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ALEXANDER

Dovevo vederla, prima o poi sarebbe dovuto succedere, e quel momento era arrivato.

Entrai lentamente in quella stanza, ignorando le urla di Jane.

Era seduta proprio lì.

Mi fissò, non si muoveva ma lei era lì

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Mi fissò, non si muoveva ma lei era lì.

Osservai il suo viso che non vedevo da anni, era così diversa e cresciuta, era una donna.

La sua scollatura, il suo corpo e il suo viso.

Afferrai la sua borsa e la guardai da vicino.

La riposi dov'era, ero freddo e felino, la sua presenza mi irritava infinitamente.

Era immobilizzata e il suo sguardo cambiò quando cominciai ad avanzare verso di lei.

"Jane esci." dissi senza voltarmi.

Lo fece e sentii la porta chiudersi.

Deglutì e strinse tra le sue mani le braccia della poltrona sulla quale era seduta.

La afferrai da un braccio facendola alzare, girai come un predatore attorno al suo corpo guardando ogni centimetro di lei.

Mi accorsi di una telecamera che puntava su tutta la camera, ero sicuro che lei stesse guardando e l'avesse fatto apposta a ospitarla in questa camera.

Il suo corpo era bello, non era più una ragazzina.

I suoi occhi erano identici a quelli di nostra madre, erano l'unica cosa bella che aveva di lei.

"Alex..." mi guardò.

La sua voce era così diversa e bella, era cresciuta.

La tirai verso di me, la afferrai dai capelli e la strinsi a me violentemente.

"Vorrei tanto ucciderti." la guardai negli occhi.

Era immobile, non emetteva alcun suono.

"Hai tradito la famiglia." continuai.

"Non è mai esistita alcuna famiglia." disse dolorante per la forza con cui la tenevo.

La lanciai contro la parete dopo quella affermazione.

Gemette dal dolore per poi guardarmi: "Voglio una vita normale, è stato un errore di quindici anni fa."

Risi dopo quella frase così ingenua.

Jane...Jane FoxDove le storie prendono vita. Scoprilo ora