Capitolo 58 (prima parte)

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Applaudo rivolto agli spalti del Palavulnus

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Applaudo rivolto agli spalti del Palavulnus. Hanno appeso uno striscione per me.

"Auguri, Mike, grande uomo e uno di noi +30" campeggia a lettere verdi e bianche contornate di nero.

Non hanno creduto a quelle sciocchezze, i tifosi sanno davvero che persona sono. Do un'occhiata al gruppo delle famiglie, tra cui oggi sono sedute mia madre e Lavinia, che mi soffermo a guardare.

La mia ragazza si rivolge verso lo striscione, accolta dall'applauso che si fa addirittura più rumoroso. Sanno tutti chi è e quanto sia importante per me. Si porta le mani al viso, commossa. Non posso vederla così bene, ma sono sicuro che sta per piangere.

Colucci ci richiama tutti attorno a lui per le ultime indicazioni. Abbiamo una partita fondamentale, contro uno degli avversari che negli ultimi anni ci ha buttato fuori dalla lotta per i trofei più importanti: Milano.

Siamo messi bene in classifica, al terzo posto dietro loro e Bologna. Vincere – o almeno non farci spazzare via come se si fosse abbattuto un uragano su di noi – ci darebbe la giusta iniezione di fiducia. Abbiamo bisogno di credere in noi stessi, abbiamo bisogno di un segnale positivo.

I ragazzi titolari vanno sul parquet e, tra quelli di Milano, c'è il nostro ex compagno di squadra Filippo Longo, che si aggiusta la canotta nei pantaloncini e passa a battere il cinque a tutti gli avversari.

Tranne Niko, che neanche lo guarda in faccia e piuttosto va a dare un mezzo abbraccio a uno degli altri giocatori di Milano. Continua a non andargli giù che Pippo abbia deciso di andare via da Villafiore e che non sia rimasto per raggiungere l'Eurolega insieme a noi. Ma credevo che si sarebbe comportato in modo più maturo.

«Non gli hai detto niente?» chiedo a Pala, seduto accanto a me.

«Secondo te mi ascolta?» replica lui.

No, Niko non ascolta mai.

I tifosi sembrano persino d'accordo con lui, visto che lo fischiano appena tocca il pallone. Scuoto la testa, dispiace a me per Pippo. Non merita questo trattamento, non per tutto ciò che ha dato alla squadra nei tantissimi anni, giovanili incluse, in cui è stato da noi.

Quando poco dopo sostituisco Niko, mi accosto subito a Pippo e gli batto il cinque, che lui ricambia con un sorriso accennato. Non significa che sarò più morbido con lui durante il gioco, ma che sono dalla sua parte – e sembra averlo capito.

La partita è tesa e si gioca punto a punto. Sono le difese a prevalere, ma se si gioca sulla difesa siamo avvantaggiati, perché io e Pala in campo siamo più da quintetto difensivo che offensivo – nonostante io sia uno che fa anche dei punti importanti.

Loro sono più fisici e più imponenti di noi, eppure in alcuni momenti sembrano fuori fase, come quando Teo fa un passaggio lunghissimo per Emanuele Portelli che, tutto solo, schiaccia a canestro.

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