Un anno cap. 7

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Steve

Non sarebbe dovuto accadere, non mi sarei più dimostrato così vulnerabile a lui. Ero diventato un bambino davanti alla prima cotta, e mi sono perso, mi sono fatto trasportare da quell'emozione sconosciuta, mai provata.

Ho avuto paura.

Di questo ne sono sicuro, se da una parte pensavo che Cameron mi mettesse solo suggestione, adesso ho capito che in realtà quel ragazzo mi fa paura, terribilmente.

Perché annaffia quel mio cuore infuocato, perché spegne i miei pensieri focalizzandoli solo su di lui, solo ed esclusivamente su di lui.

Di me non sa niente, Cameron non sa che io mi nutrirei di lui se solo mi lasciassi andare. Non sa che lo consumerei e lo porterei nel baratro della mia vita, e finirebbe per odiarmi, per disprezzarmi per sempre.

Nella settimana successiva, Cameron finiva solo per osservarmi, non mi ha completamente rivolto parola, come biasimarlo, nemmeno io vorrei parlare con uno come me.

Credo che se mai incontrassi me stesso in un altro riflesso parallelo, mi eviterei, penserei "questo porta soltanto guai."

Continua così Cameron, evitami, anche se il mio cuore è tornato a farmi male al petto da quando non sento più la tua voce.

Oggi non andrò a lavoro, mi sono fatto sostituire da Erika.

Non ha fatto molte domande, non ha chiesto nulla, io ho apprezzato, perché parlare di lei non mi piace molto, mia madre è quella parte intima, libera solo a me stesso.

È un anno che non c'è più...

Oggi mi sento un po' più vuoto di ieri, tornare al cimitero per vedere cosa poi? Una tomba triste, che non mi rassicura, non mi solleva...

Rabbia, è solo questo che provo, perché lei ormai non può più parlarmi, consigliarmi e amarmi, non più fisicamente.

Pensare che ovunque sia possa ancora amare questo figlio sbagliato che le è stato dato, in realtà non mi aiuta affatto. Perché io non lo sento più il suo amore, posso solo ripercorrere quello che mi ha dato, anche se quel percorso un po' mi uccide tutte le volte, fino a logorarmi l'anima.

«Tu non dovresti essere qui!» Ma prima ancora che lui possa dire dell'altro lo precedo.

«Può darsi, papà.» Quel nomignolo mi induce a fermarmi prima di proseguire, perché non ha niente che possa avvicinarsi a un padre, non l'ha mai fatto il suo dovere.

«Può darsi, ma lei è mia madre, l'unica persona che mi abbia mai amato.» Invece io l'amore che provo per lei lo sento ancora, è troppo vivo dentro di me.

«E tu in compenso l'hai uccisa!»

E tu hai ucciso me.

Non gli rispondo, ne ho abbastanza dei suoi sguardi crudeli, del disprezzo della sua voce nei miei confronti.

Ho iniziato a fargli schifo ancora prima della morte di mamma.

Gran parte della mia giornata l'ho passata a guardare delle vecchie foto di me bambino, quando ancora non avevo la più pallida idea di quello che la vita aveva in serbo per me.

A guardare lei, sempre sorridente, ma non solo in foto, lo era sempre.

"E sorridi anche tu, che sei bello da morire, amore mio."

E avrei dovuto dirle che in realtà quella a essere bella era proprio lei, e se c'era qualcosa di bello in me era grazie alla mia mamma. Splendevo solo attraverso i suoi occhi azzurri, come i miei.

"L'Angelo e il Diavolo"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora