Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
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Non riesco a essere felice. Abbiamo appena vinto la Coppa Italia – il primo trofeo dopo non so quanti anni – e non riesco a essere felice.
Avrei dovuto essere con Liam, ma Audrey ha deciso che avevamo passato abbastanza tempo insieme e l'ha portato a casa. Non sono stato in grado di oppormi, l'ho guardato allontanarsi con la morte nel cuore.
Liam si è persino girato verso di me, dispiaciuto. Chissà se ha capito quanto i rapporti tra me e sua madre siano tesi, chissà se un giorno ci ripenserà e finirà a odiarmi. Qualsiasi bambino mi avrebbe rimproverato dicendomi di averne abbastanza, che voleva stare di più con me e che dovrei fare qualcosa... Ma non lui.
Nonostante i tanti problemi che abbiamo io e Audrey, Liam sta venendo su sveglio e attento agli altri. Non potrei essere più orgoglioso di lui.
Vorrei che anche lui lo fosse di me.
Mi butto a sedere sul divano, con indosso ancora la tuta della Vulnus che ho da stamattina, mentre Teo mi porge un bicchiere d'acqua. Ha capito che sto così male che non vuole lasciarmi da solo. Fa sempre così dalla rottura con Lavinia.
Lo spavento, perché ha capito che ho vissuto qualcosa di terribile e nel suo sguardo – per quanto inespressivo – leggo la paura di vedermi precipitare di nuovo. Mi tengo a forza fuori dalla depressione: mi costringo a pensare a cose belle, a Liam, ai risultati della squadra, al futuro roseo dei miei compagni. A volte aiuta, ma non oggi. Oggi è mille volte più difficile.
Lavinia era sul treno, insieme a noi. L'ho scoperto troppo tardi, quando Pala è tornato da noi e, alla domanda di Ryan su dove accidenti fosse stato, ha risposto: «C'era anche Lavinia, Elena non voleva lasciarla da sola».
Ha tenuto la voce bassa, ma non abbastanza perché non lo sentissi. Ha fatto ancora più male del vederla sugli spalti, incapace di mostrare entusiasmo per una vittoria tanto vicina.
«Dovresti chiamarla» dice Teo, appena gli restituisco il bicchiere vuoto. Lo poggia sul tavolino davanti alla PlayStation e si butta sul divano accanto a me.
«Ha bloccato il mio numero, non posso farlo.»
Prende il telefono dalla tasca della giacca e me lo porge. Il suo.
«Non posso chiamarla con il tuo e mandarla in confusione.»
«La chiamo io, allora. Non puoi stare male e non chiamarla nemmeno.»
«Ma non...»
«E basta, cazzo.» Sbatte il pugno contro il bracciolo del divano, fissandomi. Ha sempre la stessa espressione, ma l'ho fatto arrabbiare – e ce ne vuole. «Cazzo, Mike, lo sai che questa situazione non dipende da te. Lavinia merita almeno che tu le spieghi cosa è successo e che non volevi farle del male. Non ho detto che la devi chiamare per implorarla di tornare con te, perché sappiamo che non lo farebbe.»
«E allora che senso avrebbe?»
«Ha il senso che tu devi dirle la verità. Si sarà sentita raggirata, e magari può pensare che ci sia di mezzo anche tu, con tutte le persone che l'hanno presa in giro. Devi dirle che non è così.»