Capitolo 78 (seconda parte)

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Appena apro la porta di casa, Whisky salta addosso a Lavinia ancora prima che a me

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Appena apro la porta di casa, Whisky salta addosso a Lavinia ancora prima che a me. Lei gli gratta il muso e lui si ferma ad annusare le sue dita e poi tutta la sua figura, come se avesse qualche odore strano addosso, mentre prendo tutti i suoi mazzi di fiori e li metto insieme nella prima brocca di vetro che trovo. Decido di posarli sul tavolo della cucina, dove Whisky non arriva – se li lasciassi nel salone, probabilmente li tirerebbe giù.

Ritorno da loro e li trovo immobili come poco fa. Lavinia è china verso Whisky e lo sta lasciando annusare. Che bello vederla di nuovo qui, dopo tutti questi mesi. Non dovrebbe essere cambiato niente, eppure lei è diversa. Ha quasi vent'anni e inizia a vedersi nella postura più decisa e più a suo agio con tutto quello che la circonda.

«Dev'essere l'odore di Notte» commenta, tra sé e sé.

«Che cambia rispetto al giorno?» le chiedo, togliendole lo zaino dalle spalle e facendole cenno di darmi anche il cappotto.

«Notte è la gattina che ho trovato domenica. È una femmina e l'ho tenuta.»

La gattina.

«Alla fine l'hanno visitata?»

«Era solo spaventatissima, ma sta bene. E credo che ci sia stato una sorta di imprinting tra me e lei.» Aspetta che posi il cappotto nella stanzetta che funge da guardaroba, poi porta le mani al mio collo e mi stringe a sé. «È stato strano, non ho fatto niente di speciale se non preoccuparmi che stesse bene e lei ha deciso che sono la sua "mamma umana".»

«Non è strano, è bellissimo.» Le accarezzo la schiena, anche se abbracciarla non è abbastanza. «Le hai dato amore e la gatta ha capito che sei una persona di cui si può fidare.»

Lascio una scia di baci lungo il suo collo, camminando per la stanza, finché non ci ritroviamo di nuovo in cucina. La faccio sedere sulla credenza, in modo da arrivare senza fatica alla sua bocca, e lei subito mi cinge i fianchi con le gambe.

Sto respirando, il suo sapore di cioccolata è tutto ciò di cui ho bisogno per vivere.

Infilo le mani sotto la sua maglietta, sfiorandole la pelle con i polpastrelli. Forse le sembrerò ruvido, dopo tutto questo tempo e mi sforzo per non essere irruento, perché tutto ciò che vorrei è toglierle ogni singolo pezzo di stoffa che la copre e scaldarla con il mio corpo a contatto con il suo – possibilmente dentro il suo.

Ma Lavinia non si sconvolge, tanto che mi stringe il sedere con una mano, facendo salire ancora di più la mia eccitazione.

«Mike, ho un problemino» dice, in un soffio, quando le mie dita scendono sul bordo dei suoi jeans.

«Non dirmi che hai...» Sospiro, rassegnato. Se ha le sue cose, perché ha accettato di venire, pur sapendo cosa avessi in mente?

«Sì, ma sono agli ultimi giorni. Potremmo... Ecco, se a te non fa schifo. Cioè, io... Scusa, ho fatto un altro casino.»

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