Capitolo 81 (seconda parte)

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I palloni rimbalzano per la palestra, nella sessione di tiro

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I palloni rimbalzano per la palestra, nella sessione di tiro. Sono stato sulle mie quasi tutto il tempo, anche se Niko ha provato più volte la battuta dell'essere rinato dopo una notte infuocata.

L'ho lasciato parlare, senza dargli corda, perché la verità è che mi sento bene, come se avessi raggiunto un equilibrio che potrebbe cambiare in meglio la mia vita. Posso continuare a stare con Lavinia e con lei sembra esserci stata quella piccola evoluzione che può portare a passi significativi nel nostro rapporto.

Sognavo un rapporto di parità con qualsiasi donna avessi avuto dopo Audrey e lei sembra aver superato il fatto di stare con me come un evento che era del tutto fuori dagli scenari della sua vita. Forse per questo è davvero lei, più decisa, più grande, più... non saprei nemmeno dirlo, forse più giusta?

Io non credo di essere giusto, sono un uomo pieno di difetti – altrimenti stamattina non mi sarei dimenticato di andare a prendere Liam da Teo. Credo che abbia ragione Claudio: ho dei problemi da superare e per questo mi sono aggrappato all'amore di Lavinia con tutte le mie forze. Magari dovrei andare in terapia, mi aiuterebbe a essere una persona migliore – un uomo migliore per lei e un padre migliore per Liam.

L'unico aspetto in cui penso di essere bravo è nel mio rapporto con i ragazzi.

Mi sistemo dietro la linea dei tre punti e mi alleno sul tiro. È sempre stato un mio buon punto forte, ma oggi il pallone sembra entrare con una facilità incredibile.

Forse è la testa: se funziona tutto lì, riesco a dare il meglio anche nel basket.

La laurea di Claudio in Psicologia non è così assurda vista da questo punto di vista: lo aiuta a comprendere i compagni e sé stesso. Apprezzo che non abbia fatto prima certi discorsi sulle mie fragilità – non sarei stato bendisposto ad accettarli – ma ora, dopo tanti mesi che si allena con noi ogni giorno, capisco che non li ha fatti per saccenza o per infastidirmi. Anzi, per tutto l'opposto.

«Allora, Mike, come ti senti?» mi chiede il coach, mettendosi accanto a me mentre continuo a tirare.

«Direi bene.»

«Non intendo qui e nel basket, ma in tutte le cose fuori.»

«Anche io.»

Mi dà una pacca sulla schiena. «Mi fa piacere. Ci serve il tutto per tutto in queste partite.»

Per un momento ho l'idea di chiedergli di poter giocare l'eventuale gara tre della finale di Eurocup, ma ci ripenso subito: ci sta facendo ragionare una partita alla volta, dobbiamo essere tutti concentrati sull'obiettivo più vicino. E cioè la partita di domani sera con Pistoia, al Palavulnus.

Che Lavinia potrà vedere con le famiglie.

Che stupido che sono stato, non ho pensato a chiederle se vuole venire – anche se la risposta è sì, certo che vuole.

Mi avvicino a Teo, che sta palleggiando dietro la lunetta del tiro libero. «Domani abbiamo la partita qui.»

«Sì, porta Lav. Mi stavi per chiedere questo, no?»

Accenno una risata, senza rispondergli. Cambio discorso. «Se arriviamo in finale, a gara tre... Possiamo vincere l'Eurocup il giorno dopo il suo compleanno» dico, a bassa voce per non attirare l'attenzione degli altri.

«Sì, possiamo.» Passa il pallone a Léo, che si sta allenando a tirare da sotto il canestro e che schiaccia semplicemente allungando il braccio verso il ferro. «Bravo, Léo.»

«Dai, che sei forte!» lo incita anche Jacob, battendo le mani e ricevendo, in cambio, la solita occhiataccia furiosa di Léo. «Io non so più che fare con te, hai capito che non ti odio?»

«No.» Il gigante francese si allontana dopo aver evitato di dargli una spallata e fila dritto fuori dalla palestra.

«Vado io» dice Teo, dandomi un pallone tra le mani. «Qui pensaci tu.»

Sospiro profondamente, ho ancora qualche dubbio sul fatto che possa essere una guida per i ragazzi. Sono un uomo di spogliatoio, che prova a tirare su gli altri... Ma dubito di essere uno dei veri collanti del gruppo.

«Allora, per domani...» Pala mi attira a sé posando un braccio intorno alla mia spalla, avvicinando anche Jacob. «Cerco di passarvela bassa, perché i lunghi di Pistoia sono un po' lenti nei movimenti. Se il Fabbro o Teo si liberano, provate a darla a loro, altrimenti Jemmy...»

Proprio lui, a pochi passi da noi, fa una finta contro il preparatore, si gira, continuando a palleggiare, poi si avvicina al canestro e segna con un sottomano.

«Poi Jemmy fa Jemmy» sintetizza Jacob. «Pala, relax! Abbiamo Pistoia, domani, quelli faticheranno a non retrocedere!»

«Voglio che tutto sia perfetto» dice lui, passandosi tra i capelli la mano che non è sulla mia spalla. «Insomma, abbiamo...»

«Pala, abbiamo capito che vuoi vincere per la tua ragazza, ma stai tranquillo!»

Accenno un sorriso. Non è l'unico a voler vincere per la propria ragazza. «Come facciamo con Léo?»

Pala scuote i ricci, sconfortato. «Non lo so. Deve lavorare su sé stesso, noi non possiamo... Se lui non vuole parlare e dirci che ha, non possiamo fare granché.»

Jacob gli batte una pacca sulla spalla e si allontana per andare da Emanuele e Ryan.

«Tu e lui...» inizia Daniele.

«Non c'è niente da dire. Per me non c'è problema, non è stato lui a pugnalarmi alle spalle, anzi...» Mi avvicino al lato delle borracce e bevo un lungo sorso dalla mia. «Ha anche provato a dire ad Audrey di andarci piano con le offese a Lavinia, al mio compleanno.»

«Oh, be', meglio, no?» Strabuzza gli occhi, colto di sorpresa. «Anche perché...»

Gli poso una mano sul braccio, per sollevarlo dall'imbarazzo. «Per la squadra, Pala. Sì, è meglio.»

Raccolgo il mio asciugamano, mentre lui raccoglie un pallone che è rotolato fin qui e lo lancia ad Ethan.

«Ho ancora delle vibes positive» dice. «Andiamo a prenderci almeno un trofeo.»

Spazio autriceAvviso per voi: questo era l'ultimo capitolo, quindi l'aggiornamento di domani sarà con l'epilogo

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Avviso per voi: questo era l'ultimo capitolo, quindi l'aggiornamento di domani sarà con l'epilogo. Spero che vi piaccia e che anche queste piccole scene con il resto della squadra vi siano piaciute.

Baci a tutti,
Snowtulip.

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