Capitolo 146 - Il mondo fuggiva sotto di me, come se volassi -

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Milano, 15 maggio

Quella domenica di Pentecoste del 1796 non sarebbe stata la solita giornata che alcuni milanesi avrebbero creduto. Da mesi ormai, specialmente gli esponenti delle classi più elevate e la borghesia, si erano tenuti in aggiornamento circa le rapide battaglie di quel generale dal nome poco francese che, in poco tempo, aveva conseguito delle vittorie significative, con una rapidità mai vista prima.

Erano al corrente che sarebbe passato per la città, a seguito della facile conquista da parte di un suo generale - Il duca Gian Galeazzo Serbelloni sta preparando la villa appositamente per lui e i suoi uomini - riferiva un giovane uomo, sottovoce, camminando tranquillamente assieme ad un suo collega, in piazza Duomo.

- Non mi aspettavo niente di diverso da un uomo come lui - fece l'altro sorridendo leggermente - Anche se guidava una parte delle milizie lombarde, si è schierato subito dalla parte dei rivoluzionari francesi, avendo capito il ruolo che questi avrebbero giocato, una volta giunti qui...

- A parte il popolino e qualche fedelissimo, ormai in città quasi nessuno è più desideroso di sottostare al giogo austriaco - ammise con convinzione ancora una volta il giovane e distinto signore - Infatti si stanno dando tutti da fare per mostrarsi accoglienti con i francesi

- Ma neppure io - ci tenne a ribadire il suo collega avvocato, toccandosi i baffi curati - Ormai sono finiti i tempi di Maria Teresa, i suoi successori non sono più all'altezza...

Il ragazzo osservava silenzioso la facciata, ancora incompleta, quasi fatiscente, del Duomo di Milano, riflettendo su quanto aveva udito - O più semplicemente quei tempi sono cambiati, amico mio e quel tipo di governo che era stata una fortuna anche per la nostra città, in quegli anni, ora non basta più

- Non posso che darti ragione - ridacchiò l'altro poggiando il bastone, provocando un suono secco - Ora andiamo al Palazzo Regio-Ducale, tra poco la nostra amata Milano sarà invasa da soldati francesi e sostenitori della causa rivoluzionaria - gli diede una pacca delicata - E noi saremo tra questi, sono proprio curioso di vedere questo generale Bonaparte di cui tutti parlano e della sua armata...

Alle porte della città, poco distante dai sobborghi, intanto, una carrozza proveniente da Lodi si era appena fermata a pochi passi da un manipolo di soldati, con un piccolo cavallo arabo dal manto bianco, agghindato con una sella sontuosa e riccamente decorata. L'ufficiale che era appena balzato fuori dal veicolo era il comandante in persona, che aveva deciso di fermarsi nella capitale lombarda soltanto dopo aver saputo dell'impresa di Masséna. Assieme a lui vi erano alcuni aiutanti di campo, tra questi il fido Marmont.

Sistemandosi i guanti neri e il bicorno, Napoleone si avvicinò al destriero, poggiò il piede sulla staffa, si diede la spinta e balzò sopra il cavallo. Aveva progettato l'entrata trionfale in ogni minimo dettaglio: voleva dare l'impressione di essere l'erede di un antico generale romano. Per questo, senza perdere tempo, raggiunse il resto dell'esercito che vi era collocato e diede disposizione di come sarebbero sfilati lungo le vie della città.

I primi sarebbero stati i carabinieri, come premio del loro eroismo e coraggio, dopodiché sarebbe stato il turno di alcune centinaia di prigionieri austriaci, prova tangibile del risultato delle vittorie, anche perché le bandiere erano poche, gran parte erano state mandate in Francia. Poi 500 tra ussari e dragoni, con le migliori uniformi che erano riusciti a ottenere e infine un migliaio di granatieri.

Nel mentre che si avvicinavano al luogo indicato, ovvero la Porta Romana, una delle principali vie di collegamento verso la Città eterna, Napoleone e una parte del quartier generale scorsero una fiumana di persone che si era riversata, impaziente di vederli. Vi erano tutte le classi sociali, però coloro che spiccavano, con il loro aspetto sfarzoso, curato, erano le autorità municipali "Già sono pronti a tradire il precedente governo..." Pensava tra sé, una simile situazione poteva essere vantaggiosa, ne approfittò immediatamente per assicurare la protezione ai futuri cittadini "In questo modo sarà più facile capire come poter ottenere il consenso necessario per avvicinarli e convincerli ad abbracciare la Rivoluzione".

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora