Parigi, 26 giugnoHippolyte Charles stava facendo preparare le valigie per il viaggio. Aveva ceduto alle lusinghe e alle lacrime di Rose e sarebbe partito con lei. La pressione aveva portato la sua amata a compiere quella scelta sofferta: raggiungere il marito in Italia. In questo modo sperava di tranquillizzare Bonaparte e di conseguenza farlo concentrare soltanto e completamente alla campagna.
- Sei pronto Hippolyte caro? - udì il giovane militare alle sue spalle. Si voltò e vide Rose rivolgersi a lui, coprendosi il viso, nascondeva l'ennesima crisi di pianto che aveva avuto negli ultimi giorni. Indossava comunque il suo abito migliore, ci teneva a mostrarsi perfetta, persino in una situazione del genere.
- Sì sono pronto mia dolce Rose - si slanciò il ragazzo, baciandole la mano agguantata e delicata - Lo sai che ti seguirei anche in capo al mondo... - le asciugò gli occhi umidi - Non devi essere triste, rinunciare alla vita parigina è dura, ma vedrai che insieme riusciremo anche a superare questo...distacco...
Rose si strinse ad Hippolyte, persino uno come lui cascava al trucco delle lacrime facili "Se solo funzionasse con mio cognato" sospirava. Il fratello di Napoleone, invece, continuava a dimostrarle diffidenza "Come se fosse un santo poi" si era diceva tra sé la donna "Lo sappiamo tutti che si è divertito anche lui qui, altrimenti non si spiegherebbe la malattia venerea che ha contratto negli ultimi tempi". Nei salotti le voci circolavano costantemente - Sì accanto a te sento di potercela fare, grazie mille, caro - trattenne a fatica le lacrime e si poggiò al suo ampio petto.
Era una vera e propria scocciatura dover lasciare Parigi, ma non ne poteva più delle incessanti lettere lamentose, magniloquenti di Bonaparte. Aveva persino mandato il duca Serbelloni per consegnargliene una, con tutti i problemi che quell'aristocratico portava con sé da Milano. Le scuse che Joséphine utilizzava ogni volta per evitare quel flusso epistolare non facevano altro che aumentarlo e renderevano sempre più inquieto il marito.
'Non mi resta che morire...Sarebbe possibile! Tutti i serpenti delle Furie sono nel mio cuore, e io esisto già solo a metà. E tu...le lacrime scorrono, non ho più quiete, né speranza' scriveva Bonaparte, la scrittura rapida, quasi incomprensibile, risaltava il suo tormento. Non sapeva se fosse reale oppure volutamente esagerato - I bagagli a che punto sono, Hippolyte? - domandò poi riprendendosi.
- Sono pronti anche i bagagli - emise sorridendo l'ussaro, sperando che ciò potesse rendere Rose di buon umore. Il loro amore, pure se adultero, era reale e corrisposto. Sentiva di non aver mai amato una donna così prima di allora, nonostante la differenza di età e la fama che circondava la creola. E come era stato accorto con Giuseppe Bonaparte lo sarebbe stato anche con il fratello - Come stanno i tuoi bambini? Hanno preso bene la notizia del viaggio?
- Sono un po' dispiaciuti, però anche loro mi hanno detto che è giusto che stia vicino a Bonaparte - rispose onestamente la donna. Quando si trattava dei suoi adorati figli, non riusciva a mentire - Si stanno affezionando a lui, nonostante la lontananza, gli scrivono più lettere di me a volte - si sistemò un boccolo dietro l'orecchio - Ed è ricambiato, tant'è che quando può manda loro dei regali, esaudisce le loro richieste... come se fosse davvero un padre...
'Abbraccia i tuoi adorabili figli, mi scrivono lettere incantevoli. Da quando non debbo più amarti, li amo di più'. Questo lato paterno e amorevole la stupiva non poco. Era raro trovare un uomo così ben disposto a farsi carico dei figli altrui, sin da subito: neppure Hippolyte arrivava a tanto, pur essendo sempre benvoluto dai suoi bambini, allo stesso modo poteva dire di Barras. 'Detesto Parigi, l'amore, le donne'. Non aveva ancora bene inquadrato Bonaparte, era buffo e al tempo stesso solenne, affettuoso e distante.
Era come se vivesse un conflitto che non gli dava pace, tra il dover essere imposto dalla società, dal ruolo ottenuto e il voler essere che tentava di trattenere disperatamente. 'Una febbre ardente percorre ancora le mie vene, e la disperazione è nel mio cuore...' Aveva compreso, quindi, che fosse un uomo dall'emotività dirompente e la bugia di essere ammalata non aveva di certo risolto la situazione, al contrario, lo aveva reso ancora più preoccupato e asfissiante. Le aveva scritto per tre giorni di fila! 'Ogni passione mi tormenta, ogni presentimento mi affligge'.
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L'Uomo Fatale - 1: Identità - [In revisione]
Historical FictionNapoleone Bonaparte, un nome che tutti avranno letto almeno una volta sui libri di scuola. C'è chi l'ha adorato, chi odiato, chi umiliato e chi glorificato. Ma siamo sicuri di conoscerlo veramente? Come si sa la storia è scritta dai vincitori e lui...