Steve
«Ma allora, mi dirai mai perché mi hai fatta venire qui con tutta questa roba? E soprattutto cosa devi farci con una scala?»
Sono appoggiato al muro, con il mio zainetto in spalla e dentro ci sono tutti i miei schizzi e alcune cose che mi serviranno per fare quello che andrò a creare oggi.
Erika nel frattempo mi ha raggiunto, con il suo pick up, e senza fare domande è arrivata con tutto l'occorrente che le avevo chiesto.
«Ma vuoi parlare o no?! Lo so che ti avevo promesso di aiutarti, ma non credi che mi meriti una spiegazione?»
Non la sto completamente ascoltando, o meglio sì, ma non le rispondo. Mi guarda spazientita, mentre io comincio a sistemare la lunga scala, per poi salirci.
«Dannazione, Steve, sei troppo in alto, ti prego non cadere...»
«Cavolo, Erika... stai un attimo zitta e non fare l'uccellaccio del malaugurio!»
«Senti brutto pezzo di merda, è una settimana che non ti sento parlare. A quanto pare la lontananza da Cameron ti ha destabilizzato. Lo capisco, davvero, ho provato a non farti domande. Sono venuta qui, ti ho portato tutto ciò che mi hai chiesto, continuando a non chiedere nulla, ma adesso esigo che tu mi parli! Perciò scendi, guardami negli occhi e dimmi cosa diavolo è successo!»
È esattamente una settima che non vedo e non sento Cam. Non ha nemmeno più messo piede al lido, sapendo benissimo che mi avrebbe incontrato.
Mi ha evitato per una lunga settimana e questo mi ha destabilizzato molto.
Conoscendolo avrei scommesso che sarebbe tornato al massimo in due giorni, ma credo che questa volta la discussione sia abbastanza seria.
In questi giorni ho messo in atto un mutismo parecchio preoccupante persino per me.
Per il semplice fatto che se avessi aperto bocca sarei scoppiato in un lungo pianto isterico.
Dopo il quattro luglio, ho passato gran parte del mio tempo a pensare, a scrivere delle parole che avrei voluto dire lui.
Ho scritto delle cose che mai avrei pensato di provare...
E non credevo nemmeno che fossi capace di esternare quelle parole su carta.
Eppure di poesie sono riuscito a dedicartene tante.
E ho ripensato a quella mattinata ai mureles, a quello che mi aveva chiesto di fare per lui.
E io voglio mantenere la promessa, oggi mi trovo qui, in cima a una scala che Erika ha preso in prestito da un suo vicino.
«Succede che ho fatto un casino!» Urlo, un urlo esasperato, sto gridando delle cose un po' sconnesse fra di loro.
Sprigionando tutto il caos che ho da una settimana a questa parte dentro, e che non ho saputo esternare se non rimanendo in silenzio e tenendomi tutto dentro, come al mio solito...
«Steve...» Ricambia l'urlo la mia amica.
Respiro profondamente e il mio sguardo incrocia quello di Erika.
Mi sta guardando con preoccupazione..
Scendo dalla scala facendo molta attenzione a non cadere.
«Devo fare una cosa per lui.» Ho gli occhi lucidi, molto probabilmente avrò anche le gote arrossate, le sento in fiamme.
«Qui?»
«Sì, devo fare un disegno che mi aveva chiesto di creare.»
Distolgo lo sguardo da Erika, ma lei mi afferra da un braccio per indurmi a guardarla.
STAI LEGGENDO
"L'Angelo e il Diavolo"
ChickLitE fu così che il diavolo s'innamorò dell'angelo, senza accorgersi che in realtà tutto quell'amore non l'aveva mai provato. Manipolato, avvinghiato a esso. Un po' come il diavolo prova a resistergli, abbagliato da quella luce che non ha mai visto. Un...
