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Due settimane dopo

La direttrice mi ha fatto i complimenti per le bellissime parole espresse nell'articolo per il giocatore. Era ammaliata da come ero riuscita a rimanere fredda in questa intervista, senza perdere la testa. Denise e Selena non hanno fatto altro che parlarmi alle spalle, dicendo che era solo fortuna,il mio primo articolo con uno famoso. Che sono stata a letto con lui per aver realizzato una pagina del genere. 
Non mi importava di ciò che pensavano, Simone ed io sapevamo come erano andate le cose, ho aspettato qualche giorno in più per rendere tutto più perfetto. Ho lasciato a lui il tempo per lasciarsi andare e per farsi che la direttrice non mi licenziasse. Non sarei andata a letto con uno sconosciuto per lavoro. 
“ è davvero come hai scritto?” una delle amiche di quelle due mi faceva questa domanda sottovoce. Eravamo vicine di scrivania. 
“ cosa mi stai chiedendo Julia? Se mi sono scopata il giocatore per avere un'intervista del genere?” 
“ si. Oddio, non capire male, ma è strano che uno famoso si apra così a una giornalista piombata così a caso dopo una partita” 
“ io ho capito benissimo invece, non fatte altro che mettermi in un angolo come se fossi una deficiente. Vi sentite superiori solo perché avete più esperienza di me. Ho 24 anni non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno. ” 
“ ho solamente fatto una domanda” 
“ inopportuna. Se anche tu pensi che per essere gentili bisogna solamente farsi qualcuno sbagli di grosso. Ho instaurato un rapporto civile con il suo manager, Baldassaroni è stato carino nei miei confronti e ho scritto l'articolo fine della storia. ” rispondo acida. Non sopportavo più questo continuo veleno nei miei confronti. 
“ calmati però!” 
“ calmarmi un paio di palle! Sono mesi che subisco i vostri commenti velenosi e sto zitta. A me non mi importa ciò che pensate ma almeno evitate di farvi sentire. ” prendo i miei fogli per il prossimo articolo e mi sposto in una saletta silenziosa. Il telefono vibra in tasca, leggo il mittente «Simone Baldassaroni» ignoro cosa c'è scritto. Non andrò a quella cena. Il mio lavoro era già finito. Si era scusato fine. Non avevamo nulla da dirci. Rimetto il telefono nella tasca, è mi dedico a quello che era il mio nuovo lavoro l'articolo su l'acqua che sorgeva nei fiumi avevo fatto anche delle foto al Tevere. Poco dopo però...
“Emma” la mia direttrice Helen entra chiudendo poi la porta. 
“ mi dica ” 
“ ti devo chiedere un nuovo articolo” 
“ su cosa? Sto lavorando a questo progetto che mi ha dato ieri” 
“ alla nuova partita di basket che si svolgerà a Milano settimana prossima” 
“ perché io? ” 
“ perché credo tu sia l'unica nel poter riportare una bella storia di questa squadra nel giornalismo. Mi fido di te” 
“ dovrei stare fuori…” 
“ tre giorni. Devi provare a seguire gli allenamenti, e poi descrivere la partita, vorrei che tu chiedessi qualcosa ai compagni di Simone di come è giocare in quella squadra e stare con lui. ” 
“ mi sta chiedendo una cosa molto grande lo sa?” 
“ ha detto a Julia che è hai un rapporto civile con il manager di Simone sono sicura che non ci siano problemi” sbarrò gli occhi, era andata a dire tutto alla direttrice non ci potevo credere davvero, e adesso voleva mettermi di nuovo alle spalle. 
“ se io mi rifiuto?” domandò. 
“ riceverai una punizione ” 
“ ma perché tutto io? Ci sono anche tutti gli altri, compreso il trio che si è compatto contro di me” 
“ nessuno è contro di te. Qui si lavora, sei stata accettata per questo. ” 
“ ma ho anche il diritto di rifiutarmi. Invece, voi fate solo in modo di darmi altre cose pur dover accettare. Avere un rapporto civile con qualcuno non vuol dire averci un'amicizia” 
“ questo lo so. Ma sei l'unica sul serio che è riuscita a portare tanti consensi, recensioni e stelline al nostro giornale” 
“ devo decidere adesso?” 
“ hai due ore di tempo” 
“ così poche?” 
“ non ti sto mandando in guerra. O accetti o sei fuori da ogni possibilità di interviste. Farai solo articoli qua dentro. ” mi dice uscendo dalla porta. Questa me l'avrebbe pagata cara Julia dei miei stivali. Volevano continuare a mettermi i bastoni tra le ruote sperando che io non accetti gli incarichi. Bene vogliono la guerra, mi alzo, esco fermando la direttrice in mezzo alla sala. Tutti ci guardano. 
“ vado a Milano. Porterò un nuovo articolo come si deve” 
“brava sapevo di poter contare su di te” mi risponde entrando nel suo ufficio. Mi volto verso quelle tre che sbattevano il piede per terra. 
“ non avrai vita facile qui dentro!” 
“ nemmeno voi tre ” le indico. Torno nel mio spazio consapevole che avrei dovuto rivederlo quando l'unica cosa che contava per me era dimenticarlo. Dimenticare quella scena alla partita. La sua voce. Pensino i suoi occhi. 

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