Capitolo 68 - Ci vogliono due uomini per fare un fratello -

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20 giugno

Mentre la famiglia cominciava ad abituarsi alla nuova vita in Francia, seppur tra mille difficoltà, a causa della Rivoluzione, che stava prosciugando ogni loro risorsa, Napoleone attendeva l'arrivo di Saliceti in Francia, dopo essere stato cacciato dall'isola da Paoli con la complicità inglese.

Sapeva che era una questione di giorni, ormai, ma non ce la faceva ad aspettare ancora, non perché volesse ottenere un'occupazione militare, aveva comunque il suo grado di capitano, quanto per dare un contributo stabile e duraturo ai suoi. Non voleva sentirsi inutile, un peso. Per questo dava una mano a Giuseppe nella gestione economica precaria, persino nel suo tentativo di allacciare importanti rapporti con alcune famiglie facoltose della cittadina e dei borghi nelle vicinanze, tra questi La Valette.

Avevano persino rincontrato il quarantunenne ammiraglio Laurent Truguet, che qualche mese prima, quando i Buonaparte risiedevano ancora in Corsica, poco dopo la spedizione in Sardegna, durante il viaggio di ritorno, aveva sostato proprio ad Ajaccio e aveva corteggiato la sedicenne Elisa. Tuttavia l'ammiraglio non aveva accennato a quell'evento, nella conversazione. Si era soffermato sull'evolversi delle vicende in Corsica, e si era detto disponibile ad una collaborazione fra le due famiglie.

Tramite le conoscenze acquisite riuscirono a risalire ai club giacobini sorti da poco, nella città di Tolone, nei quali vi era spesso il fratello Luciano. Quest'ultimo era stato informato circa il rocambolesco arrivo dei loro parenti in Francia e aveva risposto loro, informandoli che non appena avrebbe avuto del tempo libero, sarebbe andato a trovarli. I giorni erano passati e di lui non si ebbero altre notizie.

Letizia era decisamente preoccupata per le sorti del terzogenito, essendo a conoscenza del suo carattere ribelle e indipendente - Mi auguro che non gli sia accaduto nulla - confessò la donna, intromettendosi nelle conversazioni dei suoi figli più grandi. Per molti aspetti Luciano aveva delle somiglianze con Napoleone, come il grande desiderio di ribellione e la sua proverbiale cocciutaggine. Altri, invece, erano identici a quelli del suo compianto Carlo, tra cui l'amore per la vita, per il gioco e per le belle donne.

- State tranquilla, madre - la rassicurò Napoleone, seduto scomposto sulla sedia, a gambe incrociate, con un tono pacato, fermo e deciso - Sicuramente se la starà cavando alla grande, adoperando la sua parlantina convincente e le sue doti comunicative, oltre il bell'aspetto, s'intende - ridacchiò poi, rivolgendo il palmo della mano sinistra aperto verso di lei, chiuse velocemente gli occhi e li riaprì - Scommetto il mio stipendio che avrà già conquistato l'intero club giacobino - rivolse un'occhiata complice al fratello, assieme ad una gomitata sul fianco.

Giuseppe lo guardava interrogativo e, al contempo, tastava il punto in cui aveva ricevuto la gomitata. Non capì dove volesse arrivare con quel discorso suo fratello - Che intendi dire? - gli chiese il capofamiglia decisamente perplesso. Guardò anche la madre, che gli fece spallucce. Si massaggiò il collo sudato coperto dalla cravatta bianca.

- Lasciamo perdere, Giuseppe - sospirò Napoleone colpendosi sulla faccia - Perderei solo tempo spiegandoti l'evidenza...

- Nabulio intende dire che sicuramente avrà instaurato alcuni interessanti rapporti con la componente femminile del club, assieme a quella maschile - esordì Carolina, sbucata apparentemente dal nulla. Osservò il sempre più amareggiato Giuseppe - Dovresti conoscere com'è fatto! - aggiunse con ovvietà.

- Persino nostra sorella l'ha capito, Giuseppe - lo rimproverò Napoleone sospirando nuovamente. Il fratello era irrecuperabile da quel punto di vista.

- Non sono discorsi da donna, Carolina! - la sgridò Letizia, la ragazzina incrociò le braccia e sbuffò indispettita - Dovresti stare in camera tua a cucire! - rincarò la madre, autorevole e matronica.

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora