Capitolo 152 - In guerra, la metà di tutto è la fortuna -

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Giuseppe Bonaparte, dopo essersi gustato il banchetto, controllando l'ora, decise di tornare in albergo. Salito in carrozza, ripensava a quella giornata: tutti gli avevano fatto numerose domande sul fratello, anche riguardanti la sfera personale. Il giovane avvocato, però, si era limitato nel riferire soltanto alcune notizie, Napoleone lo aveva messo in guardia sull'ambiente parigino, anche i muri avevano le orecchie.

"Al Direttorio, poi, piacerebbe molto conoscere parecchie informazioni su di lui, soprattutto in un momento di grandissima instabilità come quello che stanno vivendo" pensava ciò, osservava la capitale in silenzio, dietro la facciata festaiola "Napoleone ha scelto il momento adatto per tenersi il più lontano possibile dalla politica francese e potersi coprire di gloria, fama". Quei giorni non erano stati affatto tranquilli, Parigi era sempre più complicata da gestire, a causa delle varie parti, che escluse dalla gestione del potere, si stavano scontrando per avere comunque la meglio e rovesciare l'attuale governo.

Il 10 maggio, che corrispondeva al 21 floreale dell'anno IV del calendario rivoluzionario, c'era stato un tentativo di cospirazione da parte di Babeuf e dei suoi più stretti collaboratori, Filippo Buonarroti e Augustin Darthé, la cosiddetta Congiura degli Eguali, chiamata così in quanto i seguaci volevano garantire la vera uguaglianza ai cittadini, eliminando qualsiasi ostacolo che potesse impedire tale esito.

Tra questi vi era l'abolizione della proprietà privata, che ai loro occhi costituiva la più grande forma di disuguaglianza. I frutti della terra appartenevano a tutti. Avevano in mente di realizzare uno stato che avesse sovranità popolare e democrazia diretta, si rifacevano a Rousseau per quanto riguardava la presenza statale che avrebbe ridistribuito la ricchezza. Princìpi che potevano apparire nobili e migliori rispetto al governo attuale, ma che nella pratica sarebbero stato ardui, se non impossibili da realizzare. Era pura e semplice utopia.

La congiura non era andata a buon fine e i responsabili erano stati arrestati. Ma erano ancora in attesa di giudizio, per cui non si poteva essere ancora al sicuro. Vi erano molto seguaci che agivano e tramavano nell'ombra. Barras minimizzava e cercava di temporeggiare, mentre Carnot era deciso più che mai ad arrestarli e a giustiziarli, solo così si poteva garantire che nessun altro francese seguisse quel gruppo di esaltati.

"Era stato proprio mio fratello ad intuire la pericolosità che si celava dietro il Club del Pantheon, e che aveva fatto chiudere, arrestandoli la prima volta" rifletteva Giuseppe, ricordando quanto Napoleone gli avesse riferito a quel tempo. Aveva avuto modo di conoscere anche lui quel Buonarroti, in Corsica e non si era stupito molto nel saperlo a Parigi, era la città più influente d'Europa, l'unica in grado di fare attecchire un'idea e diffonderla. Si stava vedendo con la Rivoluzione.

Inoltre Napoleone gli aveva espresso pure la perplessità dell'atteggiamento di Barras, che in altre circostanze si era dimostrato brutale, spietato, mentre sembrava essere molto accondiscendente con questi ultimi. La giustificazione era il controbilanciare i monarchici, in questo caso avrebbero avuto meno seguito e secondo lui sarebbero stati più facili da controllare.

"Al contrario di Carnot, il quale sembra pensarla come me, devo ammettere che è l'unico tra i Direttori con il quale mi trovo d'accordo nelle idee, spero che la nostra collaborazione continui e si evolva" rimembrava le parole di Napoleone, gli aveva confessato ciò in uno dei pochi momenti di pausa che intercorrevano tra una battaglia e l'altra "Sarebbe un peccato farsi sfuggire un uomo simile..." Giuseppe sorrise divertito: suo fratello aveva centrato il punto ancora una volta, l'esperienza politica corsa gli aveva fatto aprire gli occhi sui giochi di potere, sia evidenti, sia occultati, assieme alla lettura del Machiavelli - Eh sì, Napoleone ha scelto il momento migliore...

Brescia, 29 maggio

- Generale Berthier - emise immediatamente Napoleone, non appena era arrivato al quartier generale posto nell'omonima città, un paio di giorni prima - Le rivolte sono state sedate, perciò dobbiamo approfittarne per ottenere vantaggio e dedicarci alle truppe nemiche, soprattutto ora che siamo in terra veneta...

L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora