
«E allora cosa vuoi fare oggi?»
Nel frattempo ho riempito un'altra tazza di caffè per darla a lui, e torno a sedermi.
«Lavoro oggi.»
«Lavori di pomeriggio, abbiamo tutta la mattina per stare insieme.»
«Non so, deciti tu.»
Mi sento ancora molto ferito, ho ancora davanti ai miei occhi lo sguardo crudele che aveva mio padre, con la mano stretta sulla mia gola.
«Lo vuoi il gelato?»
Non appena sento quella frase, il mio cuore inizia a tremare. I miei occhi si dilatano ulteriormente, perché la persona a farmi questa domanda è sempre stata mia madre.
E io in gelateria non ci ho più messo piede.
«Non ti piace nemmeno il gelato?» Mi guarda stranito, perché non sono più riuscito a parlare.
«S- sì, mi piace molto il gelato!»
«Bene, allora prepariamoci e andiamo!»
Cameron si alza dalla sedia, mi afferra una mano e mi trascina in camera da letto per vestirci.
E il mio cuore ha appena fatto un sorriso, e il dolore si è messo da parte.
E mia madre ovunque sia, sicuramente mi sta sorridendo.
Spazio autrice:
Mamma mia belli, questo capitolo è talmente importante per me che, l'ho modificato tantissime volte, ogni volta che lo rileggevo lo modificavo. Addirittura ho talmente stravolto gli ultimi paragrafi.
Vi dico solo che finiva con una brutta piega, quindi... Decisamente meglio così.
Di conseguenza, ho deciso di non leggerlo più, sennò avrei continuato a modificarlo, fino a cambiare il messaggio che lancia il capitolo.
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"L'Angelo e il Diavolo"
ChickLitE fu così che il diavolo s'innamorò dell'angelo, senza accorgersi che in realtà tutto quell'amore non l'aveva mai provato. Manipolato, avvinghiato a esso. Un po' come il diavolo prova a resistergli, abbagliato da quella luce che non ha mai visto. Un...
