Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
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Arrivo in palestra un'ora prima che inizi l'allenamento.
Non aveva senso rimanere a casa. Non ha senso nemmeno essere qui da solo, ma almeno posso fare qualche esercizio di riscaldamento.
Non vorrei essere da nessuna parte sul pianeta.
Esco dallo spogliatoio pronto per eseguire gli ordini del coach, ma dentro di me non sono pronto a fare nulla. Chissà se esiste un peggior inizio di settimana.
«Sveglia presto, Mike?»
Colucci è sbucato nel corridoio e mi sta salutando con un cenno.
Scrollo le spalle, senza dire nulla, e mi dirigo verso la palestra, ma lui mi richiama.
«Ti voglio carico, ci aspetta una settimana dura.»
Gli rivolgo solo un pollice alto. Non riesco a dirgli che non ho la minima idea di come affrontare nemmeno il primo allenamento. Spero che Niko ed Ethan siano in forma e che non abbiano nessun infortunio, perché non voglio giocare al loro posto, mercoledì, in Eurocup.
Mi sento vuoto.
Vuoto, come se tutta la mia essenza fosse scivolata via dal mio corpo, risucchiata dalla porta di casa quando Lavinia l'ha richiusa. Ho messo entrambi in una situazione allucinante, prima con quell'articolo diffamatorio e ora... Mi odio, non sono nemmeno in grado di proteggere le cose belle della mia vita.
Le poche cose belle, che mi spingevano ad andare avanti.
Mi siedo su una panca, mi è passata la voglia di iniziare il riscaldamento. Si è aperta una voragine che mi sta divorando dall'interno.
Rimango immobile a far scorrere i minuti, non so nemmeno per quanto tempo stia fermo a fissare il parquet di allenamento.
Ho riportato mia madre in aeroporto e sono stato taciturno. Si sarà fatta una mezza idea del motivo, perché quando mi ha chiesto come era andata con Lavinia ho cambiato discorso. Per fortuna è così chiacchierona da iniziare un discorso e partire a parlare anche se spiccico giusto qualche monosillabo.
Una parte di me è dispiaciuta che sia già ripartita: avrebbe cercato di tirarmi su o avrebbe smosso mari e monti per sistemare la situazione. Certo, a me avrebbe dato fastidio, ma lei mi avrebbe risposto che sono pur sempre suo figlio e che farebbe di tutto per me.
Mi stropiccio gli occhi, perché li sento pizzicare e non ho intenzione di piangere adesso. Nonostante lo spogliatoio della Vulnus accetti che uno di noi stia male al punto da scoppiare in lacrime, i miei compagni sono comunque degli uomini, che potrebbero definirmi debole.
«Che significa che non volete sapere se è maschio o femmina? E la camera come gliela preparate?»
«Che vuol dire? La camera gliela prepariamo a prescindere che sia maschio o femmina.»
«Ma perché non volete saperlo?»
«Non vogliamo crearci aspettative, vogliamo goderci giorno per giorno tutti i suoi passi.»