Capitolo 125 - Amore e Psiche -

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7 dicembre

Nonostante fosse tornato da poche ore nel suo quartier generale, la mente di Napoleone era ancora ferma all'hotel de Chantereine, a quella notte in cui, il giovane generale aveva dovuto cedere, ancora una volta, all'amore. Aveva cercato di non illudersi più, di ricordare quante sofferenze aveva provato per colpa di quel terribile sentimento.

Eppure non riusciva ad allontanarlo, non dopo ciò che era accaduto quella sera, mentre avevano cenato. Lei lo aveva invitato a degustare dei piatti che lui non aveva mai visto, i cibi erano cotti ed elaborati in una maniera inedita, gli aveva spiegato che erano metodi e alimenti che provenivano dalla sua Martinica "Provenite dalle Antille?" aveva chiesto Napoleone colto di sorpresa, aveva sempre pensato che il suo esotismo fosse dovuto a comportamenti imposti, non certo per predisposizione.

"Sì, sono una creola" aveva confermato lei con dolcezza e fascino, lo aveva accarezzato suo viso e aveva puntati i suoi languidi occhi castani su di lui "Ma anche voi provenite da un'isola mi hanno detto" aveva aggiunto poi, curiosa di avere una conferma.

"Sono nato e, per qualche tempo cresciuto, ad Ajaccio, in Corsica, un'isola del Mediterraneo" aveva risposto semplicemente Napoleone. Aveva sperato di non provare troppo dolore quando le aveva riferito questa semplice notizia, perché era ancora una ferita che gli faceva ancora male e gli aveva fatto ricordare, per un istante, i primi felici anni dell'infanzia. Quando nel suo cuore vi era ancora il sogno dell'indipendenza e l'illusione di un futuro glorioso per la sua isola "Ma adesso mi sento profondamente legato al Continente, anche per via della carriera militare, studio in Francia fin da quando avevo pressappoco dieci anni".

I due aiutanti, nel frattempo, lo avevano visto tornare con aria trasognante e rilassata, mai era capitato di trovarlo così, nemmeno quando era ancora legato a Desirée e gli arrivava una lettera da parte della ragazza - Comandante - lo chiamò Junot, mentre gli passava davanti, senza accorgersi minimamente di lui - Comandante - tentò di nuovo, ma ancora non gli aveva dato retta - Muiron provateci voi, magari con voi si ridesta... conoscendovi

- Ci provo amico mio - rise divertito - Ma non vi garantisco nulla, non so fare magie o miracoli

- Provateci lo stesso...dobbiamo sapere cosa è successo ieri sera... - affermò, prendendogli un braccio, era effettivamente curioso di sapere quale stregonerie avesse lanciato quella donna sul loro comandante per ridurlo in quello stato.

- Sicuramente non gli è andata male, stavolta, è più che evidente, no? - aveva staccato la mano dal suo braccio - Ma ora calmatevi o non risolveremo nulla

Junot lasciò il braccio e annuì - Avete ragione, Muiron, mi stavo lasciando trascinare dall'entusiasmo e perdendo la lucidità - notò che il generale aveva lasciato la porta dello studio aperta, cosa assai insolita da parte sua, dato che la chiudeva sempre, anche per una breve visita - Guardate amico - gli indicò la porta stupefatto.

- Dev'essere proprio malato allora - ridacchiò Muiron, cercando di trattenere le risate fragorose che volevano uscire dalle labbra - Alla fine l'ha presa anche lui

Il collega lo guardava stralunato, senza comprendere il perché del suo atteggiamento, gli pareva irrispettoso ridere di lui, inoltre se lo avesse scoperto sicuramente si sarebbe infuriato e sinceramente non aveva alcuna voglia di fargli perdere la pazienza o il buonumore - Ma che state dicendo Muiron? Di che malattia state parlando? - chiese perplesso.

Muiron lo osservava e poi gli consigliava di avvicinarsi alla porta di Buonaparte per poterlo osservarlo assieme a lui, era seduto al suo posto, con il volto tra le mani - Espressione incantata e felice, viso leggermente inclinato, continui sospiri e rossore sulle guance - emise sorridendo dolcemente - Ha sicuramente la malattia dell'amore!

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora