Jane, Jane Fox. Da professoressa a ereditiera, una vita fatta di scoperte, di amori, di violenza e sesso sfrenato. La sua storia vi attende.
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Camminai nel corridoio, ero tornata a casa, mi ero lavata e cambiata e adesso stavo uscendo.
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Scesi al piano di sotto e uscii di casa, entrai nella mia auto e accelerai.
Era tutto il pomeriggio che Alexander non rispondeva ai miei messaggi e telefonate.
Riprovai a chiamarlo mentre andavo verso il locale di mio padre, ma nulla.
Chiamare mio padre sarebbe stato troppo facile, erano troppo buoni amici e glie lo avrebbe immediatamente riferito.
Mi accesi una sigaretta in preda al nervosismo e dopo minuti interminabili di traffico, entrai finalmente nel parcheggio privato.
Scesi e fece lo stesso John, gli avevo ordinato di seguirmi ma con un altra auto.
Scesi in fretta e attraversai la strada con lui che mi stringeva a sé in modo da evitare in fretta tutte quelle persone e giornalisti.
Entrammo dentro e mi guardai intorno, nel tentativo di riconoscere qualche volto ma nulla, così ci avviammo verso l'ascensore che portava sulla terrazza.
Salimmo e le porte si aprirono lasciando spazio alla musica il cui volume era molto alto.
Uscii e vidi mio padre seduto con degli altri uomini, probabilmente amici.
Lui si girò e mi fece un occhiolino divertito, divertente caro papà ma avrei voluto uccidere quel cretino del suo braccio destro.
Vidi altre persone e finalmente lo vidi in fondo alla terrazza che salutava una donna.
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La salutò e poi le sussurrò delle cose all'orecchio, li vidi ridere e in quel momento la mia freddezza e rabbia repressa si triplicarono velocemente.