L'ufficio amministrativo era uno di quei posti in cui a Cala Serena finivano sempre tutti, prima o poi. Visti, registri, segnalazioni, permessi: ogni movimento passava da lì. Niente lusso, solo scaffali pieni di faldoni, mappe fissate alle pareti e una fila ordinata di timbri sulla scrivania, alla quale se ne stava appoggiato il capitano Ten, braccia conserte e disappunto sul volto.
Di fronte a lui, seduta su una sedia, Jill lo guardava con la sua solita espressione neutra. Mosse leggermente i polsi uniti davanti a sé, il metallo tintinnò appena.
«Era davvero necessario ammanettarmi?» chiese piatta, senza alcuna inflessione nella voce.
Lui esitò un attimo, poi schiarì la sua.
«Sì, era necessario. Perché se non lo hai capito: sei in stato di fermo».
Jill non replicò.
Restò seduta composta, la schiena appena appoggiata allo schienale. Gli occhi scuri fermi su di lui, senza rabbia né paura apparente. I capelli ramati, più lisci alla radice, si gonfiavano in boccoli morbidi verso le punte, scendendo fino a metà schiena. Indossava ancora il giubbino corto verde militare sopra il top nero con il suo nome stampato in bianco, shorts coordinati e le due calze a metà coscia, diverse - una nera, l'altra a righe orizzontali colorate - infilate negli stivaletti marroni col tacco.
«Jill...» inspirò piano. «Dimmi dove sono Dot e Peri. Cosa state cercando di fare?»
Lei non rispose. Restò immobile, lo sguardo fisso su di lui, senza ostilità ma senza concedergli nulla.
L'uomo serrò appena la mascella, poi abbassò il tono.
«Non capisci? Sto cercando di proteggerti. Di proteggervi tutte e tre».
Lei gli lanciò un'occhiata tagliente.
«E allora perché sono io quella ammanettata? Non mi sembra sia cambiato molto da nove anni fa. Anche allora, in un certo senso, mi sentii così» spiegò, mostrandogli i polsi.
Il Capitano Ten sgranò appena gli occhi.
«Nove anni fa? Perché stai riprendendo quella vecchia storia?» il tono si irrigidì. «Non starete tramando di nuovo contro il governo, vero?»
Jill sollevò appena le sopracciglia.
«Di nuovo?» replicò piatta. «Come se tre ragazzine di quattordici anni potessero davvero tramare contro il governo».
Lui si pizzicò il setto nasale, chiudendo gli occhi per un istante.
«Pensi che io sia uno stronzo?»
«Non l'ho mai detto» rispose lei, senza cambiare espressione. «Ma devi decidere da che parte stai».
«Credi davvero che io non abbia fatto tutto quello che potevo? Nove anni fa ho setacciato ogni metro di costa. Ogni insenatura. Non c'era... niente». Si passò una mano sul viso, stanco. «E poi, quando mi mostrarono i risultati delle vostre analisi con quelle tossine di funghi allucinogeni nel sangue, ho capito che non potevamo fare niente. Quelle manette che hai ai polsi le sento anche io, da nove anni».
Un lampo di sorpresa risvegliò lo sguardo della ragazza.
«Aspetta... Quindi tu ci credi?»
«All'inizio arrivavano tutte quelle lettere da oltreoceano e anche il denaro. Poi, pian piano, nel corso degli anni sono svaniti tutti poco a poco, tutti quelli che erano partiti. Cala Serena è piccola, e chiunque passa di qui per fare due chiacchiere. Le loro famiglie mi raccontavano... I più anziani si ammalavano e morivano, i padri di famiglia si rifacevano una nuova vita, e i giovani non volevano più saperne di questo posto. Prima o poi, tutti hanno smesso di mandare lettere e inviare denaro, e nessuno di loro ha mai fatto ritorno, neanche per portare con sé le famiglie. Questo è un pensiero che mi logora e non mi fa dormire la notte».
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𝘖𝘯𝘦 𝘗𝘪𝘦𝘤𝘦 𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦𝘴
Fanfiction𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘴𝘶𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘦 𝘭𝘦 𝘴𝘩𝘪𝘱 𝘥𝘪 𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘪𝘦𝘤𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘮𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘪ù. ; 𝐈 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞𝐧𝐧𝐢 #1 in Monkeydluffy il 10.08.2023 #1 in Sabo il 15.02.2024 #1 i...
