43 - Glenn - Winners or Losers

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Non riesco a nascondere la soddisfazione mentre sento il rombo dei primi fuochi d'artificio che scoppiano in giardino, esattamente come sta esplodendo nel mio cuore la totale felicità per la resa della piccola Tess.

Della mia piccola Tess.

È andato tutto esattamente come doveva andare, è stato il miglior affare che io abbia concluso. Per questo accelero il passo e quasi inseguo Carol mentre raggiunge Arthur e la ragazzetta anonima. Trascino Tess, che nel frattempo oppone resistenza, concentrata su una ballerina di porcellana che Carol le ha appena dato. Non si accorge della direzione dei nostri passi finché non alza gli occhi su di lui.

Guardalo bene piccola mia, potrebbe essere l'ultima volta.

Sono un sadico? Si, immagino di sì, ma quello che mi spinge è la sicurezza che loro se ne fregherebbero della mia felicità. Semplicemente questo è il motivo per cui quando Arthur mi rivolge quell'espressione annichilita e confusa, mi sento infinitamente bene, perché è sicuramente preferibile far parte dei vincitori che dei vinti. In qualunque situazione. Non ho mai avuto pietà quando si è trattato di raggiungere uno scopo, e Tess mi aveva quasi convinto che valesse la pena essere migliori. Ma non è così, ho avuto la meglio su di lei soltanto finché è stata troppo impegnata a leccarsi le ferite per prendere decisioni, e appena ha iniziato ad alzare la testa, ha fatto solo scelte assolutamente discutibili. Per questa ragione mi accerterò che non sia più, in futuro, in una posizione in cui le sia di nuovo consentito essere tanto avventata.

Avanti, salutalo piccola Tess.

Arthur continua ad evitare di guardarla direttamente, guarda la ballerina invece. Carol tenta di spingere il padre verso l'uscita mentre Steph si limita a studiare la scena. Sembrano proprio due bambini obbligati a fare la pace, entrambi incerti e vergognosi. Ma io non voglio che facciano pace, tutto l'opposto, voglio la guerra.

Dalle finestre si intravedono i soffioni di mille colori che spezzano per un po' il nero del cielo e ci illuminano tutti come durante quel party alla S.E.P. quando io ancora non avevo nemmeno una piccola parte in questa affascinante sceneggiatura.

Te lo ricordi amico mio? Mi hai spintonato davanti a tutti, mi hai minacciato e poi sei corso da lei.

Eri così sicuro di te, così borioso mentre mi eri addosso dicendomi di non immischiarmi nella faccenda. Ma adesso chi è che è di troppo?

Non toglie gli occhi dalla ballerina e poi dalle mani di Tess che nel frattempo trema leggermente e sospira.

<<Te ne stai già andando? Non vuoi vedere i fuochi d'artificio? Li ho sempre trovati così affascinanti nella loro violenza.>>

Esordisco. Stephanie si schiarisce la voce a disagio, Arthur ora mi guarda, spalanca la bocca, vuole dire qualcosa ma la richiude, esattamente come il giorno del suo matrimonio, quando il suo silenzio era un intollerabile peso sullo stomaco. Invece adesso me ne frego; ho avuto lei. La mia Tess, e non sono più solo.

<<Prenditela, io non la voglio più.>>

Mi dice scuotendo la testa. Fissa il diamante enorme al suo anulare, sfacciato nella sua bellezza, l'unica cosa che brilla così tanto stasera, a parte me.

<<È una frase che mi suona piuttosto familiare.>>

Gli dico.

<<Smettila, Glenn.>>

Dice Tess. Vedo Arthur stringere i pugni, vorrebbe buttarsi addosso a me, vorrebbe picchiarmi, uccidermi forse. Ma c'è Carol, non lo farebbe mai davanti a sua figlia.

<<Auguri a entrambi. In fondo vi meritare.>>

Continua Arthur senza emozioni, freddo e rassegnato. La sua faccia sembra aver acquistato un po' di colore, o forse è solo l'illusione del rosso dell'enorme soffione che lo illumina per un attimo.

<< Ti ricordi cosa ha detto Willimson?>>

Domando quando ormai mi dà le spalle e Tess guarda il pavimento.

Arthur si gira, sorride addirittura e vedo che nonostante tutto quello che è successo, anche lui è tornato al punto di partenza. L'Arthur che ho sempre conosciuto, il materialista che se ne frega delle donne, è tornato.

<< È stato un eccesso di zelo, il tuo. Non ce ne sarebbe stato alcun bisogno.>>

Annuncia e affretta il passo preferendo gli spari nel cielo a noi.

Mi giro verso Tess, le metto i capelli dietro le orecchie e la porto nello studio di mio padre. Lei mi segue incerta, quando arriviamo ha ancora quella stupida ballerina tra le mani.

<<Cosa ci facciamo qui?>>

Ripenso al video che ho visto qui prima della festa, il video in cui lei mi voleva.

Rimaniamo nella semioscurità illuminati solo dalla luce dei fuochi fuori. Le tolgo un altro filo d'erba dai capelli.

<<Ti sei fatta scopare?>>

So già la risposta ma voglio umiliarla, almeno quanto lo ha fatto lei col suo atteggiamento.

<<Glenn...>>

Inizia.

<<Vuoi dirmi che non lo sai? Devo essere più specifico Tess?>>

Glielo dico accarezzando la sua guancia con le labbra, lentamente.

<<Puzzi ancora di lui, lo sai?>>

<<Non parlarmi così.>>

<<E come dovrei parlarti visto che sei la mia fidanzata e ti piace farti sbattere da un altro su un prato?>>

La mia voce è gelida, so che Tess ha capito che non scherzo.

<<Allora?>>

Ma sono già eccitato, mi eccita vestita in questa maniera, mi eccita persino la sua ribellione e forse sto pensando anche che voglio cancellare ogni traccia di Arthur da lei.

<<Hai goduto Tess?>>

<<Glenn...>>

Mi supplica.

<<Si o no, Tess. >>

<<Si.>>

Lo confessa in un soffio. E non me l'aspetto la sensazione che per un secondo fa vacillare tutte le mie certezze, la potenza di quell'unico, sincero e fermo, sì.

<<Lo ami?>>

<<No.>>

Mi risponde con un sospiro ma guarda la ballerina poggiata sulla scrivania in noce dietro di lei.

Faccio in modo di farmi bastare questa bugia, per ora.

Bellissima e disonesta piccola Tess.

<<Sai quello che sta per succedere?>>

Le chiedo mentre le tiro giù violentemente la scollatura e la faccio sedere sulla scrivania. Il suo seno esce osceno dal corpetto.

<<Sì.>>

Ripete ancora, un sì molto diverso da quello di prima, il sì di chi ha paura. E io voglio che ne abbia, deve averne.

Faccio in modo di trovarmi di fronte a lei, la sposto verso di me con un gesto secco e col suo corpo urta la porcellana bianca che si frantuma immediatamente sul pavimento. La piccola Tess la guarda come se non si aspettasse nulla di diverso.

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