Capitolo 65 (seconda parte)

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"Ci ho provato

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"Ci ho provato. Non è servito a niente, mi dispiace."

Rileggo il messaggio di Lavinia per l'ennesima volta, mentre sono in ascensore. Non le ho risposto, non so cosa dirle senza sentirmi un idiota colossale.

Mi sento idiota ogni secondo di più.

Ha preso coraggio – quel coraggio che io non ho avuto – e ha deciso di affrontare Audrey. Spero che non l'abbia distrutta e che non abbia tentato di sgretolare il suo sentimento per me. Qualsiasi sia esso ora. Non è amore, non può più esserlo.

Forse è affetto?

Esco dall'ascensore mentre il cellulare vibra per un suo nuovo messaggio.

"Purtroppo non è ancora il nostro momento. Non cercarmi di nuovo finché non lo sarà. Non potrei sopportarlo. Scusami, sto male anch'io e non riesco a esprimermi. So che capirai."

Appoggio il pugno chiuso al muro solo per mantenere un contatto con la realtà. Non l'ho sognato, non è un incubo.

Non potrò più cercarla. È un addio, stavolta definitivo.

«Mike, vieni dentro.» Jérémy ha aperto la porta di casa sua. Mi ha chiesto di andare a pranzo da lui. Immagino che sappia, i ragazzi della Vulnus sanno sempre tutto.

Dal salone proviene la musica di una canzone che si sta spegnendo.

Mi guarda triste e nota il cellulare ancora sbloccato. «Che succede?»

«È finita sul serio. Non posso... non possiamo far cambiare idea ad Audrey e Lavinia vuole che non la cerchi più. Non posso fare nulla.»

Si sposta per farmi entrare in casa sua, così sprofondo nella poltrona più vicina. Alizée sta apparecchiando nel salone e mi rivolge un'occhiata mesta.

Dalla televisione parte una nuova canzone. È in francese, non la capisco, ma mi mette addosso una nuova ondata di malinconia.

«Che significa?» chiede Jérémy. «Non puoi più cercarla?»

«Significa che è la fine. Significa che... che non posso nemmeno scriverle che mi manca. Non posso nemmeno andare da lei e citofonarle per sentire la sua voce. Che non la vedrò più, che non la abbraccerò più... Non posso neanche andare all'Oasi per sentirla suonare.»

Mi copro il viso con le mani. Vorrei che non mi vedessero, che non mi guardassero, che non mi ponessero domande. Perché sono venuto a pranzo da loro? Perché non me ne sono tornato a casa? Whisky mi avrebbe solo abbaiato un po' e leccato le dita per mostrarmi affetto...

Parlare mi fa sentire un uomo piccolo, che si distrugge per una ragazza con cui è stato per poche settimane.

Eppure, sono state le settimane più belle della mia vita.

«Togliti almeno il cappotto.» Jérémy mi porge la mano perché glielo passi, ma rimango bloccato su me stesso. Non sono in grado di fare nulla, neanche un'azione tanto semplice.

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