Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Mi fermo stremata al pianoforte, con le dita sui tasti dell'ultimo accordo. Sono devastata, ho suonato piangendo dall'inizio alla fine. E Nelly, seduta accanto a me, ha segnato ogni singola nota sul pentagramma.
La Sinfonia Sette è pronta. È persino più lunga di tutte quelle scritte finora, ma paradossalmente è stata quella che ho composto in meno tempo.
È bastato sedersi qui e scoppiare in lacrime. Dalle lacrime è nata una melodia, che mi distrugge l'anima e che allo stesso tempo mi fa sentire coccolata. Un amore doloroso, come quello da cui sono appena uscita.
«Credi che sia... Insomma, credi che sia buona?» mormoro a Nelly.
«Certo che sì. Avrà bisogno di un po' di lavoro sopra, ma questa è solo una prima versione. Quello dovrai farlo tu, io ti faccio da supporto per scriverti le note prima che te le dimentichi.»
«Perché lo fai?»
Le parole mi sfuggono di bocca ancor prima che possa realizzare di averle pronunciate. Voglio affossarmi, mi sento così stupida quando formulo certe frasi.
«Perché ne hai bisogno e sono tua amica.»
«Non lo merito, Nelly, sono una persona tremenda.»
Abbasso lo sguardo, posandolo sui tasti, e scopro che una lacrima li ha bagnati. Asciugo con la manica della felpa della Vulnus che mi ha regalato Sasha.
Mi accarezza la schiena. «Pensi troppo male di te stessa.»
«Ho abbandonato mia madre.»
«Non ti faceva vivere bene.»
«L'ho comunque abbandonata.»
«Sì, ma...»
È interrotta dal suono del citofono. Eppure, non dovrebbe arrivare nessuno. Papà e Noemi sono al lavoro, Tiziano a scuola. Forse uno di loro si è sentito male ed è già di ritorno?
Trascino le ciabatte sul pavimento fino alla cornetta. «Sì?»
«Lavinia.»
Mike?
«Che ci fai qui?»
«Ho bisogno di vederti. So che non vuoi, che è tutto finito... Ma fino a lunedì abbiamo tempo. Ho bisogno di abbracciarti, ancora una volta, anche sapendo che sarà l'ultima. Ti... ti prego.»
Sentire la sua voce baritonale mi smuove le viscere. Anch'io ho bisogno di lui, ma un abbraccio non sarà mai abbastanza. Un'ultima volta insieme non mi ripagherà mai di tutta la vita che vorrei con lui. Un bacio d'addio non mi darà mai il benessere che me ne darebbe uno di bentornata.
Non posso farmi del male vedendolo, ma merito di stare male.
«Sali.» Gli apro il portone e appendo la cornetta del citofono.