Capitolo 70 (prima parte)

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Il freddo di Villafiore mi pizzica il viso

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Il freddo di Villafiore mi pizzica il viso. Anche se le lacrime hanno pizzicato buona parte della giornata – sul treno, soprattutto, perché quando mi sono ritrovata sotto casa ho asciugato il viso e ripulito tutto il viso con le salviettine, prima di salire in ascensore. Se papà e Noemi mi hanno visto sfatta, avranno pensato solo che sono trasandata e non che mi sono disidratata.

Non avrei mai potuto spiegare che cosa mi è successo, né cosa ho visto, né che il mondo mi sta precipitando addosso.

Mi sono bastati i messaggi di Sara quei "te l'avevo detto che era stata lei" che mi fanno ancora più male perché io volevo perdonare Cornelia e credere che non c'entrasse niente persino davanti all'evidenza.

Ma ora non posso più fingere, perché ho capito che tutto ciò che voleva era controllarmi. Appena sono sfuggita al suo controllo ha fatto di tutto per riempirmi di insicurezze – come se non ne avessi abbastanza.

Voleva distruggermi pezzo per pezzo se non fossi stata sua amica. O se non fossi stata una da manipolare a piacimento. Il vestito per il suo matrimonio, che mi avrà regalato solo perché così mi sarei sentita in debito con lei, le continue volte in cui mi diceva che "capisco benissimo quanto Mike sia importante per te, hai un sentimento raro da proteggere", che serviva solo a far sì che mi chiudessi ancor di più e non avessi il coraggio di parlarne con nessun all'infuori di lei.

E invece ne ho parlato con altre persone.

Spingo la porta di ingresso del bar in cui lavora l'ex coinquilina di Elena, che sta raccogliendo un paio di tazzine sul bancone, mentre parla con una figura che conosco benissimo.

Nelly mi stritola a sé ancora prima che riesca a realizzare cosa stia facendo, che ci siano altre persone in questo bar, che troveranno ridicolo che i suoi guanti blu mi spupazzino come se fossi la cuginetta appena tornata dall'America dopo un anno di studio laggiù.

«Puoi farmi respirare» sussurro, cercando di suonare quantomeno ironica – anche se dubito di riuscirci.

Mi lascia andare e dice alla barista di farci due cioccolate piene di panna, prima di trascinarmi verso l'angolo più appartato del posto e farmi sedere di fronte a lei. «Ora mi dici tutto.»

Mi sfogo, con tutto quello che mi sono tenuta dentro, nonostante Elena e Daniele abbiano scelto di rimanere con me per quasi tutta la corsa in treno, salvo quando lui è andato a recuperare i bagagli prima di scendere – mentre Jérémy ha dovuto riportare la Coppa Italia al vagone della Vulnus dagli altri giocatori.

È pesante dover prendere coscienza del fatto che Cornelia, la mia unica amica fino a pochi mesi fa, mi abbia raggirata fino a questo punto. Che si sia accordata con Audrey, che le abbia raccontato dettagli delicati della mia vita, così come li ha spifferati a una redazione scandalistica – proprio nel primo finesettimana che stavo trascorrendo interamente con Mike!

Ogni tanto noto che la barista amica di Elena ci lancia delle occhiate, non so quanto sappia di me, o quanto Elena le abbia detto. A differenza di Cornelia, lei è sempre stata onesta nei miei confronti.

«Sai qual è la cosa peggiore?» dico a un tratto, dopo essermi soffiata il naso. «Che tutti i momenti insieme continuano a tornarmi in testa, tutte le frasi rimbombano tutte insieme. Voleva mettermi il dubbio che le altre ragazze della Vulnus tenessero veramente a me... E ora so che è stata Audrey a suggerirglielo, dopo che era stata lei con il suo carattere del cavolo a rendersi odiosa a loro e a far sì che la tagliassero fuori. Che poi, se avessero fatto soffrire solo me...» Mi asciugo una lacrima sulla guancia con la manica del maglione. Mi fa malissimo parlare di lui. «Ma c'è anche Mike. Audrey sa benissimo su quale tasto colpire con lui. A-aveva ragione Sara, vuole punire tutti e due. S-se Mike non potesse vedere Liam sarebbe una catastrofe e quindi gliene fa di tutti i colori, perché lui non riesce a f-fronteggiarla... E quando ho provato a farlo io mi ha trattata come una bambina deficiente, di quelle a cui va detto sempre di sì, mentre intanto si pensa "povera scema, non sa che è un no". E quando ci ho parlato c'era anche Cornelia da lei!»

Le immagini si accavallano tutte insieme, non ricordo neanche cosa sia accaduto prima e cosa dopo. Cornelia all'agenzia di viaggi di Audrey, Mike che mi citofona per dirmi che non riesce a stare senza di me, la sera del nostro primo bacio in macchina, il ritorno dalla spa sotto la pioggia, la notte trascorsa insieme dopo quell'articolo, l'aria di sufficienza con cui Audrey mi ha squadrata la sera della proposta di Pala...

Bevo un sorso di cioccolata calda, che ho toccato a malapena. La cioccolata mi ricorda lui: è una coccola, ma una coccola che non merito e che in fondo sento di non aver mai meritato. Non è giusto, niente di tutto ciò che sto provando è giusto, ma è colpa mia.

Se non mi fossi innamorata della persona sbagliata, non sarebbe mai successo niente di tutto questo.

Forse sarei ancora succube di Cornelia, forse avrei capito che è solo una persona con dei problemi che vuole delle "amiche" da poter comandare a bacchetta, divertendosi con loro come se fossero dei giocattoli. Sono stata la sua Barbie a grandezza naturale.

«È tutto uno schifo» biascico, con il sapore di cioccolata ancora sulla lingua. Il sapore che Mike sentiva quando mi baciava. Provo a tamponarmi gli occhi con i fazzoletti – ne uso più di uno – ma con pessimi risultati. «A-avrei dovuto rifiutare quel passaggio in macchina. M-magari per lui sarei stata solo un ricordo e la proiezione di qualcosa che sarebbe potuto essere. E io avrei avuto le farfalle nello stomaco solo perché Mike avrebbe saputo che esisto e che faccio musica, invece di essere una sfigata cameriera in un posto da quattro soldi.»

«Non credo che Mike ti abbia mai considerata una cameriera sfigata.» Nelly prova a rincuorarmi, anche se con scarso successo. Continua a essere fiduciosa del fatto che se io e lui ci amiamo, in qualche modo troveremo la soluzione e staremo insieme.

Lo amo, sì, certo, non ho mai smesso di amarlo, ma ora non esiste soluzione.

«Riportami a casa, niente di tutto questo ha senso» biascico, prima di bere tutta la cioccolata che rimaneva nella tazza.

«Purtroppo, Lav, un senso ce l'ha eccome.» Si sistema la sciarpa e il cappello, prima di infilarsi il cappotto. «Non è un bel senso, ma purtroppo c'è.»

La precedo alla cassa, dove pago entrambe le cioccolate. «Mi sono solo fatta prendere in giro, è tutta colpa mia. Se fossi stata un po' più stronza nella mia vita, non sarebbe mai successo niente.»

Spazio autriceVi avverto, questi capitoli saranno molto duri (lo so, sono capitoli duri già da una decina

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Spazio autrice
Vi avverto, questi capitoli saranno molto duri (lo so, sono capitoli duri già da una decina...). Almeno Lavinia ha la fortuna di essere circondata da persone che le vogliono bene, dopo essere stata per anni troppo vicina a una sola persona che ha finito per farle del male.

Purtroppo lei è sicura di aver sbagliato, e rimarrà di questa idea ancora a lungo (possiamo biasimarla, con quello che ha passato?).

Baci a tutti,
Snowtulip.

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