14 - Arthur - When Sun Comes Out

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Ho dormito poco

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Ho dormito poco. Ho deciso di non ricorrere ai sonniferi. Sono stufo delle dipendenze. Il mio sonno è stato interrotto da continui e bruschi risvegli, ma è lo stesso il momento migliore della giornata, perché mi sembra di scomparire. Ho fatto l'ennesima scenata, come è già successo in passato. Non ne vado fiero. Guardo l'orologio, sono appena le sei, l'ora in cui dovrebbe iniziare ad arrivare un po' di luce. Mi faccio un caffè e mi trascino verso la finestra. Durante il tragitto inciampo di nuovo nel pentolino giocattolo di Carol, lo raccolgo e lo sistemo nella cesta dei giocattoli, mi si stringe il cuore.

Come stai piccolina mia? Sei preoccupata?

Ho scelto questo appartamento perché nonostante gli ambienti piccoli e lo stato decadente degli infissi, si trova abbastanza vicino al lido di Augusta e da qui posso vedere una porzione considerevole di oceano. Tante mattine da questa finestra ho osservato l'arrivo del sole, improvviso come avrei voluto il ritorno di Lentiggini. Ha esattamente lo stesso effetto su di me, lei illumina tutto. Anche così, algida, distante e tagliente. È lo stesso l'amore della mia vita. E ieri sera morivo dalla voglia di toccarla, di vedere se la sua maschera sarebbe crollata. Il sole arriva puntuale. Allora non resisto. Faccio quel gioco perverso. Lo stesso gioco che ho fatto quando è morta mia madre. C'era l'ombra di un albero fuori dalla finestra della sua stanza all'ospedale, grazie al sole del pomeriggio si proiettava all'interno della camera fino alla mia sedia, vicino al suo letto. Me ne ero accorto guardandomi le mani, improvvisamente colorate di nero. Quella notte ero rimasto completamente sveglio, capivo che non restava molto tempo. Ma ero solo, come lo sarei stato in seguito. Mio padre aveva già iniziato a diradare le visite. Immagino di averlo fatto per noia, o forse era una preghiera mascherata da gioco. Sopra il letto di mia madre c'era una croce, la classica croce da ospedale cattolico. L'ombra dell'albero si trovava ora a metà strada. Mi ero detto che se fosse arrivata alla croce, lei non sarebbe morta. Ho continuato a ripetermelo. Mi sarei aggrappato a qualsiasi cosa, immagino. Ma nessuno mi ha ascoltato, l'ombra si è fermata lì, come se, con i miei pensieri, l'avessi in qualche modo bloccata. E poi se n'è andata e mia madre anche.  Ora guardo l'acqua calma dell'oceano e non resisto. Mi dico che se la barchetta che riesco a vedere in lontananza, supererà la linea del ponticello, allora Lentiggini tornerà da me. Nel frattempo il sole si fa spazio e sale, come le pastiglie effervescenti che prendevo prima, per dormire.

Osservo da lontano la piccola imbarcazione avanzare placida, ignara del significato che ricopre per me.

Poi sento il telefono squillare. I miei occhi non si staccano dall'orizzonte ma capisco che devo vedere chi è. Potrebbe avere a che fare con Carol.

<<Pronto?>>

Dò le spalle all'oceano. Non faccio in tempo a vedere se ho vinto oppure no.

<<Pronto, ciao Arthur sono Willimson, come stai?>>

<<Ciao, potrebbe andare decisamente meglio.>>

Faccio una risata forzata, credo lasci intuire perfettamente quanto io sia disperato.

<<Ti chiamo per informarti che sarò il tuo avvocato.>>

Robert Willimson è il miglior avvocato dello Stato, forse dell'intero Continente. Anche più bravo del mio che è infallibile, la sua parcella, ovviamente, è proporzionale alla sua bravura.

Sospiro. Carol, potrei avere Carol, forse ottenere anche l'affidamento esclusivo. Sarebbe fantastico.

<<Non ho abbastanza soldi, Willimson.>>

<<Questo non è un problema.>>

Un brivido mi passa sulla schiena. E bravo Glenn, quindi ora posso permettermi un ottimo l'avvocato, peccato che mi costerà ben più di qualche migliaio di dollari.

Incoraggiato dal mio silenzio, continua.

<<Ho fatto di tutto per anticipare l'udienza preliminare. Sarà tra una settimana. Ho avuto modo di scoprire già qualcosa sulla tua ex moglie, qualcosa che potrebbe tornarci molto utile. Sono ottimista, Rivera. Ho visto situazioni ben peggiori. Possiamo utilizzare molti punti a nostro favore, dire che Igor ti ha minacciato o che non si comporta bene con Carol.>>

<<Non sarebbe la verità.>>

Rispondo, incerto. Nella mia testa frulla solamente una domanda.

Perché Glenn? Ma la risposta, ovvia, è in questa telefonata. Mi vuole fuori dai coglioni. Mi teme. Allora c'è qualche possibilità per me? Perché darmi il suo avvocato se non per tenermi occupato?

Mi volto di scatto verso il mare, la luce del sole ormai alto mi inonda. La piccola vela, spavalda e gonfiata dal vento ha superato di netto il pontile.

Mi sembra che il calore arrivi dappertutto dentro di me.

<<Va bene. >>

<<Puoi venire nel mio ufficio...diciamo tra tre, quattro giorni? Giusto per avere il tempo di organizzare bene la difesa.>>

<<Certo.>>

Dico distratto. Non sento la risposta.

Mi ami ancora, Lentiggini. Vero? Nonostante tutto, mi ami. Sono stato così stupido, mi hai sempre amato. Oh, Glenn, amico mio. Stavolta sei stato stupido anche tu. L'amore fa questo effetto, ti rende molto poco lucido. Quello che hai fatto per tenermi lontano ha solo avuto l'effetto di aprirmi gli occhi.

Mi dirigo al bagno, mi faccio la barba e mi vesto decentemente. Avverto Louis che tarderò al lavoro. Sebbene sia un capo severo mi dice che va bene. Aver rigato dritto per tre anni ha dato i suoi frutti.

<<Pronto?>>

La voce di Glenn è stranamente stanca. Sembra che abbia dormito meno di me.

<<Sto venendo lì.>>

<<È meglio di no, Arthur.>>

Più che un ordine sembra un avvertimento.

<<Me lo devi Glenn. Dopo tutto lo sai anche tu.>>

<<Non ti devo niente, Arthur. Ti ha già chiamato il mio avvocato? Credo che ottantamila dollari possano bastare come risarcimento, no?>>

<<No, non mi terrai buono coi soldi.>>

<<Vuoi che ti tolgano Carol? Vuoi che tua figlia sia cresciuta da altri?>>

Sembra essersi svegliato all'improvviso, la sua voce, però, non ha più il solito tono calmo e monocorde.

<<La mia Tess per Carol, è questo che avevi in mente?>>

Silenzio dall'altra parte.

<<Non è la tua Tess, non è più la tua Tess.>>

Mi dice dopo un tempo lungo. E' arrabbiato e questo mi dà un certo vantaggio.

<<Allora non c'è nessun motivo per impedirmi di venire. Ho bisogno di parlare con te.>>

Ci pensa ancora. Glenn non ha mai avuto bisogno tempo per pianificare la mossa successiva, ha sempre avuto tutto ben presente davanti agli occhi. Ma non stavolta. Le cose gli stanno sfuggendo di mano.

<<Non è possibile in questo momento.>>

Dice cambiando tattica.

Ma è troppo tardi, ho già concluso la chiamata, preso le chiavi della macchina e infilato il cappotto.

Penso a quella piccola nave con la sua vela coraggiosa, penso a Tess, che è ancora, e sarà per sempre, la mia Lentiggini.

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