Il filo cap. 33

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Cameron

«E dopo?» Mi stava chiedendo Kloe.

E io l'ho guardata senza avere davvero una risposta alla sua domanda. Perché è come se le cose si fossero rivoltate contro di me.

Come a ogni mia relazione. Ogni volta che mi affeziono a qualcuno, quella persona si stanca.

Ogni volta vengo deluso, ferito e non mi è stato mai chiesto scusa per questo.

Anzi, dopo il pugno sulle gengive arriva più forte, perché poi è troppo tardi per fare un passo indietro.

Ed è questo quello che mi ferisce, dare sempre tanto e non ricevere mai niente, se non pugnalate.

Io faccio tre passi avanti, e chi mi sta intorno ne fa dieci indietro.

«E dopo niente, Kloe...»

Ed è così, il niente sento dentro di me. Una volta che mi sono allontanato da Steve, non ho sentito nulla se non un forte dolore.

Come se avesse spezzato la delicatezza del mio cuore. Proprio quella di cui tanto parla.

Ed è un bugiardo, perché mi aveva detto che male non voleva fargli.

Invece l'ha ridotto in brandelli senza neppure curarsene.

E fa male, fa male non essere ricambiati, fa male la presa in giro.

Fa male quando ti cade tutto addosso e non hai la forza di sollevare la frana.

E quando si prendono gioco dei tuoi sentimenti finisci per pensare di smettere di amare gli altri, per poi contare solo su te stesso.

«Come niente, è finita così?»
Kloe alza un po' la voce, è incredula, ma mai quanto me...

«Cosa vuoi che ti dica? Che sono stato umiliato un'altra volta?»

«No, senti... tu non sei stato umiliato affatto! Dannazione, Camy, facciamo un passo indietro. Lui ti ha detto che la notte scorsa è stata importante, perciò smetti di pensare con quella testolina che Steve ti abbia preso in giro!»

Le parole di Steve mi ritornano alla mente e in effetti, è stato così, prima mi ha fatto credere di contare qualcosa, poi ha detto che non sapeva cosa dirmi.

Usando ancora una volta quella apatia che tanto cerca di mostrare.

E io non capisco quale sia la vera faccia della medaglia di Steve, arrivando a questo punto.

«Non cambia il fatto che lui non mi ricambia...»

«Non te l'ha detto, tu non puoi saperlo questo.»

«Dove vuoi arrivare?»

Kloe si alza dal pavimento.

Siamo seduti entrambi per terra davanti la cucina, perché ogni volta che ho un problema mi butto un po' lì.

Non ho mai capito il perché, forse per il semplice fatto che la cucina è come se fosse il perno della casa. E ti senti più accolto in quella parte.

Io la vedo così, ma forse sono un po' matto, adesso però poco importa, ho un altro problema ora e si chiama, Steve Williams.

Quel ragazzo che mi ha completamente fatto perdere la testa, senza in realtà fare niente.

Perché quello che amo di Steve è proprio questo.

Che non ha dovuto fare nulla per farmi innamorare di lui.

E questo credevo mi andasse bene. Inizialmente pensavo che sarei stato capace di far uscire quello che non mostra a chiunque.

Credevo che Steve, avrebbe smesso di ignorarmi se solo fossi riuscito a capirlo.

Ma ho fallito miseramente...

L'ha detto lui... ci prova, ma io ho capito che ne ho abbastanza di rincorrerlo sempre, in ogni senso.

Adesso io ho bisogno di essere rincorso...

«Camy bello, hai pensato che forse ha semplicemente avuto paura? Andiamo, l'hai detto pure tu che Steve è un osso duro.»

«E quindi?»

«Dico solo che ha reagito da stronzo senza sentimenti perché ha perso il pavimento sotto i piedi, e non è riuscito a prendere in mano quella situazione che si era creata.»

«Anche io ho perso il pavimento sotto i piedi quando con strafottenza mi ha detto che non aveva niente da dirmi. Sembra che tu sia tanto presa dal difenderlo e quindi non ti accorgi che...»

Smetto di parlare e anche lei.

La verità è che Steve si è portato a spasso il mio cuore e l'ha scalciato come se fosse un palla da calcio.

Per poi bucarla e bruciarla, senza provare alcun tipo di risentimento...

«Non lo sto difendendo, sto solo cercando di farti aprire gli occhi. Un po' come tu hai provato a fare con Tyler. Io non ti ascoltavo mai, ma tu... ti prego fallo! E non ti dico subito, prenditi del tempo, metabolizza la cosa, e poi agisti, Camy, come hai sempre fatto. Perché uno come te non molla di certo! E non dire che non vedo che ci stai malissimo, mi accorgo eccome che la cosa ti faccia soffrire, ti capisco, so come ti senti...»

Kloe si avvicina a me, chinandosi leggermente, tanto da riuscire a sfiorarmi una guancia. Guardandola dritta negli occhi mi rendo conto che ho un po' esagerato a dirle quelle cose.

«Scusa, non volevo fare lo stronzo...»

«Scuse accettate! Cosa facciamo? Andiamo a dormire, sei seduto lì da quattro ore...»

«Tu vai, io voglio ancora rimanere qui.»

«Va bene, però non fare troppo tardi, perché le risposte le hai già tu, non la cucina!»

E Kloe mi lascia lì, con un bel sorriso stampato sul suo viso.

Ma io nonostante le sue parole non riesco a levarmi dalla testa lo sguardo freddo di Steve.

Non riesco a non pensare alle sue dita consumate, e tutto è successo in così poco tempo.

L'umore, la tensione, il viso di Steve, ha cambiato completamente rotta, come se in quell'arco di tempo fosse successa qualcosa ad averlo frustrato in quel modo.

E mi rendo conto che Steve è sempre stato così, dall'inizio. Un po' come quando gli ho pulito con le mie dita l'angolo della bocca dalla salsa del suo panino.

Aveva lo stesso sguardo gelido di allora.

Ha la capacità di cambiare concezione di se stesso come se nemmeno si accorgesse di farlo.

E mi domando... se non fossi stato così testardo da cercarlo sempre come un ago nel pagliaio, oggi starei così male per lui? Ovvio, no... ma nel mio caos ho trovato il filo che ricucisse quella parte mancante di me, che è lui, senza ombra di dubbio o incertezza!

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