"La verità, Tess. Non lo so perché, non lo so che ci faccio qui. Io mi sposerò tra pochi mesi, e non posso tirarmi indietro. Non sarà come in tutti quei film da donne in cui all'ultimo minuto uno manda tutto a puttane. Non ho niente da offrirti, o a...
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<<Ho una casa a Elgin, in Scozia. Ci sei mai stata?>>
<<Non sono mai uscita dal Maine.>>
<<Bene, da qualche parte si deve pur iniziare.>>
Già, è arrivato il tempo di porre rimedio. Arrivano i toast e li mangiamo insieme. Iniziamo da lì, da quei piccoli gesti per noi nuovi. Mi sistema il tavolinetto, accende la piccola luce e nel farlo, metà del suo corpo, si trova sopra al mio. Restiamo per un attimo sospesi a guardarci. Vorrei non fare paragoni quando guardo le sue dita sul bracciolo, ma la mia mente fa da sola. Decido di passarci sopra, di non far vincere il mio stupido, perverso istinto, questa volta. Mi avvicino a e lo bacio, un bacio leggero sulle labbra morbide di Sebastian. Lui ha un piccolo sussulto di sorpresa.
<<E questo?>>
<< Da qualche parte si deve pure cominciare.>>
L'idea di Elgin continua a danzarmi nella mente. Tento di immaginare questa nuova vita e non ci riesco. Le loro case sono come le nostre? E le strade di Elgin hanno i nostri vialetti alberati? Ho visto abbastanza fotografie su internet da sapere che in ogni caso la Scozia è affascinante e suggestiva. Ma non è questo il punto. Prendo un opuscolo dalla tasca del sedile di fronte al mio, visto che è un volo intercontinentale che durerà circa ventinove ore, le poltrone sono belle larghe, così mi allungo. Un dolore sordo mi colpisce all'altezza del fianco. È sicuramente per le porcherie che mi hanno dato quei due, com'è che si chiamava? Rophinole? No, non ne sono sicura. In ogni caso, non mi interessa, voglio dimenticare. Basta il pensiero a farmi di nuovo precipitare nel punto buio di me, generando una sorta di panico anticipato dalla mancanza di respiro. Eppure non sono una persona che ha mai sofferto di questo genere di cose. Immagino che vista la situazione, però, non sia così strano. Per distrarmi tento di concentrare la mia attenzione sull'opuscolo che ho tra le mani con le informazioni sul viaggio. Sebastian è anche lui teso, attento a scattare al minimo cenno ..
<<Andrà tutto bene Tess.>>
Guardo fuori dal finestrino e mi sento meglio all'idea di Augusta già tanto lontana. Di loro due lontani.
Arthur.
Mi accarezzo la pancia. Un pezzo di Arthur in fondo sarà sempre qui, l'Arthur buono. È l'unica cosa a cui mi aggrappo, che mi resta dopo le sue azioni assurde. E mi dà una specie di piccola euforia pensare che stavolta dipenderà da me e da nessun'altro. Sono stanca di delegare, non mi fido più. Sebastian sta regolando la luminosità anche se ancora non è buio. Mi chiede continuamente se va bene, ho smesso di rispondergli. Guardo la linea blu tracciata sull'opuscolo, la linea del nostro volo, della mia salvezza. Da quanto siamo in viaggio ormai? Ad occhio e croce dovrebbero essere passate cinque ore. Ora stiamo sorvolando probabilmente Pasadena. Dovremmo quasi essere sopra al Grand Lake. Tento di guardare giù le casette che si intravedono appena. Non voglio scendere, penso. Voglio rimanere qui per sempre, a questa altezza, dove nessuno può più farmi male. Quella moltitudine di vite là sotto mi rassicura, distoglie i miei pensieri dalla mia. Allora resto così per un po'. Sebastian invece prende una rivista e la sfoglia distrattamente, poi la rimette a posto. Mi stringe una mano.