Capitolo 60 (prima parte)

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Non cadere sui tacchi per tutta la sera sarà un'impresa non da poco

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Non cadere sui tacchi per tutta la sera sarà un'impresa non da poco. Mi sento impacciata, avvolta in un cappotto che mi ha prestato Noemi – il mio non era abbastanza elegante – e cammino come uno stambecco.

Eppure, Mike mi stringe la mano e sorride come se non lo notasse nemmeno, mentre percorriamo i pochi metri che separano la sua automobile dall'ingresso del ristorante di lusso in cui stiamo per mettere piede.

Anche lui è vestito bene, in un abito di sartoria semplice ma elegante, che definisce bene il suo fisico statuario.

Ho paura di fare un passo falso, letteralmente, e di inciampare. Ma averlo così vicino, avere la certezza di potermi aggrappare a lui nel caso in cui le scarpe decidano che il loro breve tempo è già finito... mi dà quel briciolo di coraggio per procedere dritta fino al nostro tavolo.

Il posto sembra fluttuare in cielo, sotto il pavimento fumi nebulosi si rincorrono per creare atmosfera, così come tra le pareti che separano le varie sale. Solo le vetrate ampie, che affacciano su Villafiore, ci ricordano che siamo ancorati alla terra. Siamo fuori dalla città, verso gli appennini, dove qualcuno ha avuto il colpo di genio di aprire questo ristorante stellato e inaccessibile.

Forse le nuvole su cui sto camminando vogliono dirmi proprio questo: che qui nessuno può arrivare, che nessuno può tirarmi fuori dal sogno che sto vivendo con Mike.

Ci sistemiamo e uno dei camerieri, intrappolato in uno smoking, ci porta il menù. Lo sbircio appena, perché non saprei quale piatto scegliere. Tutto questo posto appartiene alle persone come Mike, che hanno una vita agiatissima, e non a quelle come me. Non ci sono mai capitata, non so neanche se bisogna mangiare o bere in qualche modo specifico.

Preferisco concentrarmi sullo spettacolo che offre la città, proprio alla mia sinistra. Abbiamo un tavolo accanto alla vetrata che mi permette di vedere Villafiore. La luce della città si estende al mio fianco, sembra remota eppure vicinissima, come se potessi toccarla solo allungando una mano, come se a pochi centimetri da me ci fosse un plastico da museo con cui hanno ricostruito le vie e i palazzi.

«Ti piace qui?»

Avvampo, forse perché Mike si è accorto che sono a disagio, perché preferisco guardare fuori e non dentro – non lui. Ma per me questa uscita, la nostra prima vera e propria cena fuori insieme, è surreale. Non mi capacito di come sia possibile per una come me essere qui.

Spio attorno di sottecchi, nervosa, e devo controllarmi per non grattarmi un braccio. «Sì, be', non è un posto che avrei mai conosciuto.»

Se possibile, mi sento arrossire ancora di più, ma Mike sorride.

«Ho scelto questo ristorante per un motivo ben preciso... Ma non posso dirti quale.»

«Perché no?»

«Perché è una sorpresa. E perché... be', mi avresti detto di no.»

Che intende dire?

«Sono qui, quindi non ti ho detto di no.»

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