Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
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Jérémy stringe commosso un involucro di coperte chiare, da cui sbuca una manina. Continua a guardarlo e a non degnarci della minima attenzione quando piombiamo dentro la stanza. Ha gli occhi lucidi, come se stendasse a credere che ci sia al mondo una creaturina che ha contribuito a far esistere.
Lo capisco, era stato così anche per me con Liam.
Il primo momento in cui l'ho stretto a me e ho realizzato che quel bimbo era mio figlio è stato così forte che ho rischiato di svenire. È stata l'emozione più profonda che abbia mai provato, più di tutte le volte in cui mi sono innamorato. Liam sarebbe stato per sempre parte della mia vita e io della sua – a prescindere da tutto ciò a cui la vita ci avrebbe sottoposti. Sapevo già che sarebbe stato così, ma un conto è saperlo tutt'altro è stato vedere i suoi occhioni aprirsi, sentire il suo respiro mentre lo tenevo in braccio, e ascoltare i primi vagiti.
Era vivo, non era più nel mondo delle immaginazioni in cui abitano i bambini prima di nascere.
Liam, che ha insistito per prendere i fiori da me, si precipita da Alizée e le dà il mazzo prima ancora che possa farlo Sasha.
Alizée lo ringrazia spettinandogli i capelli, ancora a letto e con l'aria distrutta, mentre anche gli altri le consegnano i fiori.
«Quindi è un maschio o una femmina?» chiede Niko.
«Un maschio» risponde la neomamma, visto che Jérémy non sembra capace di concentrarsi su nulla che non sia il bambino.
«E l'avete chiamato...?»
«Didier.»
«Didier Arnaud» medita Elena. «Suona bene, no?»
«Didier Arnaud-Favre» precisa Alizée, con il solito tono di voce dolce. Si fa forza per scendere dal letto, ma sembra ripensarci con una smorfia di dolore. «Jérémy, lo fai vedere anche a loro?»
Lui si sporge appena verso Pala, il più vicino, e piano piano mostra a tutti il bimbo.
«Ora sai di sicuro di che colore finire la camera!» ride Niko.
«La camera è già finita, non servono i colori.» Jérémy risponde con un sorriso intontito – se non fosse totalmente frastornato, avrebbe usato un tono più duro. A quanto ho capito lui e Alizée sono molto aperti di mentalità e non hanno intenzione di costringere il figlio – o i futuri altri figli – in binari che qualcun altro ha già predisposto per loro.
Didier si stiracchia, stretto tra le braccia del padre, proprio quando è il mio turno di conoscere questo batuffolo dalla pelle mulatta, simile a quella della madre.
«Va bene anche che sia maschio?» chiedo a bassa voce a Jérémy.
«Va bene tutto, guarda quanto è bello...» Tira su con il naso, commosso.
Gli batto una pacca sulla schiena, concordando con lui: per essere un mucchio di pelle e ossa appena nato, dai lineamenti del viso si vede già che sarà un bambino bellissimo. Conoscendo i genitori, diventerà bello anche dentro man mano che crescerà.