iii.

9 2 0
                                        

Ace camminava con le mani dietro la nuca, il cappello arancione leggermente inclinato all'indietro, e lo sguardo che si spostava ovunque con curiosità.

La cittadina, nell'entroterra, gli metteva il buon umore con i suoi vicoli in pietra chiara che scendevano verso il mare turchese. Il sole picchiava sui balconi pieni di piccoli fiori e piante rampicanti, e i pergolati gettavano ombre morbide sui muri.

Si voltò più volte mentre avanzavano, come se avesse paura di perdersi qualcosa, e un sorriso gli rimase addosso: nonostante tutto, quel posto gli piaceva.

Poco più avanti, le tre ragazze procedevano con passo sicuro lungo il selciato.

Ace rallentò di colpo quando, su un muro assolato, vide una fila di manifesti appena incollati. Volti di pirati, taglie, nomi in grassetto. Alcuni strappati a metà, altri con la colla ancora fresca come se qualcuno li avesse appesi quella stessa mattina.

Istintivamente si grattò una tempia, inarcò un sopracciglio e guardò Peri.

«Ehi... siete sicure che qui i pirati non abbiano rogne?»

Peri seguì il suo sguardo, intendo cosa avesse destato un po' il suo allarme.

«Sono tollerati» rispose con calma. «Ne arrivano tanti, e l'amministrazione dell'isola non può mettersi a fare la guerra a ogni pirata che viene risucchiato dalle correnti. Sarebbe un conflitto continuo e sanguinoso, e non si potrebbe mantenere la pace.»

Si fermarono davanti a un edificio basso e chiaro, con una piccola insegna e la porta socchiusa come se qualcuno entrasse e uscisse di continuo. Peri si voltò verso Ace.

«Qui ti procureranno un visto, che ti permetterà di trattenerti per un massimo di sette giorni. Di solito è quanto ci impiegano le correnti a calmarsi tra un rigurgito e l'altro. Quando succede, puoi uscire dal giogo dell'isola senza rischiare di essere risucchiato di nuovo.»

Ace annuì lentamente, seguendo il ragionamento.

«Per allora sarà meglio che tu riparta alla svelta, se non vuoi rimanere incastrato in un nuovo vortice che ti riporterebbe qui dentro.»

Fece per entrare e Dot la seguì, poi si fermò sul primo gradino e si voltò anche lei verso il ragazzo.

«Come guardie costiere che ti hanno recuperato, garantiamo noi per te» gli spiegò con un mezzo sorriso gentile.

Lui fece un sorriso ancora più largo in rimando.

«Ricevuto! Non ve ne farò pentire. Niente casini».

Dot fece un cenno, si girò e oltrepassò la soglia dietro Peri, lasciando Ace e Jill fuori dall'edificio.

Lui rimase qualche istante dov'era, intravedendo le due ragazze parlare con un uomo dietro una scrivania, un tipo con gli occhiali, dei baffi bianchi ben curati e l'espressione rigorosa. La porta era rimasta socchiusa e le loro voci arrivavano attutite, formali, come se stessero svolgendo una procedura già ripetuta mille volte.

Poi, Ace si voltò verso Jill, che era rimasta accanto a lui con la solita espressione neutra.

«Ehi» disse con semplicità, «mi consiglieresti un buon posto dove mangiare?»

Jill lo guardò un secondo, quasi sorpresa che quella fosse davvero la sua priorità dopo aver divorato tutte le scorte di cibo solo un paio d'ore prima, poi indicò con un cenno del mento una strada che scendeva verso il centro.

«C'è una locanda laggiù, che fa roba decente.»

«Perfetto.»

Jill riprese a parlare con un tono più serio, improvvisamente meno sarcastico.

𝘖𝘯𝘦 𝘗𝘪𝘦𝘤𝘦 𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦𝘴Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora