Steve
L'attacco di panico in macchina, la morte di mia madre, Cameron non è stupido, lui ha già capito tutto, scommetto su qualunque cosa però, che mai si aspetterebbe che quell'incidente l'ho provocato io. Che ho tolto la vita a mia madre per essere stato un incosciente, uno spietato senza anima.
Ed ho paura che lo scopra, perché non potrei accettare che mi guardi come la maggior parte delle persone che mi fissano.
Che non appena giro l'angolo hanno un parere sulla mia persona.
Su quella che in realtà non conoscono, non potrei tollerare che lui mi veda come mio padre quella notte, non potrei sopportarlo, non da Cameron.
"Per quanto ingiusto possa essere quello che una persona commette, merita sempre una seconda chance."
Vorrei tanto credere alle parole di mia madre, vorrei tanto credere a questa frase, vorrei davvero pensare di poter avere un'altra possibilità, non trovo la forza, il coraggio, un motivo per concedermela.
"Ricordatelo, Steve, tu sei il cielo, impossibile da non amare."
Ma chissà se qualcuno lì fuori può apprezzare un cielo triste.
E ti direi, Cameron... afferrami la mano, portami la felicità, non posso garantirti però che tu possa essere felice.
"Sei il cielo."
"Perché mamma?"
"Perché dentro di te, nel profondo c'è qualcosa di speciale, qualcosa di vero, potente, intoccabile, ma qualcuno riuscirà a farlo un giorno."
Avevo solo dieci anni quando mia madre mi stava già parlando d'amore, mi ha insegnato ad amare, e io ho amato lei come nessuno mai.
So che non vorrebbe che smettessi di farlo, ma credo di averlo congelato quel sentimento, come quando Cameron ha chiesto dell'incidente stradale.
Mi è sembrato che fosse morta un'altra volta, è così che mi sento, bloccato a quel giorno.
Ti prego dammi la forza, perdonami.
«Ti piace quel ragazzo?» Erika e le sue stupide domande. Mi chiedo cosa ci sia all'interno del suo cervello, se due persone stanno parlando per lei è sinonimo di piacersi.
«Ma tu non ce l'hai qualcuno con cui ti piace parlare? Senza un secondo fine ovviamente.»
Sistema i lunghi capelli scuri e il rossetto rosa, davanti a un piccolo specchietto da borsetta. Erika è una ragazza molto eccentrica, le piacciono i colori, i suoi look sono sempre super colorati e vivaci. È bellissima, mi accorgo delle volte dei commenti poco opportuni che riceve, che mi fanno vergognare di essere un ragazzo.
«Sì, ma finisce sempre che ci vado a letto con quella persona.» Mi sta guardando con uno sguardo interrogatorio, appoggia una mano sul fianco muovendo una gamba, come se stesse aspettando una mia risposta. La ignoro, torno al mio lavoro, a Erika non sembra andare bene questa cosa.
Mi toglie i bicchieri dalle mani, sto guardando questa scena molto attentamente. Succede tutto velocemente, lei che mi afferra il viso tra i palmi, poi delicatamente con due dita scende sul mento e mi obbliga a guardarla.
«Cameron è un bel ragazzo che ti fila dietro come un cagnolino sperduto, tu sei uno strano, questo non è difficile da capire. La gente ti fa schifo, molto probabilmente anche io non ti sono molto simpatica, ma tu mi piaci, Steve, proprio come Cameron piace a te!» Mi sta ancora guardando, occhi contro occhi, non replico, non ho niente da dire, perché quello che ha appena detto è vero.
Non mi è mai piaciuta una persona più del dovuto, solitamente li snobbo tutti. Non parlo con qualcuno più di una volta, con Cameron ho battuto un record, non mi ricordo nemmeno più quanto siano state le volte in cui abbiamo parlato.
Parlare con te mi piace, anche se mi ferisci senza accorgertene.
«Sei intelligente, Steve, non ho mai conosciuto uno così in gamba, anche se in realtà non abbiamo mai parlato tanto. Ma ti ho visto lavorare come nessuno ha fatto prima d'ora qui dentro. Tu hai fame, Steve. Lavori per un vero obbiettivo: renderti indipendente, al contrario di questi quattro deficienti che lo fanno solo per comprarsi il macchinone o la borsetta firmata.»
Erika mi lascia senza parole per la secondo volta, ha visto del vero dentro di me, il cielo come direbbe mia madre.
Io non ho mai chiesto niente a nessuno, ho iniziato a lavorare molto presto, non mi è mai piaciuto stare sotto i miei genitori, volevo sentirmi libero nonostante la mia prigione fosse mentale.
Studiavo e lavoravo allo stesso tempo, ho preso il diploma e poi me ne sono andato via di casa.
Mi ricordo che mia madre non l'aveva presa molto bene, ma capì come sempre che avevo bisogno di uno spazio solo mio.
«E poi, Steve, anche tu sei un bel ragazzo, quindi se Cameron è disposto a darti una notte, o molto di più, permettigli di farlo, lasciati andare se ti piace sul serio!» Toglie le due dita dal mio mento, sorride, mi restituisce i bicchieri, poi torna a farsi gli affari suoi.
Una notte o molto di più...
Io non la vorrei mai una sola notte insignificante, mi lascerebbe vuoto, più di quanto io lo sia in realtà. Mentre "il molto di più" non so che significhi, non riesco a trovare un senso a questa parola.
Molto di più cosa?
Una carezza, un bacio, amore, cosa potrebbe darmi di più?
Ma la vera domanda è: cosa sarei io disposto a dargli, cosa potrei offrirgli di più di qualche chiacchierata? Vorrei che mia madre fosse qui, perché lei aveva una risposta a tutto, mentre io da lei non ho preso niente, non so scegliere, non so capire come comportarmi, io non riesco a dare una motivazione a questa mia domanda.
"Sii te stesso."
Ho imparato a esserlo mamma, anche se alle volte continua a far male.
«Sai credo che tu sia un po' violenta.»
Erika è tornata a guardarmi, è confusa, ma sorridente allo stesso tempo. Mi volto a guardarla e scoppio a ridere di gusto.
«Ma cosa dici!?» Forse è la prima volta che mi vede ridere sul serio.
«Come cosa dico? Poco fa, per un momento, mi hai praticamente schiacciato la faccia fra le tue mani...»
Il mio tono è ironico, spensierato, allegro, mi piace condividere momenti simili con qualcuno che di me ci ha capito qualcosa, perciò come ha detto lei mi sono un po' lasciato andare.
«Ma sta zitto!» La pezza appoggiata sul bancone me la ritrovo sulla testa. Sorrido ancora una volta al suo gesto amichevole.
«Steve sul serio, lasciati andare!»
Mi lancia un ultimo sguardo, poi sparisce al di fuori del lido.
Rimugino fino a sera alle parole che mi ha detto Erika. Poi lui è entrato, il mio cuore ha iniziato a battere forte, fin quando non si è avvicinato e si è seduto su uno sgabello.
Il mio cuore si è fermato, non appena l'ho visto proprio davanti a me. Mi guarda, poi si alza e cammina lentamente verso l'uscita, senza mai distogliere lo sguardo dal mio.
Vuole che lo segua.
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"L'Angelo e il Diavolo"
Chick-LitE fu così che il diavolo s'innamorò dell'angelo, senza accorgersi che in realtà tutto quell'amore non l'aveva mai provato. Manipolato, avvinghiato a esso. Un po' come il diavolo prova a resistergli, abbagliato da quella luce che non ha mai visto. Un...
