"La verità, Tess. Non lo so perché, non lo so che ci faccio qui. Io mi sposerò tra pochi mesi, e non posso tirarmi indietro. Non sarà come in tutti quei film da donne in cui all'ultimo minuto uno manda tutto a puttane. Non ho niente da offrirti, o a...
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Aspetto per circa un'ora il suo ritorno, fremo di rabbia mentre guardo Augusta dall'enorme finestra del suo studio. Ho sopravvalutato la mia pazienza e la mia attrazione, avrei dovuto fare come diceva mia madre. Da quando sono qui non ho avuto che stress e molestie, anche se lo stipendio è da capogiro. Tutto questo è incluso? Quando capisco che non tornerà mi dirigo al cordless argentato sulla sua scrivania, la bella foto di Mary Anne abbracciata a lui e sorridente in un elegante vestito scuro sembra prendermi in giro. Sospiro, l'ennesimo sospiro della serata e faccio il numero interno dell'ufficio di Glenn.
<<Si?>>
Risponde algido e distante.
<<Sono Tess.>>
<<Ciao Tess, dimmi tutto.>>
Il suo tono diventa subito fin troppo intimo per uno come lui che tiene chiunque a distanza. Quest'atteggiamento non mi ha insospettito finora. Sono stata superficiale?
<<Ho avuto una discussione con Arthur e se n'è andato. Cosa devo fare?>>
Un attimo di silenzio.
<<Arthur è da me.>>
Lo dice compiaciuto. Non riesce a nascondere persino lui un pizzico di piacere.
<<Puoi andare a casa Tess. Sono sicuro che hai già fatto un ottimo lavoro. Ci vediamo domani. Nel frattempo scusalo per i suoi modi, il matrimonio lo sta mettendo sotto pressione.>>
Me lo dice con la confidenza di una vecchia zia durante l'ora del tea. Mi sta dicendo di farmi da parte? Me lo fa capire con il suo aplomb da perfetto austriaco?
<<Certo. >>
Glenn riattacca e io mi dirigo a tutta fretta verso l'uscita. Sebastian neanche a farlo apposta sta prendendo un caffè nel piccolo bar all'interno dell'ufficio. Mi avvicino.
<<Che succede?>>
Ogni volta, anche se lo sto vedendo spesso nell'ultima settimana, mi sorprendo dei segni che gli ha lasciato addosso Arthur. Della violenza di cui è capace.
Si avvicina e mi prende il viso tra le mani, con fare confidenziale. Non c'è stato ancora niente tra noi e ci abbiamo messo tanto per arrivare anche ad un grado di intimità così blando. Lo lascio fare, mi lascio consolare da lui. Qualcuno dovrà raccogliere i pezzi di me che Arthur ogni volta scompone, no?
<<E' stata una giornata un po' pesante.>>
Ma lui capisce perfettamente.
<<E' tutto un gioco per lui, il suo matrimonio, io, tu...>>
<<L'ho fatto innervosire.>>
<<No, non scusarlo. Non ne sei responsabile tu. Arthur non è in grado di prendersi le sue responsabilità. Lo sa tutto l'ufficio di lui e Erin, quella stupida se ne è vantata. Continua a starti addosso perché tu non sei come le altre, perché a modo tuo gli tieni testa.>>
<<Non direi.>>
Posa la tazzina dell'espresso e mi scruta.
<<E' successo qualcosa tra di voi, recentemente?>>
<<No.>>
Mento, egoisticamente voglio che lui continui a prendersi cura di me.
<<Sto andando a casa.>>
<<Ti accompagno io, ho dei bonus uscita.>>
Lascio che la sua mano mi sia tra le scapole, che mi spinga fuori da lì. La mia card non fa le bizze stavolta. In macchina la sua mano ritrova il suo spazio sulle mie gambe. Il modo di fare di Arthur mi ha lasciata imbambolata, reagisco poco agli stimoli esterni. Gli dico della cena a casa di Glenn e accetta volentieri di venire con me. Mi chiede se voglio che salga, una volta arrivati al mio appartamento, ma io rifiuto. Ho bisogno di stare da sola, una doccia calda aiuterà, magari sarà una panacea anche per il mio stomaco sottosopra. Deve essere lo stress. Gli occhi scuri di Sebastian sono sui miei, inoffensivi. Mi allungo e gli do un bacio sulle labbra, un bacio casto che rompe anche un'altra barriera nella nostra piccola corsa all'intimità. Non mi sconvolge stavolta l'assenza di quel pizzico nella pancia, il sangue che non scorre più veloce e quella leggera sensazione di leggerezza, che in genere si ha con l'alcol. No, stavolta accolgo tutto questo come una benedizione.
Olly è in casa e sta ascoltando della musica terribile. Faccio finta di tapparmi le orecchie con entrambe le mani. Lei abbassa col piccolo telecomando che ha in mano e mi viene incontro, leggo la preoccupazione, prima di tutto.
<<Come mai sei già qui?>>
Mi guardo intorno in cerca di ispirazione ma scoppio a piangere. Le racconto tutto e come ciliegina sulla torta alla fine corro in bagno a vomitare. Olly si appoggia sullo stipite della porta del bagno. Vedo che più che altro che si sorregge.
<<Tess?>>
Mi porge l'asciugamano pulito mentre sciacquo il viso e i denti.
<<Tess?>>
Ripete.
La guardo, anche io ho paura. Ma diavolo, quante possibilità ci sono?
<<Ti prego Tess, sei stata attenta con Arthur, vero?>>
<<E' solo un po' di stress, Olly. Solo questo.>>
Il fatto che non abbia risposto è già abbastanza eloquente.
<<Cazzo, Tess! Cazzo!>>
<<Mi dispiace.>>
Olly si avvicina e mi abbraccia, mi culla anche.
<<Sarà un'influenza intestinale, solo questo. So che sta girando in questo periodo, ce l'ha anche uno del giornale. >>
Mi dice speranzosa. Non dico niente e lascio che per oggi le bugie e le cose taciute mi girino intorno senza sfiorarmi.
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