Cameron
Io quel sentimento che prova Steve, lo capisco davvero. L'ho sentita la paura, la paura che mi congelava il sangue, e mi faceva sentire sbagliato in un mondo che non mi apparteneva per niente.
Soffrivo.
Mi sentivo spezzato in mille pezzi, pezzi divisi qua e là che mai si componevano per creare un quadro logico.
Mi sentivo come il pezzo mancante del puzzle che puntualmente non si riesce a trovare, perso.
E per quanto cercassi un appiglio, una mano che mi tirasse su, le persone che mi circondavano non potevano capire come mi sentissi veramente. Potevo stare tutto il giorno a sprecare parole, a dilungarmi in discorsi che molto probabilmente non sarebbero serviti a niente.
Io avrei dovuto capire che per quanto mi sentissi sbagliato, non lo ero, che quello che non funziona è il sistema.
E posso giurare che quella mano non avrei mai voluto lasciarla, anche se lui mi avesse detto di farlo.
Però lo avrei fatto, perché so come possa farti sentire, niente, come se non valessi nulla.
Poi il senso di abbandono in me si è trasformato in rabbia, in frustrazione, e quello che i miei genitori mi hanno trasmesso l'ho inoltrato nel nuovo Cameron.
In quello che in realtà è sempre stato, ma ha avuto paura di uscire.
E in quel periodo avevo conosciuto un ragazzo, la mia prima volta in tutto.
Avevo diciassette anni quando ho conosciuto Simon, quel ragazzo di buona famiglia.
Ma in realtà di buono aveva solo i genitori.
Mi trattava male, mi insultava, si prendeva gioco di me.
Diceva di amarmi, però non me lo dimostrava, era tutto fumo e niente arrosto.
Quando gli chiedevo di vederci si inventava mille scuse per non farlo.
Però quando voleva una notte per passarsi il tempo... correva da me. Quello stupido ero io che ci stavo sempre, perché credevo di tenerci seriamente a lui, e mi facevo bastare quello che voleva offrirmi, nonostante mi accorgessi che per lui ero solo un giocattolo sessuale.
Una sera ero a casa disteso sul mio letto, e mi era arrivato un video da un suo amico che mi metteva sempre in guardia da lui.
In quel video c'era Simon con un altro ragazzo, si baciavano, si strusciavano fra di loro.
Di quella notte mi ricordo solo che ero corso in bagno a vomitare tutto lo schifo che avevo visto in quel filmato.
Vomitai tutte le notti con lui in un letto, come se fossimo due perfetti sconosciuti.
Vomitai tutta l'amarezza che avevo provato, tutto il malessere che avevo in corpo, tutto l'amore che pensavo di provare per Simon.
E poi mi ero reso conto che era una relazione un po' troppo tossica, e non poteva andare avanti. Dovevo capire che lui non mi apprezzava, non mi rispettava, e soprattutto... non mi amava.
Con il tempo mi sono reso conto che non l'ho mai amato davvero, ero solo un ragazzino in piena crisi, e mi sono attaccato al primo stronzo che mi aveva dato un minimo di attenzione.
«Cam...»
Steve mi riporta alla realtà. Il suo tono di voce e basso. Sta mangiando il suo gelato con molto entusiasmo.
Il solo guardarlo negli occhi, mi induce a sentire il mio stomaco rivoltarsi, come quando sei sulle montagne russe e la giostra corre a ritmo molto veloce.
E urli per la paura o per la troppa adrenalina.
Esattamente, Steve è adrenalina pura per me.
E mi rendo conto che lui non ha nulla a che fare con nessuno. Che le emozioni che provo con questo ragazzo apparentemente freddo e distaccato, sono vere, che sono forti, sconosciute allo stesso tempo.
Steve, tu sei la cura per il mio abbandono.
«Cameron, sei strano.»
«Perché dici così?»
«Da quando ti ho parlato della mia paura non mi hai più parlato, sei arrabbiato?»
E come potrei mai essere arrabbiato per qualcosa che purtroppo capisco bene, come potrei mai dargli delle colpe?
Perché la colpa ce l'ha sempre il sistema, perché né tu e né io siamo sbagliati.
«In realtà stavo pensando a quanto fossi tenero mentre mangi il gelato.»
Steve mi sorride abbassando lo sguardo, forse per l'imbarazzo che ormai appare molto spesso in lui quando si tratta di me.
«Steve io non riuscirei ad arrabbiarmi con te per più di cinque minuti, soprattutto per quel motivo là.»
«Va bene.»
Io la forza per combattere ce l'ho sempre avuta. Sono crollato tante di quelle volte, però mi sono sempre rialzato.
Ho sempre creduto in me, anche quando non mi sentivo me stesso, anche quando la paura di non farcela era troppa.
E non mi interessa se mi insultano, se mi picchiano, se mi ridono in faccia, se gli altri credono di essere superiori a me.
Io adesso so quanto valgo.
«Perché me lo avevi chiesto?»
Non capisco la sua domanda, non credo di capire a cosa si stia riferendo.
«Di che parli?»
«Di mia madre, al BlackAngel.»
Distolgo lo sguardo perché adesso penso di aver capito.
Quella domanda indelicata che gli ho fatto senza rendermene conto, quella frase che mi è balenata per la testa tutta la notte.
Ma non gli rispondo.
«Sì, ha avuto un incidente stradale.»
Steve lo dice in modo molto secco. Posso vedere del terrore nei suoi occhi, terrore che cerca di camuffare con l'apatia.
«Steve, io...»
«No, non ti avevo ancora risposto. Ci ho pensato tanto e adesso hai la risposta.»
«Mi dispiace, mi dispiace per te, per la tua mamma e per essere stato indelicato. Un attimo prima ti avevo detto che non volevo toccare nessun argomento delicato, l'attimo dopo l'ho rifatto. Sono stato stupido...»
E adesso in Steve c'è molta tristezza. Giocherella con un pezzetto di carta, non mi guarda, ma so che mi sta ascoltando e che le mie parole gli stiano entrando dentro come lame.
E giuro che se potessi sua madre gliela riporterei indietro, che se avessi la possibilità di cambiare le cose io lo farei per lui.
Per non vedere più i suoi occhi tristi, per non sentirgli più dire che non puoi dare niente.
E gli vorrei prestare i miei occhi per fargli rendere conto che lui è molto di più di quello che crede.
Vorrei che si guardasse almeno per due minuti come lo vedo io.
E attraverso me vedrebbe che, il mare può toccare il cielo, che la luna può sfiorare il sole, che la fiamma può non essere tanto ardente, e che il ghiaccio in realtà possa essere ancora più caldo del fuoco stesso.
Io ti vedo così, freddo come il ghiaccio che si scioglie davanti al sole di luglio.
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"L'Angelo e il Diavolo"
ChickLitE fu così che il diavolo s'innamorò dell'angelo, senza accorgersi che in realtà tutto quell'amore non l'aveva mai provato. Manipolato, avvinghiato a esso. Un po' come il diavolo prova a resistergli, abbagliato da quella luce che non ha mai visto. Un...
