25 - Arthur - One Pointed Mind

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Sento i sospiri di Stephanie, anche ad occhi chiusi, l'illusione, non funziona

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Sento i sospiri di Stephanie, anche ad occhi chiusi, l'illusione, non funziona. Ha sospirato oggi Lentiggini? Si, sono sicuro che lo ha fatto.

<< Stephanie, vuoi bere qualcosa?>>

Mi passo una mano sul viso e poi guardo le mie dita rosse accese, piene del suo rossetto.

<<Solo te, Arthur.>>

Accidenti, niente in me funziona come dovrebbe. Com'è possibile dopo tre fottutissimi anni di astinenza?

<<Ci conosciamo da tanto... è inutile affrettare le cose...>>

<<Oh! Hai di nuovo cambiato idea? Sei un uomo piuttosto lunatico... >>

Si avvicina e mi bacia il collo. Sospiro e mi passo una mano tra i capelli. Stephanie è senza maglietta e ha un reggiseno nero semplice. Ha anche un bel fisico, se è per questo.

<< Ma sei molto attraente lo stesso... con questa espressione sempre un po' disperata.>>

Chiudo gli occhi e la lascio fare. Mi siedo sul divano e lei si inginocchia di fronte a me mettendo entrambe le mani sulle gambe e accarezzandomele.

<< Mi sei sempre sembrato un uomo un po' tormentato e lo trovo così sexy...>>

Sussurra con la sua bocca vicino alla patta dei miei pantaloni.

<<Steph...>>

<<Shhh... rilassati, Arthur...>>

Me li slaccia. La aiuto muovendo i fianchi e alzando il bacino. I pantaloni scivolano fino alle caviglie.

Squallido. Mi sembra tutto così squallido. Niente a che vedere con la situazione idilliaca di oggi. Io e Tess sotto la quercia, il sole sulla pelle e il suo vestitino leggero. Al diavolo.

Tento di scacciarla dalla mia testa dove voglio che ci sia spazio solo per quello che sta facendo Stephanie, che devo ammetterlo, è anche piuttosto brava. Il mio corpo si rivela un traditore, si lascia presto corrompere dalle sue mani e dalla sua lingua. I miei occhi restano chiusi... I gemiti che mi strappa mi colgono impreparato, è tutto inaspettatamente piacevole.

Ad un certo punto, quasi sul più bello, smette di toccarmi e leccarmi il cazzo e si toglie i pantaloni di tessuto morbido. Apro gli occhi. Dio, è così estranea, così fastidiosamente nuova per me, che mi sono cullato per anni con l'idea così familiare della mia bionda Lentiggini.

E la mia testa continua ad essere piena di lei anche adesso, che ho le mani e la bocca di un'altra donna su di me.

<<Tess...>>

<<Cosa?>>

Oh, no. Che figura di merda. Stupido, stupido coglione.

Nel frattempo Stephanie si è messa a cavalcioni sopra di me, solo col reggiseno, si è tolta anche le mutandine e mi guarda, lievemente infastidita.

<<Mi chiamo Stephanie, Arthur.>>

Dice con lo stesso tono saccente con cui mi parla dei migliori trattamenti a cui potremo sottoporre il legno, lo stesso tono professionale .

<<Lo so. Mi dispiace.>>

<<Non sono il tipo di donna a cui piace essere confusa.>>

<<Mi dispiace davvero, Steph.>>

Si struscia su di me, lasciva. Le mie mani però restano abbandonate sui cuscini del divano. Lei le prende e se le porta sulla vita.

<<Ma non sono neppure il tipo che serba rancore se non gli conviene. >>

Mi dice. Dio, il mio cazzo è duro e sembra tutto perfetto. Perché diavolo sono così triste allora...

<<Stephanie... Stephanie...>>

Ripeto con l'urgenza di levarmela di dosso. La sposto senza molto rispetto. Ho il cervello fritto, ecco cosa.

<<Sono un po' stanco.>>

<<Non mi sembra. >>

Mi risponde ora molto infastidita indicando la mia erezione e con le mani sui fianchi.

<< Mi dispiace. Non è la serata adatta.>>

<< Non mi metterò a supplicarti. Ma davvero, non ti capisco. Cosa c'è che non va?>>

<<Non lo so.>>

Dico alzandomi e iniziando a sistemare i cuscini caduti a terra come una casalinga isterica.

<<Non lo so.>>

Oh, certo che lo sai cosa c'è che non va, stupido coglione. Non è lei. Ecco cosa. Diglielo "Non sei lei."

<<Mi dispiace, Stephanie  so cosa mi sia preso. É troppo tempo che sono solo. Non lo so, davvero.>>

Le ripeto cercando di prendere tempo. Stephanie non è stupida e si sta rivestendo, la sua è un'espressione assolutamente arrabbiata.

<<Ok. Mi piaci davvero Arthur, sono disposta ad aspettare. Ma dimmelo subito se tra noi non c'è speranza che...>>

<<C'è, c'è speranza. Ci deve essere Steph.>>

Le dico avvicinandomi. Le stampo un bacio sulla guancia. Lei mi guarda con desiderio evidente. Ho un fortissimo ascendente su di lei.

<<D'accordo. Ma spero ti sentirai almeno un po' in colpa per la condizione in cui mi stai mandando a casa...>>

<<Credimi, mi dispiace sul serio. >>

Le dico e mi sento leggero. Mi sembra di essermi levato un enorme peso dallo stomaco quando la riaccompagno alla porta. E come un coglione corro a prendere il telefono. Sono le tre di notte, o di mattina. Immagino dipenda dai punti di vista.

Faccio il numero di Glenn. È l'unica cosa a cui ho pensato per tutta la sera. Il numero di Tess è cambiato. Non lo so che senso ha, a questo punto. Ho solo voglia di interrompere tutto quello che spero non sia ancora successo. Non squilla, è spento.

<<Maledetto bastardo!>>

Urlo nell'appartamento vuoto. Mi siedo sul pavimento col telefono in mano. Prendo in considerazione la possibilità di correre lì e chiedere a Gloria di farmi entrare, ma è una situazione surreale e non siamo in un fottuto film.

Ti prego, Tess. Non lo fare, per favore. Per favore, Tess. Pensa a oggi, pensa a noi.

Provo a chiamare fino alle sei, dopodiché mi addormento e non sogno niente. Non mi resta molto da sognare, a questo punto.

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