Capitolo 159 - C'è più verità in una lettera che in cento discorsi -

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19 luglio

- Delle lettere da parte di Bonaparte? - domandò Josèphine in salotto, stava degustando un po' di pasticcini milanesi sul suo triclinio; seppur non fossero uguali a quelli parigini, ammetteva a sé stessa che erano davvero una delizia, non la appesantivano nemmeno, vi era ancora l'influenza austriaca nella loro cucina - Infatti mi ero un po' stupita che non fossero giunte sue missive negli ultimi giorni - aggiunse tra sé sottovoce. Si era quasi illusa di potersi godere un po' di tranquillità con la lontananza del marito, e invece quell'uomo non voleva proprio saperne, appena aveva ricevuto la sua lettera, Bonaparte non aveva esitato a risponderle.

- Sì il corriere è corso tutto defilato - riferì uno dei paggi che il generale aveva incaricato per servirla al meglio. Il giorno della partenza Napoleone era stato molto chiaro con il duca Serbelloni e la sua corte: dopo averli ringraziati per la continua e gradevole ospitalità offerta, ci tenne particolarmente a ribadire che, la sua adorata moglie, fosse stata affidata alle loro cure e premure e che sarebbe stata trattata con ogni riguardo - E mi ha comunicato se ci sono vostre lettere da far spedire, cittadina...

- Non ce ne sono, lo sapete bene mio caro - rispose la donna con nonchalance, con un gesto della mano indicò all'uomo di posare le lettere e di andarsene - Prima di far ripartire il corriere fatelo riposare un po', sarà sicuramente molto stanco, conoscendo l'esigenza di mio marito - riferì rapidamente, poco prima di sentire la porta chiudersi delicatamente. Solo allora la creola poté emettere un lungo respiro - E pensare che ho insistito con Hippolyte affinché mi lasciasse un po' da sola - si avvicinò alla poltroncina che era stata riservata al suo carlino, che si era addormentato a causa del caldo, la creola lo accarezzò sul pelo pulito. Dopodiché rivolse lo sguardo alle due lettere, sapeva che con Napoleone le sorprese non finissero mai, perciò poteva aspettarsi di tutto dai suoi scritti.

Prese la prima, datata il 29 messidoro, ossia il 17 luglio, vergata alle 9 di sera dal quartier generale di Marmirolo, la aprì, notò che non fosse particolarmente lunga, cominciò a leggerla 'Ho ricevuto la tua lettera, adorabile amica; esso ha riempito il mio cuore di gioia' era esattamente il tipo di frase che si sarebbe aspettata di leggere come apertura, conoscendo quanta importanza Bonaparte desse alle poche e brevi lettere che gli spediva, quando aveva voglia e si ricordava di farlo 'Ti sono obbligato della pena che ti sei data per darmi tue nuove; la tua salute ora deve essere migliore; sono sicuro che sei guarita. Ti prego caldamente di montare a cavallo, poiché questo non può mancare di farti bene'.

Nel leggere quel consiglio la donna emise un altro sospiro, prima di rimettersi alla testa delle sue truppe, il marito le aveva rivolto una marea di domande, in quanto aveva affermato, una sola volta, quanto si sentisse stanca e accaldata, pur avendo passato delle notti intense. Comprendeva il suo lato premuroso, tuttavia, lo percepiva in modo decisamente asfissiante, soprattutto quando assumeva un atteggiamento quasi paterno, eppure era più giovane di lei: sentiva quasi il dovere di proteggerla, in ogni occasione, persino da lontano. Alla lunga tale atteggiamento le procurava fastidio, per fortuna che, con la ripresa delle azioni belliche, sarebbe stata un po' più libera di muoversi dove e come voleva.

'Da poi che ti ho lasciata, sono sempre stato melanconico. La mia felicità è di esserti vicino. Incessantemente ritorno coll'immaginazione ai tuoi baci, alle tue lagrime, alla tua amabile gelosia; ed i vezzi dell'incomparabile Joséphine accendono senza posa viva e ardente fiamma nel cuor mio, nei miei sentimenti'. Nella mente della donna risuonava la voce asciutta, a tratti aspra, ma profonda del marito, con quell'accento corso molto spiccato e gli errori di pronuncia che si riversavano anche nella scrittura, che risultava, a tratti, incomprensibile da leggere e capire 'Quando mai, libero da ogni inquietudine, da ogni affare, potrò io passare tutti i momenti vicino a te, altro non fare che amarti, e non pensare che alla gioia di dirtelo e di provatelo?' Era un quesito che probabilmente non avrebbe mai avuto risposta, la creola conosceva i militari, era già stata moglie di un ufficiale: non avevano un attimo di tregua, di pace, perennemente affamati di gloria e di imprese memorabili; non erano come i soldati, i quali volevano soltanto vivere e divertirsi.

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora