Lavinia ha un sogno, diventare una pianista di professione, e un amore segreto, il giocatore di basket Mike Cooper. Lo ama di un amore platonico, più profondo di quello che potrebbe legare una tifosa al suo giocatore preferito. E non si permetterebb...
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I palloni rimbalzano per la palestra, alcuni dei ragazzi ridono e scherzano. Persino Pala sembra rilassato e disposto a fare battute. Aver avuto quel "sì" da Elena sembra avergli dato una maturità diversa e un diverso spirito di partecipazione alle cazzate di squadra.
Al muro sono segnate tutte le partite in calendario, mese per mese. Le ha affisse il Fabbro, per farci vedere quanti mattoni dobbiamo mettere per costruire la strada verso i nostri obiettivi. Campionato ed Eurocup.
Se in mezzo ci infiliamo anche la Coppa Italia, sarebbe un bel traguardo. Un trofeo vinto è sempre meglio di zero.
«Senti, Mike.» Niko mi si è avvicinato con aria seria. Quando fa così devo aspettarmi tutto tranne che serietà da parte sua.
«Dimmi.»
«Per sabato... ti facciamo trovare una bella scatola di preservativi? Jemmy ha ancora i suoi che non usa!»
«Pensa a usarli tu, se non vuoi ritrovarti casa piena di bambini!» lo prende in giro Pala.
«Oggi sei di buon umore. Hai sbocciato con Elena? Falla divertire con il pitone!»
«Oh, santo cielo...» Pala sembra averci ripensato e non avere più voglia di scherzare.
«Abbiamo capito, state festeggiando da quando ha deciso che te la darà per tutta la vita.»
«E tu non hai capito che sono di buon umore perché ho delle vibes positive per noi, per la partita di sabato e in generale per la stagione.»
Colucci mi fa cenno di avvicinarmi a lui, così lascio quei due a mandarsi sfottò a vicenda, mentre palleggiano a terra o tirano a canestro.
«Coach, tutto ok?» gli chiedo.
«Sì, Mike. Volevo parlarti della partita di sabato.»
La partita contro Milano. È un'avversaria tosta, se vuole schierare Ethan al mio posto, mi sta bene. Non mi disturba nemmeno che voglia avvertirmi in questo momento, mentre tutta la squadra può sentirci – non credo che avrebbe potuto fare altrimenti.
«Va bene, se vuole che non giochi, non giocherò. Sono forti: se le servono Ethan e Niko, mi faccio da parte.»
Il Fabbro, che si era accostato a noi, si fa una risata sotto i baffi. «Io non ti capisco per niente.»
«La squadra viene prima e io non ho mai vinto l'NBA, mi sembra» gli rispondo tranquillo, con un sorriso. Per un campione come lui dev'essere difficile accettare di starsene in panchina, se non addirittura in tribuna. Io riconosco che il coach può aver bisogno di giocatori diversi da me. Sono bravo, ma non sono un fenomeno.
Le nostre chiacchiere sembrano aver attirato anche gli altri, perché non sento le loro voci.
«Invece, Mike, volevo dirti che ti darò più minuti.» Colucci mi batte una pacca sulla spalla. «Stai giocando bene e sei in forma...»