Capitolo 147 - Noi siamo amici dei popoli che discendono dagli Scipioni -

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16 maggio

Il generale Bonaparte non aveva perso tempo, che era più prezioso della sua stessa vita e aveva deciso immediatamente di sfruttare tutte le risorse del duca Serbelloni per attuare la sua politica rivoluzionaria. Era perfettamente consapevole del fatto che bisognasse stupire le personalità più influenti di Milano e dei dintorni.

"È arrivato il momento di adoperare sapientemente tutte le mie conoscenze" diceva fra sé, sistemandosi la giacca dell'uniforme. Aveva notato che i domestici avevano tolto la polvere e le macchie più superficiali. Sorrise leggermente nel pensare che anche se glielo aveva ordinato il duca, la servitù si era dimostrata molto prodiga nella pulizia "Questa efficenza e dedizione mi saranno utili" allungò le mani delicate, afferrando gli stivali, anche questi lucidati per bene, si sedette sul letto e li infilò velocemente. Si diede la spinta, alzandosi nuovamente in piedi.

Nel mentre abbottonava la giacca blu, il lieve russare del suo aiutante Marmont lo fece voltare, dormiva ancora profondamente, così come il povero Muiron, che si stava ancora riprendendo da quell'esperienza. Erano state intense giornate di combattimenti, anche di notte si erano spostati con marce rapide e forzate, quasi senza pace. Bonaparte stesso non si era risparmiato nulla, però, era giusto che fossero i suoi uomini a riposare di più, recuperare le energie, in modo che potessero essere nuovamente pronti per la seconda parte della campagna contro gli austriaci.

"Io mi sono rifocillato abbastanza, in quanto comandante non posso permettermi di abusare della mia posizione" allaciatosi la sciabola attorno alla vita sottile, controllata la pistola, con grande discrezione si diresse verso la porta, la aprì lentamente, evitando di farla cigolare e uscì "Soprattutto ora che sto costruendo la mia immagine di perfetto generale, di liberatore agli occhi degli italiani".

Tuttavia, poco dopo, un via vai di gente ridestò dal sonno il giovane aiutante di campo e si sentì scuotere da qualcuno - Ancora... qualche minuto... - borbottò con la voce pastosa - Poi mi alzo comandante...

- Marmont, svegliatevi, non sono il comandante... - rispose una voce familiare - Sono io... Muiron

Marmont si mise in posizione supina e aprì gli occhi, l'immagine sfocata divenne sempre più nitida, era proprio il giovane viso del suo collega e amico quello che stavano mostrando i suoi occhi - Buongiorno Muiron... - gli sorrise, stiracchiandosi. Era da tempo che non dormiva su un bel letto comodo e pulito. Gli aveva fatto bene - Ero convinto che foste il comandante... - guardò in ogni direzione - A proposito dov'è?

- Non saprei - rispose sinceramente Muiron, facendo spallucce - Però da quel che si sente là fuori, sembrerebbe che si stia mettendo già all'opera per attuare i suoi progetti politici - aggiunse - Il sonno da soldato mi ha evitato lo spavento - ridacchiò poi.

Marmont sorrise a sua volta, era felice di sapere che si stesse riprendendo da quella brutta vicenda. La guerra era terribile, questo lo sapeva fin troppo bene dal giorno in cui aveva intrapreso la carriera militare, bisognava avere una grande forza d'animo, per evitare di impazzire completamente. Gli diede un'amichevole pacca sulla spalla - Sicuramente sarebbe capitato anche a me, se fossimo stati sulla fredda e nuda terra, Muiron - poi rivolse lo sguardo alla porta - Dovremmo andare anche noi ad aiutarlo non credete? Siamo pur sempre i suoi aiutanti di campo, tra quelli che non ha ancora mandato da qualche parte

- Eh già Junot è ancora in Francia - rifletté Muiron fissando l'amico - E sicuramente oltre al dovere si starà divertendo - ridacchiò - Così come pure Murat... penso che li farà richiamare per il proseguimento della campagna...

- Sono indispensabili per l'esercito Muiron, lo sappiamo bene che per il nostro comandante qualsiasi persona che abbia talento, fortuna e capacità è importante - affermò il collega, rivestendosi. Nel farlo, però, gli venne in mente una parte della conversazione che ebbe con Bonaparte. Il giovane generale corso non aveva mai fatto troppo mistero della stima che provava nei suoi confronti; infatti si era complimentato con lui per l'ottima azione svolta a Lodi, avendo catturato un'intera batteria nemica e lo aveva nominato comandante di battaglione - È una promozione che vi spetta, anzi quasi non vedevo l'ora di darvela, Marmont, visti i vostri risultati - gli aveva detto colto da un'euforia incontrollabile, tirandogli un po' le orecchie.

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora