"Nicolò?"
"Posso?"
"Veramente no, sto aspettando" mento.
"Ti fa aspettare un po' troppo"
"Già.... che ci fai qui?"
"Faccio quello che avevo detto di fare anche a te"
"Cioè?"
"Di non arrendersi"
"Come mi hai trovata?"
"Hai chiamato Mario perciò..."
"Anche lui sa dove sono? Come sta?"
"Si, sa tutto anche lui, però sono qua io, lui non è voluto venire"
Annuisco un po' delusa anche se in fondo era ciò che volevo.
"Come sta?"
"Ce l'ha con te... ah e i tuoi dubbi sulla ex..."
"Sono tornati insieme?"
"Si... mi dispiace, li ho visti l'altro giorno insieme, forse avevi ragione che sarebbe voluto tornare con lei"
"Se lo rende felice è ciò che merita..."
"E tu?"
"Cosa?"
"Come stai?"
"Bene, lavoro, mi mantengo, per ora casa mia non è granché ma già il mese prossimo conto di trasferirmi da un'altra parte"
"Davvero? Fa vedere"
"É una scusa per venire a casa mia?" Lo prendo in giro.
"Potrebbe esserlo, non negare, lo so che tanto ti piacerebbe"
"Nicolò! Domani devo svegliarmi presto"
"E sono le 22"
"Nicolò no!" Rido
"Almeno domani posso averlo io un appuntamento con te? Sono venuto qui solo per riconquistarti, almeno un appuntamento me lo devi, ti prometto che io non ti do buca"
"Va bene... però devo andare"
"Ti riaccompagno?"
"No, tranquillo"
"Hai bevuto e vuoi tornare a casa da sola? Andiamo, prometto che faccio il bravo"
"Non ci credo tanto, ma intanto non ho niente da perdere"
"Perfetto"
Arriviamo sotto casa e alla fine lo invito a salire da me.
"Hai cambiato idea?" Ride.
"Forse..."
"Quindi vivi qui?"
"Già... sono stupita anche io da me stessa"
"Nemmeno quando eri solo una studentessa a Roma"
"Qui costa ancora di più.... Sto solo aspettando il primo stipendio"
"Vabbè, almeno c'è il letto... magari domani sarà rotto anche quello"
Alzo gli occhi al cielo.
"Che c'è, non dirmi che la cosa non ti piacerebbe" mi sussurra facendomi cadere sul letto e salendo su di me.
"Smettila e scopami no?"
"Non aspettavo di sentire altro" mi prende in giro iniziando a spogliarmi.
Mi gira di schiena e sale su di me sculacciandomi prima di togliersi i jeans ed entrare dentro di me.
Nascondo il viso contro il cuscino cercando di soffocare i gemiti ad ogni spinta forte.
Mi fa venire subito e continua finché non viene anche lui.
Si stende affianco a me e mi accarezza un braccio.
"Vieni qui piccola" mi attira a se abbracciandomi, ma a me non va, per cui gli do un bacio sul petto e mi allontano dandogli le spalle.
Crollo improvvisamente in una crisi di pianto cercando di non farmi sentire da lui.
La verità è che mi manca Mario, non provo nulla per Nicolò, mi manca la sua dolcezza, il modo in cui tra noi non era solo sesso, il suo costante interesse a farmi stare bene.
Mi addormento pensando a lui e a quanto sarebbe bello averlo qui al posto di Nicolò.
Mi sveglio e lo lascio dormire cercando di non svegliarlo mentre mi preparo per andare a lavoro.
La giornata passa velocemente e quando esco me lo ritrovo fuori dall'ufficio con un macchinone pazzesco con tanto di autista che lascia a bocca aperta me e due mie colleghe che mi osservano per farsi i fatti miei.
"Sei sempre il solito" gli dico baciandolo svogliatamente.
"Che c'è volevo solo farti una sorpresa, mi sa che quelle due sono un po' gelose" dice facendomi cenno con la testa alle altre.
"Mi sa di sì..." rido.
Salgo in macchina e sedendosi affianco a me tiene una mano sulla mia coscia per tutto il tempo facendola salire sempre più su.
"Cos'è? New York ti fa sentire Mr. Grey?"
"Ah non lo so, dimmelo tu" scherza.
"Dove andiamo?"
"Spero non ti dispiaccia, ma mentre eri al lavoro ti ho fatto un trasloco, non potevo farti vivere in quel buco un giorno di più"
"Nicolò mi hai comprato casa? Scherzi?" Lo guardo tra il sorpresa e l'arrabbiata, cercando di capire se stia dicendo sul serio.
"Affittata, dai, è un regalo"
"Mi stai comprando? Come al solito?"
"Consideralo un regalo di scuse, per tutto quello che ti ho fatto"
Alzo gli occhi al cielo.
La macchina si ferma davanti ad un palazzo enorme, con tanto di portinaio, in uno dei quartieri di lusso.
"Nicolò sei matto"
"Dai, ti piace? Su entriamo"
Mi da le mie chiavi e in ascensore arriviamo al 28º piano di questo edificio nuovissimo ed enorme, da cui si vedono i grattaceli e il fiume.
"Nicolò è davvero troppo" faccio un giro per l'appartamento, notando la perfezione dell'arredamento.
"Tranquilla, l'ho pagata per un mese, spero di riconquistarti e riportarti in Italia nel frattempo"
Forzo un sorriso, apprezzo lo sforzo che ha fatto, ma come al solito non pensa mai a ciò che voglio davvero io, qui almeno ho un lavoro e posso mantenermi, cosa che in Italia non è così.
"Ti piace?" Mi chiede preoccupato, vedendomi silenzioso.
Annuisco.
"Grazie" lo bacio, mentre mi trascina in camera da letto e finiamo per farlo di nuovo.
MARIO'S POV
Ricevo una chiamata da Nicolò.
"Ehi Nico sono in studio, è importante?"
Sento in lontananza dei gemiti, evidentemente gli sarà partita una chiamata.
"Ehi rallenta ti prego" una voce familiare parla quando sto per riattaccare.
Non ci credo, è con lei.
"Eh no, decido io" gli risponde.
Sono senza parole, non so se sono più schifato da lui o da lei, fin quando non sento la sua risposta.
"Mario ti prego, rallenta"
"Scusami? Mi hai chiamato Mario?"
"Nicolò no... davvero, io..."
"Tu? Io faccio di tutto per te e tu pensi ancora a lui? Non ti vuole, se ne sbatte di te, qui ci sono io, che cerco di convincerti in tutti i modi, che ti vizio e ti compro casa e tu pensi a lui?"
"Nicolò... io non ti ho costretto a fare nulla, tieniti la casa, non me ne frega niente, hai ragione, sbaglio a usarti per dimenticarlo e non te lo meriti, ma la verità è che io penso ancora costantemente a lui, lo amo, non posso farci niente, lo amo più di ogni altra cosa"
