Capitolo 77 (seconda parte)

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L'ultima nota della Sinfonia Cinque risuona ancora nel piano, accolta dagli applausi del pubblico

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L'ultima nota della Sinfonia Cinque risuona ancora nel piano, accolta dagli applausi del pubblico.

A un certo punto le dita hanno tremato, credevo che sarei svenuta nel corso della serata. Inspiro ed espiro, allontanando l'anulare dal tasto bianco, e tenendo il mento chino sugli ottantotto aiutanti che sono con me tutte le sere. Senza di loro non sarei nessuno.

«Bravissima, Lav» sussurra Nelly, con il microfono spento. Mi ha presentata lei e ha fatto, come sempre, un lavoro eccezionale nel mettermi a mio agio.

Fatico ancora all'idea di star suonando delle mie composizioni, e mi sento sopraffatta ogni volta in cui devo farlo qui all'Oasi. Sento ancora un peso nel torace, come se qualcuno stesse premendo sullo sterno per tenermi bloccata.

Sollevo appena lo sguardo per ringraziare con un sorriso i presenti per gli applausi e, tra le figure composte ai tavoli vedo Sara e il Fabbro con Colucci e la moglie. Si sono presentati qui tutte le sere in cui c'era un mio brano che avrei suonato in anteprima. Chissà chi è la mente dietro a tutto questo – sospetto che sia proprio Sara. Sarebbe da lei decidere di far sentire la vicinanza della squadra a me e trascinerebbe il Fabbro, che non avrebbe alcuna alternativa al chiedere al coach di unirsi con la moglie.

O magari Colucci è appassionato di musica classica – il pensiero mi fa sorridere, perché non sembra il tipo.

Mi alzo dalla seduta del pianoforte e accenno un piccolo inchino, prima che le luci si accendano, dandomi il segnale per lasciare la sala.

Nelly mi precede verso il camerino e, una volta che siamo da sole, mi strapazza le guance. «Hai visto? Sei fenomenale! Sono sicura che gli ascolti stanno andando bene e che tutto questo ti darà una grandissima spinta!»

Cerco di sorridere, ma mi viene da piangere. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse per un piccolo dettaglio.

Nelly lo nota, perché una lacrima mi scappa lungo la guancia. «Raggio di luna, che succede?»

«D-doveva esserci anche Mike» balbetto. «Le ho scritte per lui, tutto ciò che ho composto è per lui... E-e ora... N-non...»

«Ehi, ehi, va tutto bene.» Mi attira a sé, così mi ritrovo a singhiozzare sulla sua spalla. «Mike lo sa. Non eri tu quella che diceva che vi serve solo tempo? Mike di sicuro è felice per te, sa quanto ci tieni.»

«N-non è uguale. V-vorrei vederlo e abbracciarlo, perché...» Deglutisco e il "perché" mi rimane in gola.

«Dai, andiamo, non puoi restare qui a impasticciarti di mascara, ombretto, lacrime e fard.» Nelly mi accarezza la schiena, guidandomi verso il camerino.

Lì dentro trovo tre o quattro mazzi di fiori – chissà chi me li avrà mandati. Spero che almeno uno di questi sia di Mike, ma non mi ha mai regalato dei fiori e credo che non sarebbe da lui.

Ci sono anche dei bigliettini, così scopro che uno è dei dipendenti dell'Oasi, che si sono firmati tutti. Mi incoraggiano a continuare così perché ne vale la pena. E via di altre lacrime, perché li conosco a malapena e con loro ho un contatto ridotto al minimo, perché non sono una persona socievole. Ci deve essere lo zampino di Nelly ed Enzo, ne sono sicura.

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