Capitolo 61 (seconda parte)

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Quando rientro a casa, non c'è nessuno

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Quando rientro a casa, non c'è nessuno. Papà e Noemi sono al lavoro, Tiziano a scuola.

Ed è meglio così.

Ciondolo immobile davanti alla porta richiusa, con le lacrime che sono scese così tanto sulle mie guance da avermi bagnato il viso. La testa duole come se fosse percossa da un martello penumatico per dei lavori stradali.

Sento il cuore in frantumi, schegge di vetro sparse tra le viscere e che mi pungono ovunque.

Sanguino dentro, non è una ferita che si possa rimarginare.

Era tutto troppo bello, il mio sogno si era trasformato in realtà. E la realtà è diventata un incubo.

Non avrei mai dovuto rispondere alla lettera di Liam. Dovevo lasciargli credere di essere una stronza a cui non importava nulla di lui, sarebbe stato meglio. Non avrei perso Mike, Mike non sarebbe stato costretto a scegliere.

Non posso costringerlo, non può lasciare il figlio per me.

Appendo il cappotto che mi ha prestato Noemi – proprio per uscire con lui ieri sera – e mi accascio sul divano – quello stesso divano su cui si è seduto lui con mio padre quando mi hanno aiutata a trasferirmi qui. Fuori, la pioggia sta battendo inesorabile.

Non ho voglia di uscire, fuori è freddo e quando finirò all'Oasi sarà ancora peggio.

L'Oasi... stasera. Come torno a casa? Dovrò chiedere a papà di venirmi a prendere?

Osservo le gocce di pioggia picchiare sul terrazzo, con una cattiveria e una forza distruttiva che vorrei espandere al di fuori di me. Vorrei fare a pezzi qualcosa, magari qualcosa che possa esplodere in fragorosi mille pezzi, perché non è giusto stare così male, non è giusto soffrire così tanto.

Ero felice, tutti i tasselli della mia vita stavano componendo il mosaico che ho sempre desiderato.

Ma quel mosaico non era vero, era solo un'illusione.

Sono sola, più sola di quanto sia mai stata.

Più sola di quando papà se ne è andato di casa.

Stavolta avevo qualcosa di bello, un ragazzo, degli amici... che non vorranno più vedermi dopo che io e lui ci siamo lasciati. Sono suoi amici, non posso costringerli a essere i miei. Non posso costringere nessuno.

Se non mi vogliono più nella loro cerchia... posso capirlo.

Non merito tutto questo, ho volato troppo alto. Non merito la felicità, merito di stare male, perché sono finita fuori dal mio ambiente.

Mike per me era troppo.

Scoppio di nuovo a piangere, tanto che sarà mai qualche lacrima in più o in meno.

La mia vita fa schifo, non faccio in tempo a essere felice che le cose piano piano si incrinano e poi, quando mi sembra che tutto sia tornato bello, torna a essere un disastro.

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