Capitolo 66 - Nessuno è profeta in patria -

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Calvi, 31 maggio

Giuseppe e Saliceti erano riusciti a scappare dalle grinfie di Paoli, ma nessun angolo della Corsica era sicuro, ad eccezione della cittadina di Calvi, che continuava a resistere alle interferenze dei paolisti, in cui erano arrivati il 29 dello stesso mese, dopo un viaggio tortuoso tra i monti, senza subire alcun attacco. Trovarono Napoleone ad attenderli sovrappensiero e nervoso, nonostante ciò, il giovane ufficiale poté avere il piacere di conoscere di persona il commissario Saliceti, per la prima volta.

Lo stesso si poteva dire di Saliceti, che era rimasto piacevolmente sorpreso nel constatare le grandi capacità intellettive, oltre che militari, del fratello di Giuseppe - Paoli ha commesso un grosso errore nel caplestarvi così deliberatamente - espresse con profondo rammarico il commissario.

- Quando se ne accorgerà sarà troppo tardi - replicò Giuseppe, ancora scosso da quanto era accaduto. Erano stati giorni terribili, che difficilmente avrebbe dimenticato. Napoleone rimase in silenzio e immobile, le braccia allacciate dietro la schiena, lo sguardo fisso su qualcosa visibile solo a lui. Oramai non gli interessava nulla, se non aspettare l'arrivo della madre, delle sorelle e di Girolamo e andarsene per sempre da quell'isola che li stava cacciando.

- Non sono più affari che ci riguardano Giuseppe - replicò cinico Napoleone, voltò leggermente il viso nella sua direzione e proseguì, freddo, implacabile - Loro hanno voluto questo e ne pagheranno le conseguenze, ora dobbiamo pensare solo ai nostri interessi - precisò, per poi chiudersi nuovamente in un mutismo che al fratello non piacque per niente. Comprese che Napoleone non provava odio, né risentimento, ma solamente indifferenza verso Paoli e il futuro della Corsica. Aveva altri obiettivi per la testa.

Nei giorni successivi, l'attesa era diventata insopportabile, a causa delle drammatiche condizioni della famiglia, costretta a percorrere miglia a piedi per seminare le bande paoliste, che non avevano alcuna intenzione di lasciarli in pace. Oltre a questo, Saliceti stava sostenendo un'iniziativa per riprendere il controllo di tutte le città anti-francesi, in particolare Ajaccio. Tuttavia Napoleone non condivideva l'idea di sprecare tempo ed energia per qualcosa che non si sarebbe realizzato mai.

- Perché dite questo cittadino Buonaparte? - chiese stupito Saliceti. Non si aspettava una simile reazione da parte sua, anzi, credeva che avrebbe fatto rinascere in lui il desiderio di voler combattere per la patria. Lo guardava camminare in continuazione lungo la stanza privata del commissario. L'aveva convocato proprio per coinvolgerlo.

- Perché i corsi non vogliono la Rivoluzione, né diffondere i suoi grandi ideali - rispose Napoleone provando a non perdere la calma e la pazienza. Accelerò ulteriormente il passo, sintomo di un'irrequetezza che non riusciva a tenere a bada, gesticolava animatamente - Vogliono solo un uomo forte che li guidi, perché sono incapaci di pensare con la propria testa, di decidere autonomamente, sono sempre stati così, ed io che li lodavo - aggiunse profondamente disgustato. Lo era al punto da rinnegare addirittura le proprie radici, quelle stesse origini che aveva difeso orgogliosamente in passato. 

Saliceti abbassò leggermente la testa e sospirò, Napoleone aveva ragione. Al pari di lui era vissuto in una realtà diversa e aveva sviluppato un modo di vedere le cose completamente opposto a quello di un corso che non si era mai allontanato dalla sua isola. Il continente prima e la Rivoluzione poi, avevano aperto loro gli occhi, mostrando un mondo indifferente e crudele, in cui si doveva lottare a denti stretti per sopravvivere, molto più che in Corsica.

- Ho rifiutato occasioni imperdibili in Francia e sprecato anni qui per seguire un sogno irrealizzabile - continuò il ragazzo, agitato e rammaricato con sé stesso. Era stato uno stupido, aveva seriamente creduto di poter essere contemporaneamente un ufficiale francese e un patriota corso. Si era illuso di non dover compiere alcuna scelta, di poter essere entrambe le cose senza avere alcuna ripercussione. Ma ora che aveva ricevuto l'umiliazione più grande, che era stato calpestato, ora poteva scegliere chi essere: un uomo d'armi che badava solamente a sé e alla sua famiglia. Si fermò bruscamente e osservò il profilo aguzzo e spigoloso del commissario - Da adesso in avanti non le sprecherò più - chiuse lentamente gli occhi e li riaprì - Ma se voi volete adoperarvi per riprendere la Corsica, non sono certo io ad impedirvelo cittadino Saliceti, in fondo non ho alcun potere...

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora