NICOLÒ'S POV
Mi chiama Mario in preda al panico.
"Mi ha chiamato un numero, l'ho registrato, ma è come se mi avesse bloccato, puoi vedere per caso? Forse è lei"
"Mandamelo, ora ti dico"
Chiudo e attendo.
È un numero americano, cerco online il prefisso e scopro che è da New York, lo aggiungo e a me la foto profilo compare: una ragazza di spalle con il mare in sfondo, mi ricordo che Mario ne aveva postata una simile.
La frase delle info di whatsapp in italiano mi colpisce, cerco online e non trovo riscontri, ma sembra una delle tipiche frasi di Mario.
Ho davvero il sospetto che sia lei.
A lui non chiedo nulla perché se è davvero lei, ho la possibilità di trovarla e parlarle prima che lo faccia lui.
"Allora? Scoperto nulla?" Mi scrive lui.
"No, anche a me risulta senza foto e senza info" mento.
"Cazzo ci speravo"
"Mi dispiace, se so qualcosa ti tengo aggiornato"
Prenoto i primi biglietti sola andata per New York che trovo online, spendendo un capitale e faccio la valigia.
Devo trovarla, non mi arrendo così facilmente.
Parto stasera e domani sono lì, ma mentre attendo l'aereo, tramite i contatti, mi compare un profilo Instagram.
È lei.
Lavora a New York e c'è anche scritto dove, foto sue in cui sembra sia felice, screenshotto tutto nel caso mi blocchi e sono pronto per partire.
LOL'S POV
Mi preparo per andare a lavoro, oggi ho solo mezza giornata ma poi devo per forza passare in ospedale per un ginecologo.
Sono ancora indecisa, da un lato so che non riuscirei a crescere un figlio da solo con il lavoro, questa città che fa tutto pur di farti sentire a disagio e la lontananza da tutto e tutti, ma dall'altro forse sarebbe un modo per averlo sempre con me, per poterlo avere nella mia vita senza che lui lo sappia.
Chiamo per un appuntamento mentre sono al lavoro e qualcuno deve avermi sentita perchè tra le lettere che mi vengono recapitate trovo vari foglietti con insulti in cui mi viene dato della zoccola.
Corro in bagno e scoppio a piangere.
Sono due giorni e già non ne posso più, ma non posso lasciare il lavoro dei miei sogni e che presto mi permetterà di vivere meglio qui, solo perché le mie colleghe mi odiano.
Finalmente la mia giornata di lavoro finisce e mentre sono in taxi apro Instagram e mi viene spontaneo andare sul profilo di Mario con il mio vecchio account.
Ha postato giusto due storie e vedendolo giù mi sento male.
Si inquadra il suo viso bellissimo senza parlare con una canzone malinconica in sottofondo e nei suoi occhioni si legge tanta tristezza.
Sto per rispondergli alla storia ma mi trattengo e poco dopo sono in ospedale.
Attendo il mio turno fino a che non mi ricevono e dopo un'ecografia scopro di non essere incinta e che il test aveva sbagliato.
Esco da lì e realizzo che non riuscirò mai ad andare avanti se penso ancora a Mario, mi ricordo del ragazzo che l'altro giorno mi aveva dato il numero e lo chiamo.
Mi da appuntamento per questa sera ad un bar e io accetto.
Torno a casa per prepararmi, cerco di rendermi presentabile anche se so che mi sto costringendo a farlo quando in realtà penso ancora a lui.
Arrivo nel posto stabilito e mi siedo ad un tavolo ad aspettare.
Passa una mezz'oretta e sono ancora qua da sola.
Ordino un drink per ingannare l'attesa e un'oretta dopo mi arriva un messaggio da lui in cui mi avverte che ha avuto un problema e che non ce la fa ad esserci.
Rispondo secca e ordino un altro drink.
Sono immersa nei miei pensieri mentre la band live nel locale suona qualche canzone forse un po' stonata, quando mi sento chiamare per nome.
Mi giro e penso sia uno scherzo della mia immaginazione o dell'alcol.
Non può essere lui.
Non può essere Nicolò.
