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JANE

Erano le 20 passate, mi alzai di scatto, mi sistemai il trucco e i capelli, presi cellulare e borsa e uscii in fretta e furia da quell'edificio.

Ignorai la presenza dei paparazzi ed entrai nella mia Mercedes, misi in moto e accelerai.

Non avevo neanche controllato se questa Lauren aveva risposto, presi il telefono e lo aveva solo visualizzato.

"Figlia di puttana." mormorai mentre guidai per qualche isolato ed entrai nel parcheggio privato del Fox's. Parcheggiai e scesi dalla macchina.

Vidi una donna bionda, molto giovane, vestita con una minigonna, dei tacchi alti e un top.

Attraversai la strada e i paparazzi mi circondarono ancora una volta.
Lei mi guardò e gli feci segno di entrare.

Capii che fosse lei Lauren, timida, intimorita e la classica sottomessa dall'uomo di cui si era innamorata solo perché glie l'aveva concesso per una notte.

Sorrisi arrogantemente a quel pensiero, povero illuso, poveri illusi.

Ci sedemmo ad un tavolo per due un po' più privato: "Ciao Lauren." dissi fissandola.

"C-ciao." disse un po' tremolante.
"Quanto tempo fa è successo?" chiesi con tono molto duro e intimidatorio.

"Io non so di cosa tu stia parlando."
Mi ricomposi sulla mia poltrona: "Non hai idea ti quante cose ti farei, una morte lenta e tortuosa fatta di così tanto sangue, il tuo."

Spalancò gli occhi e si guardò attorno per poi guardarmi: "È successo un pomeriggio, due giorni fa, prima a casa sua e poi in un hotel in centro."

Quella frase, quella conferma, quelle foto, quelle prove, quel duro colpo.

Distolsi lo sguardo, i miei sensi non reagivano.
Sentivo il mio corpo pesante.

Avevo bisogno di aria e nient'altro.

Mi alzai, quando lo vidi entrare nella sala privata in cui eravamo e fissare i suoi occhi su di me, era l'ultima persona che avrei voluto vedere

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Mi alzai, quando lo vidi entrare nella sala privata in cui eravamo e fissare i suoi occhi su di me, era l'ultima persona che avrei voluto vedere.

Mi girai verso di lei: "Tu adesso va' da lui e digli che mi hai detto tutto."

Uscendo fuori mi scontrai con una presenza dura poco più alta di me. A quel tocco provai fastidio, mi girai ed era George.

"Voglio che prendi quella biondina e la porti alla mia macchina." dissi piena di foga e rabbia.

"Che cazzo stai facendo?" chiese scettico.

"Tu fallo." continuai irritata.

Raggiunsi il parcheggio privato ed entrai nella mia Mercedes. Ero accecata dalla rabbia.

Così accecata che avrei potuto fare qualsiasi cosa.
Non vedevo, vedevo solo fuoco e scintille.

Aspettai una ventina di minuti, quando entrarono entrambi in macchina.

Jane...Jane FoxDove le storie prendono vita. Scoprilo ora