Rimango a fissare il messaggio fin quando lui non torna in camera.
Mi guarda capendo che qualcosa non va.
"Che succede?" Chiede.
"Niente..." mento.
"Avanti dimmi" ride abbracciandomi e rubandomi il telefono dalle mani.
Diventa serio quando lo legge anche lui.
"Ah ora capisco" mi guarda.
"Allora?"
"Cosa?"
"È vero?"
"Sì ma... l'ho scritta un po' di tempo fa"
"Non è quello il problema"
"E quale?"
"Niente lascia stare" cerco di chiudere il discorso pensando di star esagerando.
"Ora me lo dici o non ti ridò questo" mi dice tenendomi il telefono lontano.
"Ok... già che ci sei rispondile tu perché io non saprei cosa dire" gli do le spalle
"Dai dimmi" mi abbraccia da dietro mordendomi una spalla.
"Mario dai! Lasciami stare"
"Non dovevamo dirci tutto?"
"Appunto..."
"Quindi è perché non te l'ho detto?"
"No! È perché ho paura che tu possa avere nostalgia di lei, non voglio perderti, ho paura che pensando a lei tu ne senta la mancanza e decida di tornarci, ecco, sei contento ora?"
Ride.
"Come ti viene in mente" mi riempie di baci.
"Non lo so, ma se non te ne fosse fregato nulla di lei non l'avresti messa o me lo avresti detto"
"Smettila di pensare queste cose ok?"
Non gli rispondo.
"Ehi?" Inizia a farmi il solletico.
"Smettila" urlo cercando di divincolarmi.
"Pace? Sennò non ti lascio andare" sorride.
"No Mario! Dovevamo dirci tutto! Come pensi che io possa fidarmi e non farmi pensieri strani se tu non mi dici manco queste cose?"
"Hai ragione ho sbagliato"
"Già..."
"Scusami"
"Ok..."
"Ora me lo dai un bacio?"
"Ti prego puoi lasciarmi in pace?"
"Ok, va bene..."
Si allontana da me ed esce lasciandomi a casa da sola.
Scoppio a piangere stringendo il suo cuscino, finché una mezz'oretta dopo non sento un male lancinante alla pancia.
Cerco di stendermi a prendere il telefono sul comodino dal suo lato del letto e sfidando il dolore finalmente ci arrivo e lo chiamo in lacrime.
"Mario dove sei? Ti prego torna devo andare in ospedale non riesco nemmeno a muovermi"
