Stupidità cap.34

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Cameron

Questa notte non ho dormito, mi sono ritrovato a fare le lotte sul mio letto.

Avevo freddo, ma non perché ci fosse realmente.

Sentivo una forte scarica di emozioni, che mi gelavano dall'interno.

E Steve era il protagonista.

Mi sentivo emotivamente stanco, e questo mi ha portato a non riuscire a chiudere occhio.

Perché non appena ci provavo, risentivo quell'intenso abbandono pronto a divorare tutte le viscere di me stesso.

Per poi impadronirsene del tutto, cancellandomi, annullandomi, come se non fossi mai esistito.

E di conseguenza le mie iridi hanno avuto paura, anche semplicemente a batter ciglio, perché non volevano perdersi nell'inferno che Steve teme molto. E ora capisco cosa intendeva con quelle parole che stavano a significare un malessere che va oltre al normale.

E il mio cuore è destabilizzato, perché si è abituato ai sentimenti che ha provato la scorsa notte con il barista che mi ha invaso ogni centimetro di pelle.

E quindi mi trovo qui, sul mio letto a guardare il soffitto. Le prime luci dell'alba entrano dentro la mia stanza e io mi sento ancora vuoto.

Inchiodato a combattere con me stesso e con quello che provo.

Non ho deciso io di innamorarmi, non ho scelto di incasinarmi la vita, o forse un po' sì, perché lui mi aveva avvisato.

"Io non posso darti niente."

E io non l'ho ascoltato, perché non credevo che questo potesse essere possibile.

Perché inconsciamente continuo a credere che Steve possa dare più di quello che crede.

Che forse non l'ho capito abbastanza.

Ma se tornassi indietro gli direi le stesse cose, perché devo anche pensare a me stesso e smetterla di mettermi in secondo piano.

E per quanto adesso vorrei correre da lui, per dirgli chissà cosa, perché alla fine gli ho già detto tutto...

Non lo posso fare.

Per il semplice fatto che non ha senso.

Però lo vorrei eccome...

Mi affaccio dalla finestra, il cielo oggi è triste, pieno di nuvole che nascondono l'azzurro di esso.

Il sole non si è svegliato, è rimasto a dormire, cosa che non sono riuscito a fare io.

La mattinata passa abbastanza lentamente, sembra uno strazio senza fine.

Come se il tempo si fosse fermato e mi volesse punire per la mia impulsività nel correre dietro Steve, costantemente, senza stancarmi mai.

Ed è proprio così, io di lui non mi potrei mai stancare.

Anche se mi mandasse al diavolo altre mille volte.

Ormai i sentimenti che provo per lui mi sono entrati anche fino a dentro le ossa, incastrandosi fra di loro senza staccarsi per nessun motivo.

Come una colla resistente, ma di più, come un incantesimo che mi avesse stregato di lui, ammaliato e preso in ostaggio.

Però Steve non mi tiene con sé con prepotenza, ma lo fa regalandomi quella parte di lui che non riesce a vedere.

Quella parte solo visibile a me.

Che di tanto in tanto mi fa male, per il semplice fatto che quella parte non è sempre dolce, può essere anche agghiacciante e intensa.

"Steve, congelami l'anima." Avevo pensato.

E tu senza che lo sapessi l'hai fatto e ora te lo chiedo per favore, scioglila.

«Che risposte ti ha dato la cucina?»

Kloe è ai fornelli, mi sta preparando delle uova strapazzate, e del bacon.

Ha sempre cucinato per me quando non sono in forma, sia mentalmente che fisicamente.

E diciamo che cucinare serve anche a lei, perché non credo che si sia già ripresa dal tradimento di Tyler.

Mi accorgevo che c'era qualcosa che non andava quando si metteva davanti ai fornelli a cucinare di tutto e di più.

L'aiuta a tenere la mente concentrata sul cibo e sta meglio.

Kloe non è una ragazza che parla molto quando si tratta dei suoi problemi, non le piace, e io con il tempo ho imparato a darle i suoi spazi. Lei sa benissimo che può venire da me quando le sembrerà di non potercela fare più.

Ma a prescindere, io sarò sempre il fratellino che non ha mai avuto, pronto a fare la guerra con tutti per proteggerla.

«Non mi ha ancora risposto, forse stanotte magari...»

«No, tu stanotte vieni a dormire con me. Ti sembra che non mi sia accorta che non hai chiuso occhio?»

Mi viene da sorridere alla sua affermazione, ricordandomi di tutte quelle notti che ho passato in camera sua.

A godermi le sue coccole e il suo amore fraterno.

Kloe mi ha sempre rilassato e riuscivo a sentirmi meno abbandonato fra le sue braccia.

Quindi mi sa che stanotte farò di nuovo così, mi rifugerò dentro il suo letto.

«Hai ragione, non ho dormito affatto...»

«Perché non venivi da me?»

Lo dice riempiendo il mio piatto di uova e bacon, e improvvisamente mi rendo conto di non avere molta fame.

Ma se solo lasciassi una briciola di quello che la mia migliore amica ha cucinato, credo che mi amputerebbe un dito...

«Non ci ho pensato.»

«Camy bello, le occhiaie rovinano il tuo volto stupendo.»

Mi accarezza una guancia, chiudo gli occhi disperatamente, beandomi di quella carezza di cui avevo molto bisogno.

«Sto più male di quanto immaginassi...»

Mi sento di nuovo perso e vorrei soltanto che Steve mi tendesse la mano per uscire dall'oblio nella quale mi sono perduto.

«Lo so, immaginavo che questa ti avrebbe fatto più male...»

Apro gli occhi per guardarla, perché voglio che mi spieghi cosa intenda dire con quelle parole.

«Camy... hai iniziato a fare cose che non avevi mai fatto, andavi a guardare il tramonto, a perderti le serata con gli altri. Uscivi la notte per andare a cercarlo. Non mi parlavi di lui, ma negli occhi ti leggevo il suo nome. Ho capito che la cosa si sarebbe intensificata ancora prima che lo facessi tu. E per Steve vale lo stesso, solo che è troppo stupido da ammetterlo!»

Sospiro, metto una forchettata di uova strapazzate dentro la bocca, negando di tanto in tanto con la testa.

«Tu mi illudi...»

«Non lo farei mai, sono convinta di quello che dico, sennò non lo farei, amore mio!»

E mi chiedo se quello che dice Kloe sia vero.

Allora mi pongo un'altra domanda...
Cosa dovrei fare per curare la sua stupidità?

"L'Angelo e il Diavolo"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora