"La verità, Tess. Non lo so perché, non lo so che ci faccio qui. Io mi sposerò tra pochi mesi, e non posso tirarmi indietro. Non sarà come in tutti quei film da donne in cui all'ultimo minuto uno manda tutto a puttane. Non ho niente da offrirti, o a...
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Sono passati millenovantacinque giorni e quarantacinquemilaseicentoventicinque ore. Ecco cosa ne è stato della mia laurea in economia. Guardo fuori dalla finestra del salotto dagli infissi scadenti, la mia attenzione è del tutto rapita per qualche minuto dalle mani di vernice che vi si possono ancora facilmente distinguere. Sono tre. E' diventata una mia fissazione questa dei numeri, delle ore, del tempo che non mi è mai sembrato tanto inesorabile come negli ultimi anni. Tutto quello che so, che posso dire, è che credevo avrebbe fatto meno male. Ad un certo punto mi sono davvero convinto che avrei potuto trovare un po' di pace in quello che mi era rimasto. E qualcosa che ravviva le mie giornate, una piccola luce, in effetti c'è. Ma non basta, tutto il resto è buio.
<<Papà? Papà? >>
Mi abbasso verso di lei, è una piccola donna in miniatura. Ogni tanto la sua saggezza mi stupisce. Ha preso poco dalla madre, giusto questa eleganza strana che la fa sembrare molto più adulta, quasi civettuola. Ma gli occhi sono i miei e anche la testardaggine.
<<I colori!>>
Mette il broncio e mi conduce verso il tappeto dove sono sparsi tutti i suoi fogli e i suoi colori. Le piccole mani di Carol sono un arcobaleno caotico. Ha due anni e ancora non parla bene, ma io capisco tutto quello che vuole dire. Al momento penso solo che ci vorrà una vita a far venire via tutti quei pennarelli dalle sue dita. Mi indica piuttosto fiera uno scarabocchio un po' più preciso degli altri, la trascino seduta sopra le mie gambe incrociate.
<<Cos'è?>>
Le chiedo scostandole i capelli dall'orecchio e giocandoci un po'. Non c'è niente che mi dia conforto come lei, niente che valga questo suo odore perfetto da bambina e questi suoi modi genuini. Mi indica mostrandomi tutti i suoi dentini.
<<Sono io?>>
<<Si!>>
Per Carol sono un ammasso impreciso e ingarbugliato di linee e devo ammettere che finora poche persone si sono mostrate così accurate nel descrivermi.
<<E' perfetto.>>
Le dico accarezzandole la testa, poi faccio per alzarmi ma lei mi tira di nuovo giù. Non possiamo passare molto tempo insieme e quello che abbiamo è prezioso. Tempo, ore, minuti. Indossa un vestito rosa fucsia (come lo definisce lei), in questo periodo è il colore che preferisce. Ma è possibile che domani avrà cambiato idea, anche in questo mi somiglia, è già molto volubile.
<<Volevo solo attaccarlo al frigo. Vieni con me?>>
In realtà la cucina si trova semplicemente dall'altra parte del salotto ed è visibile anche da qui. Ho montato e appeso da solo ogni singolo pensile e ne vado molto fiero. Tento di tenerla il più pulita possibile, faccio in modo di non lasciare mai troppe cose nel lavandino, pulisco il piccolo piano cottura. Cose del genere. All'inizio tutto questo era completamente nuovo per me, mi sono sentito davvero perso senza Rosa. Ma Rosa è rimasta a lei, come tutto il resto. Attacco il suo disegno vicino a tanti altri e lo fermo con una calamita.
<<Mamma?>>
Mi chiede Carol. So cosa vuole dire, mi sta chiedendo quanto abbiamo ancora, quanto ci resta prima che arrivi Anne. Capisco che ha sonno, tenta sempre di resistere e di dormire il meno possibile quando stiamo insieme.
<<Vogliamo dormire un po'? Ti leggo la favola del ranocchio cattivo?>>
Scuote la testa.
<<Voglio la ballerina!>>
La prendo in braccio e andiamo nella piccola stanza dove lei ha il suo lettino. E' un nostro rito ormai. Apro il cassetto e tiro fuori la ballerina. E' tutto così strano, ogni volta che giro il carillon e parte la musichetta, il dolore mi colpisce sordo. E io gli lascio prendersi tutto quello che ho, tutto quello che mi resta, a questo dolore che ancora mi lega a lei.
Non c'è bisogno di nessuna favola questo pomeriggio per Carol, mi abbraccia e chiude gli occhi, tranquilla, sa che quando si sveglierà io sarò ancora qui. Io invece resto a fissare il soffitto sapendo che non importa se dormirò o meno, quando mi sveglierò, Tess non sarà qui.