Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
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«Qui non ci sono veterinari» dice l'infermiere dietro al vetro dell'accoglienza.
«Lo so» replico. «Ma l'ospedale veterinario è all'altro capo della città. Non posso portarlo fin laggiù con gli autobus, se prendesse altra acqua o altro freddo?»
O se fosse malato e non lo so?
«Puoi rimanere, vediamo se si libera uno dei medici. Potrebbe volerci un po' di tempo, però.»
Annuisco, anche se sconfortata. Meglio di niente: avrebbero potuto sbattermi in faccia un no categorico e costringermi a portare questo gattino di nuovo fuori al freddo.
Non che qui ci sia caldo, ma quantomeno non tira il vento che c'è per le strade di Villafiore. Per non parlare della pioggia.
Il gattino si agita nella scatola da scarpe, ma alla fine si riacciambella dentro. È come se si fidasse di me.
Prendo posto su una delle sedie, posando la scatola accanto a me solo per il tempo che mi occorre per togliermi lo zainetto. Poi li inverto e tengo il gattino in grembo, come se fosse il mio animale domestico e avessi paura per lui. In un certo senso ho paura per lui, ma in un altro... non è il mio animale domestico.
Lascio scorrere i minuti, controllando di tanto in tanto l'orario sul cellulare. Tiziano mi ha risposto e ha detto che "è okay, dico a papà che fai tardi per pranzo", e da allora non ho più nessuna novità. Mando un messaggio vocale a Nelly, per spiegarle perché ho dovuto chiudere la nostra telefonata in fretta. Mi dilungo un po' a parlare e il gattino miagola come se pretendesse che concentrassi su di lui tutte le mie attenzioni.
Mi viene da sorridere, perché accarezzargli il muso e giocare a farmi acchiappare il dito dalle sue zampine mi rilassa. Mi rilassa più della leggerezza con cui ho lasciato la sede del fanclub.
Il micio sembra divertirsi, una macchia nera in cui ogni tanto si distingue il colore delle iridi, quando non ha le pupille dilatate. Un cucciolo che, nonostante l'abbandono e il freddo, ha ancora voglia di giocare.
Ripenso per un attimo al messaggio di Tiziano, in cui faceva riferimento al pranzo, e mi accorgo che, nonostante ormai sia mezzogiorno passato, non ho fame. Posso restare qui ancora per un po'.
La scelta più intelligente sarebbe chiamare mio padre, farmi venire a prendere e portare il gatto all'ospedale veterinario in macchina. Una piccola parte di me, però, teme che non vedrebbe di buon occhio l'adozione di un gattino, neanche se tanto adorabile.
Nonostante sia da lui ormai da parecchi mesi, non riesco a togliermi di dosso la sensazione di essere un corpo estraneo. Come potrei tornare a casa con un gattino?
Potrei scrivere a Elena se lei e Daniele lo terrebbero. Nelly no, perché una volta parlando mi ha detto di preferire molto di più i cani ai gatti. Elena, invece, ha lasciato intendere che vorrebbe adottare un animale domestico, anche se loro sono sempre impegnati tra lo studio e il lavoro lei, con allenamenti e trasferte lui.