RIVERA
Telefonai un sacco di volte ma niente, nessuna risposta, mi misi la giacca, presi le chiavi della macchina e uscii fuori.
Entrai nella Lamborghini e accelerai superando il viale e il cancello continuando a chiamarla fino all'ultimo squillo.
Guidai velocemente verso l'azienda e una volta arrivato entrai direttamente nel parcheggio sotterraneo, parcheggiai e scesi raggiungendo l'ascensore.
Mentre aspettavo di salire ai piani alti, mi girai di spalle alla telecamera presente nell'ascensore e da una boccetta che presi all'interno della mia giacca sniffai un po' di coca.
Mi rigirai ed uscii dall'ascensore toccandomi il naso, ferma una stagista: "Dov'è Jane?"
"Non è qui Signor Rivera, non è proprio arrivata." disse la ragazza guardandomi agitata.
Entrai nel mio ufficio, mi sedetti e iniziai a sbrigare delle pratiche.
Mi alzai avvicinandomi alla bottiglia di whiskey, ne versai un po' nel bicchiere affianco e ripensai alla sera prima.
Quel suo sguardo diceva tanto come diceva poco. Si vedeva che lo amava, che non lo aveva dimenticato dopo tutti quegli anni e Adrian non si era sbagliato, sapeva molto di lei.
Lo amava con tutta se stessa, come lo guardava mentre lui era felice, quella discussione nel parcheggio, quella sottomissione che lasciava avere su di lei solo da quell'uomo e nessun altro.
Aveva un irrefrenabile bisogno di amarlo e certi sguardi è inutile analizzarli se sono palesi.
Fu in quel momento, bevendo quel sorso di whiskey che capii che mi sarei raffreddato, sarei stato solo un suo socio per lei.
Niente più uscite, niente confidenze ma soltanto lavoro.
Si certo soffriva anche se lo faceva in silenzio, quel silenzio pesante e represso ma sapeva anche giocare molto bene, sapeva persuadere e manipolare ma con me era un po' difficile.
Ripresi a lavorare fermamente sicuro della mia decisione.
Mi sedetti e continuai a lavorare fino a sera compilando documenti e parlando al telefono.
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JANE
Mi svegliai, sembrava fossi stata in coma per giorni e invece erano passate molte ore, erano le 21 di sera.
Mi sentivo meglio ed ero affamata.
Presi il telefono ed erano piene di telefonate di Rivera e direttori ma non mi importava richiamarli.
Mi staccai la flebo facendo attenzione all'ago, misi un cerotto e mi alzai con calma.
Mi sentivo molto bene, carica e rinata.
Scesi al piano di sotto e mi rivolsi alla domestica intenta a spolverare tutti i mobili nella casa: "Voglio un piatto di uova strapazzate e una fetta di pane integrale senza lievito."
La domestica annuii andando in cucina per riferire la mia richiesta, entrai nella sala da pranzo e mi sedetti al mio solito posto.
Mi strofinai gli occhi e mi passai una mano tra i capelli, presi il telefono che avevo poggiato sul tavolo e chiamai Jacqueline.
"Mammaa sono ad una festa." disse lei
"Sei ubriaca?" chiesi seccata.
"Ma che dici no! Scusami se non sono tornata questi giorni ma sto dormendo da Rebeca."
"Va bene." attaccai e arrivò la mia portata in un battibaleno.
Iniziai a mangiare ma stavolta bevvi solo dell'acqua anziché vino. Mi sentii subito energica e come se avessi ricevuto una secchiata di acqua gelida in testa: stavo bene.
Finii di mangiare e rimasi un po' seduta a guardare quella villa che non avevo mai valorizzato io in prima persona.
Invece mi rappresentava, moderna ma allo stesso tempo con dettagli particolari, un po' come me.
Guardai l'immenso giardino fuori dalla vetrata.
Mi alzai e andai al piano di sopra, mi spogliai mentre camminavo verso il bagno ed aprii il rubinetto della vasca da bagno.
Attesi che si riempisse e mi accesi una sigaretta.
Nel mentre mi squillava il telefono, lo presi ed era Rivera, di nuovo.
Poggiai il telefono facendo continuare a farlo squillare e distolsi lo sguardo.
Lo riguardai, lo afferrai e risposi: "Pronto."
"Dove cazzo sei?!" disse urlandomi al telefono.
"Non sono stata bene, per tua informazione." dissi con tono glaciale senza scomodarmi ad alzare il tono, non ne avevo voglia.
Mi chiuse il telefono in faccia e lo poggiai impassibile, entrai nella vasca da bagno immergendomi completamente.
Rimasi qualche secondo in più in acqua per poi risalire in superficie portandomi i capelli indietro.
Pensai che lo avevo perso ma in fondo non era mai stato davvero mio.
Certo era stato l'unico uomo per cui avevo perso la testa e dopo di lui, sì ho amato, ma non era lo stesso.
Lo avevo perso definitivamente adesso, ormai stava per avere un figlio e amava questa ragazza.
Era questo pensiero che mi rendeva nervosa, estremamente nervosa.
Uscii dalla vasca e allungai la mano prendendo l'accappatoio appeso poco distante dalla vasca.
Me lo misi e mi accesi una sigaretta, fumai poggiata al muro difronte al grande specchio.
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Jane...Jane Fox
RomansaJane, Jane Fox. Da professoressa a ereditiera, una vita fatta di scoperte, di amori, di violenza e sesso sfrenato. La sua storia vi attende. 🔞 ⚠️ASSOLUTAMENTE VIETATA LA COPIATURA DI IMMAGINI O DETTAGLI INERENTI ALLA STORIA.⚠️
