Capitolo 66 (prima parte)

103 10 0
                                        

Chiudo la porta di casa, mentre Liam corre verso la cameretta ancora con il cappotto addosso

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Chiudo la porta di casa, mentre Liam corre verso la cameretta ancora con il cappotto addosso. Sta andando a cercare la nuova lettera di Lavinia, che è sicuro di trovare al solito posto.

Poso lo zaino di scuola accanto all'ingresso, così domani dovremo solo prenderlo prima di uscire. Mi sfilo il giaccone pesante e lo sistemo al suo posto, mentre Liam ritorna trotterellando e seguito da un Whisky a coda bassa.

«Papà, devo dirti una cosa.» Mi guarda con i suoi occhioni scuri, così simili a quelli di sua madre, ma così diversi nel calore che li scalda quando incontrano i miei. «Però non sgridarmi, per favore.»

Sta per dirmi della sua corrispondenza con Lavinia. Sarà un discorso difficile da affrontare, perché non riesco a pensare a lei senza piangere come un bambino. Non posso farmi vedere debole davanti a lui. Non posso neanche raccontargli come sono andate le cose.

Si incolperebbe e forse avrebbe ragione a farlo. Ma è solo un bambino. Io e Lavinia siamo gli adulti, avremmo dovuto pensarci due volte prima di assecondarlo.

«Vuoi mangiare qualcosa?» gli chiedo.

«No.» Si toglie il cappotto e me lo passa, così lo metto a posto, poi si trascina fino al divano davanti al televisore. Intreccia le dita tra loro con lo sguardo basso. «Non mi sgridi, vero?»

«Non ti sgrido.» Mi siedo accanto a lui e lo stringo per le spalle attirandolo a me.

«Ho scritto una lettera alla tua fidanzata tanto tempo fa... e lei mi ha risposto. Quando vengo qui c'è sempre una sua lettera, ma oggi non c'è. È strano, perché la lascia sempre. Tu e mamma non volevate, ma io volevo parlarci. Non mi sgridare.»

Quegli occhioni da cucciolo sono irresistibili, non potrei mai rimproverarlo. «Non ti sgrido, Liam. Lo sapevo già.»

«Ci hai scoperti?» trilla. «E non mi hai detto niente?»

Gli accarezzo la schiena, mentre lui è sporto in avanti sul divano. Mi accascio sui cuscini e distolgo lo sguardo dal suo. «Non dovevo dirti niente, non volevi farti scoprire, no? Per me non c'era niente di sbagliato, perché avevi agito tu di tua spontanea volontà.»

«Non sei arrabbiato con me?»

«No, Liam. Non sono mai arrabbiato con te.»

«Menomale.» Scalcia via le scarpe e si siede con le gambe incrociate sul divano. «Perché non mi ha risposto stavolta?»

Vorrei tanto non dirglielo. Mi fa domande di continuo e io non sono così bravo nell'interpretare il ruolo di genitore severo pieno di divieti e costrizioni.

«Papà, perché non...»

«Ci siamo lasciati.»

«Perché?»

Gli occhi iniziano a pizzicare, tanto che mi ritrovo a sbattere le ciglia più volte nel disperato tentativo di non cedere. Ma non rispondo.

«Sono cose da grandi?»

Note a canestroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora