Capitolo 76 (prima parte)

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È il giorno

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È il giorno.

Spengo la sveglia allungando il braccio sul comodino, ma ho gli occhi aperti da un po'. Non mi andava di alzarmi, perché farlo avrebbe implicato iniziare la giornata e iniziarla significa che...

Accendo le cuffie e le collego al cellulare e come prima cosa vado su Spotify per controllare se le Sinfonie di Lavinia sono già disponibili.

Lo sono.

Traggo un profondo sospiro, guardando la copertina scura dell'album, di un blu dolce che ritrae una figura in controluce al pianoforte – lei.

Anche se non si distingue chiaramente, non potrei mai confondere Lavinia con nessun'altra sul pianeta. Ha le spalle nude e io per quelle spalle, così per ogni minuscola parte di lei, perdo la testa. Vorrei solo poterle scrivere, chiederle se ancora abbiamo una speranza.

Forse sì.

Faccio partire la prima Sinfonia con un nodo alla gola, ripensando a cosa significasse, ai nostri primi incontri, alla paura di conoscermi, mista alla felicità per avermi persino parlato.

Sembra passata una vita.

Sono passati giorni, e continuo a ripensare al discorso che ho fatto con Teo e Claudio. Credo che sia plausibile che ho paura dell'abbandono, nonostante sia sempre stato io quello che si è allontanato: dall'Ohio, dagli Stati Uniti, dai miei fratelli, da Audrey...

O forse mi sono allontanato perché mi facevano stare male – non lo so, non sono bravo come Claudio a psicanalizzarmi.

Mi vesto pian piano ascoltando le note di Lavinia, quelle note che fanno canestro nel mio cuore. Mi fa innamorare di lei solo con le melodie. Se non sapessi che sono dedicate a noi due, me ne sarei innamorato lo stesso, perché è capace di trasmettere una dolcezza unica con la musica.

Faccio mangiare Whisky, che mi scodinzola intorno da quando sono uscito dalla camera da letto, e lo gratto sul muso.

Chissà come sta il gattino che Lavinia ha raccolto l'altro giorno. Che strano pensare che il suo gatto è nero, mentre il mio cane è bianco, quando io e lei abbiamo la pelle dei colori opposti – anche se la mia non è così scura.

Porto giù Whisky per fargli fare un giretto sotto i palazzi, in modo che si liberi dei vari bisogni sul prato – che raccolgo e butto in un cestino – poi lo riporto a casa e scrivo un messaggio a Eva per dirle che ci ho pensato io. Infine, vado all'allenamento.

Mentre sono in macchina mi chiedo se ci sono già i video con noi due, quelli registrati nel periodo di Natale al Palavulnus, o se per quelli dovrò aspettare ancora qualche giorno e usciranno un po' alla volta. Almeno, in un modo molto strano – e forse anche contorto, direbbe Claudio – potrei vederla.

Ma vedrei anche me, in quei giorni in cui ero a pezzi e, proprio come temeva Lavinia, mi stavo buttando via.

Parcheggio fuori ed entro nel centro di allenamento. Cammino con ancora le cuffie alle orecchie, sono all'inizio della Sinfonia Tre. Non mi basterà una giornata per ascoltarle tutte – la Sette non finiva più, registrare il video è stata una tortura perché dovevo continuare a stare lì ad ascoltare la musica della nostra rottura.

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