52 - Arthur - The more the merrier /1Days

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Glenn mi ha chiesto di arrivare prima, ed eccomi, farei di tutto per non dover vedere quell'appiccicosa su di giri di Anne

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Glenn mi ha chiesto di arrivare prima, ed eccomi, farei di tutto per non dover vedere quell'appiccicosa su di giri di Anne. Mi sistema il papillon con fare paterno, o fraterno, o al diavolo, non so mai come incasellare i suoi gesti. Perde più tempo del necessario a lisciarmi il doppiopetto. Sotto ormai non batte più niente, alla fine il buco nero mi ha inghiottito e si è allargato così tanto che all'improvviso mi accorgo che forse si è mangiato anche lui, anche Glenn.

<<Molto elegante!>>

Un cameriere si avvicina con un bicchiere di champagne, lo prendo e lo butto giù senza tante cerimonie. Ho una bustina di coca che mi farò tra poco, al cesso e che liscio già con le dita attraverso la giacca. Ne ho bisogno.

<<Hey, vacci piano. Non vorrai correre il rischio di dimenticare.>>

Glenn dà le ultime istruzioni alla ciurma che ha assunto per la cena, per il mio addio al celibato e soprattutto per il mio addio definitivo alle mie buone intenzioni.

Guardo il tavolo elegante che Glenn ha apparecchiato, questa pantomima di organza e cristallo. Le posate accecano col loro bagliore e l'intero banchetto mi fa venire in mente solo un funerale, con quella cerimoniosa e studiata perfezione, qualcosa di macabro, ineluttabile.

<<Tra poco arriveranno tutti, ho già avvertito Anne che ho in mente una sorpresa per te e che dovrà andarsene dopo il dolce. Prima del nostro, quindi.>>

<< E poi porta sfortuna vedere la sposa la sera prima del matrimonio!>>

Ridacchia. E' estasiato.

<<Dovrebbe arrivare insieme agli ospiti. Non parli perché sei eccitato all'idea di quello che faremo?>>

Impallidisco, la mia respirazione rallenta. E il panico mi travolge. Ho tentato di allontanare questo pensiero fino alla fine. Le ho girato alla larga negli ultimi giorni, sperando di dilatare il tempo, di non arrivare mai a questo momento. Ma chi voglio prendere in giro? Chi? Sono io che gliel'ho servita.

Glenn mi fissa per un lungo istante.

<<Hai scelto me alla fine, scegli sempre me.>>

C'è qualcosa di estremamente patetico in lui, qualcosa di fragile come il vetro delle sue navi. Forse anche lui vorrebbe una protezione, per questo ne è ossessionato. O magari sono io il suo vetro, in questo rapporto squilibrato.

<<No, Glenn, non ho scelto te. Lei non mi ama e questo mi ha distrutto.>>

Mi studia, ma si rifiuta di credermi. Qualunque cosa io possa dire o non dire, lui non cambierà idea.

<<Lei ti ama invece, il problema è che tu hai preferito me.>>

Scuoto la testa, ma non serve a niente. Ci ritroviamo sempre al punto di partenza ed è l'unica cosa che mi è rimasta. Mi avvicino e faccio per prendere un altro bicchiere ma Glenn fa cenno al cameriere di no, e quello gira i tacchi immediatamente.

<<Voglio che tu sia lucido.>>

Gli occhi accesi, brillanti e le labbra con un ghigno cattivo. Sarò lucido, in fondo me lo merito.

<<Signore, gli ospiti sono qui.>>

<<Perfetto, falli accomodare in salotto e servi gli antipasti.>>

Glenn mi strizza l'occhio e mi fa cenno di seguirlo. Cammino impacciato dietro di lui, mi nascondo, le luci in salotto sono soffuse. Mi guardo intorno in maniera ossessiva ma lei non c'è. Lei ancora non c'è! Sorrido rilassato, forse non verrà, e già sento il peso mollare la pressione contro la cassa toracica, per poi schiacciarlo con il doppio della violenza quando la vedo varcare la soglia, bellissima, con le guance rosse e un'espressione strana. E' radiosa, sorridente, mia. Mia in modo inopportuno, sbagliato e assolutamente reale. L'avrei notata sempre, l'hanno creata per me. Mi mordo con violenza il labbro quando vedo Sebastian accanto a lei toglierle il soprabito e consegnarlo al cameriere. Indossa un bell'abito scuro e si è arricciata i capelli, è perfetta. Niente di rosso stavolta, niente è  per me. Qualcuno mette la sua mano nell'incavo del mio braccio e in un gesto istintivo faccio un movimento infastidito per scrollarmi quel qualcuno di dosso. La mano torna alla carica, accaparrandosi un posto che sente suo.

<<Ti sono mancata?>>

La voce squillante di Anne mi arriva al centro del cervello. Lei non mi degna di un'occhiata, la mia Lentiggini mi passa davanti con un bicchiere in mano, mi sorride anche, mi guarda insieme alla mia futura moglie e passa oltre, mi attraversa. Un brivido mi scuote, l'insana follia, per un attimo, che anche se in un modo malato, posso averla di nuovo più tardi. Ma i miei occhi vengono catturati dall'esterno, dal prato. E so che neppure io sono così marcio. Allora provo l'irrefrenabile voglia di dirle di andarsene, di scappare via, anche con Sebastian, lontano da questo inferno patinato. Ma lei non mi ascolterebbe più, lo vedo. Lei non mi sente più. Col suo abito nero ora è una di noi, non stona più, non stride in mezzo a questo ambiente . Non è più una macchia di colore in mezzo all'Height. È perfettamente integrata e mi sento triste. C'è già un po' meno Tess in lei, e so benissimo cosa significa. È già accaduto a me tanto tempo fa.

<<Allora?>>

Anne mi richiama a sé. Porta un abito esageratamente costoso, ha un odore fastidioso e le sue mani mi sembrano, come sempre, gli artigli di un animale.

<<Certo amore mio.>>

Le schiocco un casto bacio sulle labbra, ma Anne non ci sta. Mi ferma la testa, in modo che tutti possano vedere, che Tess possa vedere.

La sua lingua si insinua nella mia bocca per un attimo, un'invadenza del tutto sgradita.

Istintivamente mi volto verso Tess che mi guarda in maniera indecifrabile. Mi vergogno come un assassino.

Poi lo fa, davanti a tutti mi ricambia il favore e da un bacio ad un attonito Sebastian. Una scarica di adrenalina mi attraversa il corpo, la stessa che secondo me prova un uomo un attimo prima di rendersi conto che su di lui si sta abbattendo una tragica calamità. Conosco abbastanza le persone da sapere che Sebastian diventa rosso come un gambero perché quello è il primo vero bacio che si scambiano, e che non è stupido abbastanza da ignorare il posto che occupa in questa equazione. La rabbia è potentissima, così come lo è l'amore che provo per lei. Non ci sono mezze misure a quanto pare. Neppure la tristezza che proverò dopo stasera, neppure il rimorso mi farà uno sconto.

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