JANE
Una volta finito di mangiare mi accesi una sigaretta, entrò nella sala bussando una guardia, davvero un bel ragazzetto.
Lo guardai dalla testa ai piedi senza distogliere lo sguardo: "Signor Rivera il jet è pronto, quando volete."
Vidi che Alexander si era accorto del mio sguardo fisso su quell'uomo, annuì e la guardia andò via.
"Ti senti bene o a momenti sverrai?" chiese lui tra l'ironia o il sarcasmo.
"Mh mi sento benissimo." risposi e poi ripresi: "Dovresti metterti una maglietta."
"Perché dovrei." disse lui bevendo l'ultimo sorso di champagne.
"Perché lo dico io."risposi girandomi.
Mi alzai uscendo dalla sala e uscii fuori in giardino, camminai per l'immenso giardino, ad ogni passo ricordavo qualcosa di John.
Il matrimonio, il periodo felice che abbiamo vissuto, l'unico e il solo.
Ricordai tante cose, dopo più di dieci anni vissuti insieme, iniziai a sentire un magone dentro di me, salì per la gola fino ad arrivare ai miei occhi.
Mi aveva causato tanto dolore quell'uomo ma aveva sempre avuto una parte di me ed ora che stavo per farlo fuori, quell'altra metà che fine avrebbe fatto?
Stavo per togliere a mia figlia suo padre, lo stesso padre che ci ha minacciate di morte ad entrambe.
Presi il telefono dalla tasca e lo chiamai istintivamente, al penultimo squillo mi rispose: "Cosa vuoi."
"John vuoi ammazzarmi?"
"Jane cosa cazzo vuoi adesso, potevi pensarci prima di fare le tue stronzate."
Iniziai ad urlargli al telefono: "Non hai mai pensato alle tue di stronzate?! Ti ho dato un sacco di opportunità."
"Siamo divorziati oramai."
"Se rinunci a quello che stai architettando ti darò una tregua." gli dissi con tono fermo
"Rinunciare alla tua morte? Io non voglio ucciderti, voglio rovinarti la vita pian piano per la tua decisione di merda."
"Cosa avrei dovuto fare? Non firmare le carte del divorzio e far finta che andasse tutto bene?!"
"Dovevi cercare un riavvicinamento, ricreare un legame ma tu sei così dannatamente fredda e insensibile priva di ogni emozione che ti riuscirebbe oltre che impossibile ma malissimo." mi disse lui gridando.
Avevo il vivavoce mentre mi asciugai le lacrime, quella per me era la cruda verità sbattuta in faccia, era peggio di uno schiaffo.
Attaccai la telefonata e mentre mi girai all'indietro asciugandomi una lacrime mi scontrai contro il petto di Rivera.
"Stai bene?" mi chiese fissandomi.
Mi ricomposi e dissi un freddo: "sto bene."
Stavo per andarmene quando mi trattenne afferrandomi dal polso: "Hai capito che stiamo andando lì per ucciderlo?"
Lo guardai negli occhi: "Non ho bisogno che tu me lo ripeta ogni cazzo di volta."
Sfilai il mio polso dalla sua presa e dopo un po' rientrai in casa, mi accesi nervosamente una sigaretta e fumai camminando avanti ed indietro.
Mi girai verso Rivera: "Voglio una pistola e dei bersagli in giardino."
Alexander fece segno alla guardia di darsi da fare e si sedette sul divano.
La guardia rientrò in casa: "Ecco a lei la pistola, i bersagli sono automatici, quando li colpirà si sostituiranno."
Presi la pistola e la caricai, uscii fuori e iniziai a sparare verso i bersagli, erano tre: uno perfettamente in testa, uno sui genitali e l'altro sul cuore.
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RIVERA
"Vacci piano, non ti hanno fatto niente loro." dissi avvicinandomi a lei.
Mi misi dietro di lei, impugnai l'arma con lei toccando la sua mano ben salda.
Sentivo il suo forte profumo così sensuale che dava di menta misto a vaniglia con una nota di tabacco.
"Spalla più tesa." affermai mentre sparai un colpo prendendo un bersaglio in testa.
"Rivera è troppo vicino per i miei gusti."
"Per i suoi gusti." continuai io.
La vidi girarsi verso di me: "Mettiti una camicia."
Mi guardò dalla testa ai piedi per poi rientrare, mi misi a ridere compiaciuto da quanto fosse incredibilmente arrogante quella donna ed ero sicuro che l'avrei fatta tacere in poco tempo, se avessi voluto.
La vidi seduta sulla poltrona persa nei suoi pensieri, i miei occhi oltre a vedere una donna molto attraente e provocatoria, vedevano una donna che mostrava sicurezza e molta autorità ma dentro di lei non regnava la certezza ma tutt'altro: la paura.
Ero in grado di scoprire gli animi, ogni animo anche a me sconosciuto e nel suo c'era tanta roba.
Sono crudele e spietato, lo dico io e lo dice chi mi conosce, non conosco limiti alla violenza.
In Jane rivedo la mia persona, la mia personalità riflessa in lei, ci somigliamo in molte cose.
"Rivera." mi riportò sulla Terra e mi girai e la guardai mentre mi sedevo sul divano accanto alla sua poltrona.
"Ami ancora John?" la interruppi guardandola.
Distolse lo sguardo e si alzò: "È tardi."
"No, tu non verrai." gli dissi rimanendo seduto a fissarla con aria tranquilla e superiore.
"Di che stai parlando adesso?" alzò il tono lei.
"Sarò io ad uccidere l'uomo che ami, se ami non premerai mai quel grilletto." gli risposi
"Rivera, stai nel tuo." mi disse uscendo dalla villa dirigendosi con una piccola valigia verso l'auto dell'autista.
Fosse un altro tipo di donna e si fosse opposta al mio comando l'avrei spedita in un buco sottoterra da molto tempo, lei era una donna di un certo calibro e io un uomo da non sfidare troppo.
Presi la mia valigia accompagnato dalle guardie e mi diressi nell'auto dove lei si era già sistemata.
Entrai sedendomi accanto a lei, feci segno al mio autista di partire e iniziammo a dirigerci verso il mio aereoporto privato.
Mi vidi e la vidi a fumare fissando il vuoto.
Mi squillò il telefono e risposi, era una delle mie tante: "Dimmi."
"Devo parlarti." disse lei
"Se sei incinta sono cazzi tuoi." attaccai la chiamata, la vidi girarsi verso di me per un po' per poi rigirarsi verso il finestrino.
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Jane...Jane Fox
RomantikJane, Jane Fox. Da professoressa a ereditiera, una vita fatta di scoperte, di amori, di violenza e sesso sfrenato. La sua storia vi attende. 🔞 ⚠️ASSOLUTAMENTE VIETATA LA COPIATURA DI IMMAGINI O DETTAGLI INERENTI ALLA STORIA.⚠️
