Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
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Rientro a casa a metà pomeriggio. Avevo avvertito Noemi che non sarei tornata per pranzo, ma lei non ha fatto una piega – almeno, così mi è parso di capire dal suo messaggio. Rientra nella cerchia di quelle persone che mi trattano con una gentilezza estrema, quasi stucchevole.
E poi c'è la madre di Mike che, per quanto mi sembri buona di carattere, non ha alcun pelo sulla lingua.
Non sento volare una mosca, e quando arrivo in camera ne capisco il motivo: Tiziano sta facendo i compiti con le cuffie da gamer che gli coprono le orecchie. Non mi avrà nemmeno sentita rientrare.
«Oddio!» salta su appena mi scorge con la coda dell'occhio. Tocca lo schermo del cellulare e si toglie le cuffie, mentre appendo il cappotto e poso lo zaino e la busta con i vestiti sul mio letto. «Pensavo che stessi fuori tutto il giorno!»
«No, no, le ragazze avevano da fare.» Mi sfilo la sciarpa e la sistemo sopra al cappotto. «Non mi sembra che ti stessi dando a chissà quali divertimenti proibiti, no?»
«Ehm... no» dice, con un velo di rossore. «Con matematica mi diverto poco.»
«Davvero? Io amo la matematica. Cioè...» provo a mediare appena vedo la sua espressione esterrefatta «mi piaceva molto studiarla e andavo bene.»
Si gratta dietro la nuca con la matita. «Mi dai una mano? Non capisco se sono un incapace o se il risultato del libro è sbagliato.»
«Che argomento è?»
«Espressioni con le frazioni.»
«Metto a posto la roba e ti aiuto» gli dico, accennando alla busta con i miei acquisti – oltre ai vestiti si sono aggiunte un paio di scarpe con il tacco, da alternare a quelle che uso di solito. Sistemo il tutto nell'armadio nella camera matrimoniale nel modo in cui Tiziano mi ha indicato l'altro giorno, poi torno da lui, che nel frattempo è andato a prendere una sedia da mettere accanto alla sua.
Mi faccio passare un foglio di brutta, su cui eseguo tutti i passaggi a matita, per poi mostrargli che aveva fatto un errore nel calcolare la frazione.
«Allora sono io che sono un incapace.»
«Ma no, è normale. Dovevi vedere i miei compiti, ogni tanto mi perdevo dei numeri copiando da una riga all'altra!»
Trattiene una risata, guardando il mio foglio. «Non è che ti andrebbe... Insomma...» Si gratta di nuovo dietro la nuca con la stessa matita.
«Vuoi che ti aiuti?»
«Sì, ecco... se puoi. A matematica non sono così bravo e non voglio prendere il debito nel primo quadrimestre.»
Mi fa tenerezza. Aveva paura di conoscermi perché credeva che fossi perfetta, mentre lui si ritiene parecchio imperfetto. Forse il suo andamento scolastico incide su questa convinzione e vederlo tanto teso e imbarazzato nel chiedermi una mano mi fa provare un sentimento amorevole nei suoi confronti.